Murray riscrive la storia di Wimbledon

 

Non saranno i giocatori più belli da vedere, ma sicuramente sono quelli che sbagliano meno. Una svolta epocale per il tennis su erba. Anche perché le discese a rete in quella che a guardarla dall’alto sembrava più una bella finale di arkanoid si contano sulle dita di una mano monca. Eppure il primo set è un ottovolante fatto di break e controbreak. Qualcosa infatti non gira nelle geometrie da fondo campo di Djokovic, che va puntualmente in difficoltà sul servizio regalando addirittura 8 palle break a Murray nel giro di 20 minuti. Lo scozzese – diciamola tutta – si lascia un po’ pregare, ma riesce comunque a strappare un paio di servizi all’avversario. Ne perde uno, perché le prime faticano ad entrare (si concede anche il lusso di un doppio doppio-fallo). Ma la spunta 6 giochi a 4, resistendo agli assalti del serbo.

Nel secondo set il match si fa ancora più avaro di emozioni e di varietà di gioco. A parte un magistrale, rockeggiante serve’n’volley di Djokovic. Che riesce inizialmente a spostare gli equilibri dalla sua parte, rubando un servizio a Murray sul 2-1. Poi però lo scozzese recupera lo svantaggio e si trascina sul 5 pari. Quindi strappa un secondo break e, sulle ali di un’inedita solidità mentale, corre ad aggiudicarsi il set 7-5. È la chiave di volta del match: soprattutto perché, al di là del risultato, Djokovic perde la testa, inchiodato dalla schiettezza scientifica dell’occhio di falco e da qualche discutibile decisione dell’arbitro di sedia Lahyani.

Ma il vero capolavoro Murray lo compie nel terzo set, quando riesce a scacciare quei fantasmi che, di solito, lo irretiscono nei momenti decisivi. Anzi, lo scozzese resiste psicologicamente all’ennesima girandola di break e contro-break e lentamente fagocita Djokovic, che forse comincia ad accusare un po’ di stanchezza dopo la maratona in semifinale contro Del Potro. Dopo aver vanificato il break iniziale ed essere finito sotto 4 giochi a 2, Andy riesce a riacciuffare l’avversario portandosi sul 4 pari. Quindi strappa un break pesantissimo, che lo catapulta a servire per il match. Come sperimentare in 5 minuti tutte le contrastanti emozioni di questo mondo? Murray precipita da 40 a 0 a difendere il servizio sul vantaggio-Djokovic. Il serbo per tre volte non ne approfitta. Alla quarta lo scozzese trova la freddezza necessaria per affossare definitivamente “boss” Djokovic, e per alzare un trofeo atteso tre quarti di secolo.

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Mauro Del Prete

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