Murray: suggello da Maestro

Andy Murray batte Djokovic in finale, vince il suo primo Masters e conferma la leadership in classifica mondiale. Ci ha regalato due grandi partite in una edizione migliore del previsto, rimpianti Raonic, mistero Wawrinka. Da venerdì finale di Davis. Vinci e Schiavone continuano a giocare.

Per la prima volta nell’era del computer, due campioni si sono giocati la prima posizione a fine anno nella finale dell’ultimo torneo. Vi sono giunti essendosi spartiti la stagione, la prima metà dominata dall’uno, la seconda egemonizzata dall’altro. Lo sport sa essere imprevedibile: questa primavera sembrava inimmaginabile ipotizzare che Djokovic potesse non concludere primo, Murray pareva rassegnato al suo ruolo di eterno piazzato.

Da luglio le posizioni si sono ribaltate. Nole è entrato in una spirale negativa. Ha vinto solo Toronto, conoscendo rovesci pesanti quale quello olimpico. È giunto al Masters in condizioni sfavorevoli, ma il sorteggio e lo svolgimento lo hanno aiutato. Ha debuttato perdendo da Thiem un primo set spettacolare, ma l’austriaco è scomparso alla distanza. Ha poi giocato una buona partita con Raonic, risolta da due tie break ed effettuato un allenamento agonistico con Goffin. La semifinale con Nishikori presentava qualche insidia, ma il giapponese non è sceso in campo, 1-6 1-6 a oscurare il ricordo della splendida sfida del Foro.

La seconda parte della stagione di Murray è stata quasi un percorso netto:ha rivinto Wimbledon, ha bissato l’oro olimpico, perduto due sole partite, una molto pesante a New York con Nishikori. Ha aperto il suo girone con un facile successo su Cilic, ma già mercoledì è stato sfidato da Nishikori. Il giapponese ha vinto un primo set fiume, tenuto un livello alto per tutta la seconda frazione cedendo alla distanza dopo oltre tre ore di ottimo spettacolo. Superato Wawrinka senza patemi, Murray ha trovato in semifinale Raonic. Il canadese si era presentato a Londra dopo il ritiro di Bercy e pareva che il suo problema fisico lo costringesse a chiudere anzitempo la stagione. Si è trovato di fronte Monflis più menomato di lui e Thiem stanco causa programmazione scellerata.

La semifinale di sabato ha confermato come lo scozzese sia un n.1 meritevole, ma imperfetto. È stata la più lunga partita di tre set nella storia della manifestazione, battaglia non accompagnata da qualità eccelsa, ma di sicuro intrattenimento. Il dritto ha tradito Andy sul 5-5 del primo, nel secondo ha condotto, ma ha avuto bisogno del tie break, deciso da un suo attacco e una precisa volèe. Il terzo set è stato illogico: dal 4-4 ci sono stati quattro break consecutivi, la migliore battuta del mondo è andata in tilt, il n.1 è andato due volte a servire per il match senza chiudere. Nel tie break, lo scozzese ha avuto tre match point, ne ha annullato uno sul 9 a 8, chiudendo finalmente 11-9.

Dal Roland Garros in avanti, Djokovic e Murray non si erano più affrontati. I valori si erano rovesciati, mancava però la certificazione dello scontro diretto. Era facile prevedere che Andy avrebbe accusato la stanchezza delle due maratone, specie quella del giorno precedente. Invece la finale ha confermato la netta superiorità di Murray e anche l’attuale incapacità di Djokovic di mantenere alto il ritmo a questi livelli. Nole ha infarcito il suo incontro di gratuiti, impressionano quelli di rovescio, da anni il migliore del circuito.

Murray ha vinto il primo set trasformando sul 4-3 la terza palla break con una accelerazione di dritto. Djokovic ha avuto un nastro favorevole sul primo punto del 5-3 ma poi ha regalato quattro palle e il parziale. Un game di 8′ concluso dal break ha lanciato Andy anche nel secondo e quando Nole ha messo fuori il 13° rovescio per l’1 a 4, sembrava tutto finito. Ha avuto un sussulto, accorciato la distanza, conquistato il primo punto sul 3-4 al termine di uno scambio di 33 tiri, ma è rimasto lì. Murray ha chiuso l’ultimo game ai vantaggi al terzo match point, 6-3 6-4.

Primo titolo al Masters, treble londinese con il Queen’s e Wimbledon, le prossime sfide saranno resistere al ritorno di Djokovic e vincere l’Australian Open dopo cinque finali perse.

Da Londra esce male Wawrinka, New York è stato un lampo isolato. Ha deluso anche Cilic, sembrava in forma. Nella finale di Davis contro l’Argentina scopriremo se il suo pessimo Masters è causato dalla testa rivolta alla competizione a squadre o se la rincorsa ne abbia esaurito il carburante.

Vinci e Schiavone continueranno anche nel 2017. Il ricambio del nostro tennis rosa è rimandato, ma sarà bello vederle ancora nel circuito.

Twitter: @MicheleSarno76

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michele sarno