Murray l’antagonista

Dopo due anni Murray riesce a battere Djokovic. E’ avvenuto nella finale dell’Open del Canada, disputato quest’anno a Montreal. Nel torneo femminile, a Toronto, sorprendente successo della giovane Bencic, capace in semifinale di sconfiggere Serena Williams.

Il Canada ha restituito agli appassionati il grande tennis, dopo il consueto stacco post-Wimbledon, ha proposto polemiche inedite nell’ambiente delle quali non si sentiva il bisogno, ha mostrato come i dominatori dei circuiti non siano imbattibili. L’obiettivo Grand Slam resta fissato per la Williams, che però nella semifinale di Toronto ha perduto la seconda partita del 2015, tre mesi dopo il rovescio a Madrid contro Kvitova. A riuscire nell’impresa è stata Belinda Bencic, svizzera come la Hingis, nata nel 1997, anno d’oro di Martina, dotata di un repertorio che ricorda in parte la sua connazionale. A Toronto è uscita vittoriosa da un tabellone durissimo, superate in successione Bouchard, Wozniacki, Lisicki, Ivanovic, Serena appunto ed Halep in finale, tutte almeno finaliste Slam, cammino da predestinata. Magnifico anche il torneo di Sara Errani, giunta in semifinale dopo aver eliminato negli ottavi la Azarenka.Bencic batte Williams e Murray batte Djokovic

Al rientro dopo i fasti di Wimbledon, Djokovic aveva rischiato in quarti contro l’imprevedibile Gulbis. Vinto il primo set, il lettone era salito 3 a 0 nel tie break del secondo, aveva avuto due match point di cui uno sul suo servizio prima di cedere. Dopo aver portato la Gran Bretagna in semifinale di Davis, Murray aveva invece esordito sul cemento perdendo a Washington con Gabashvili. Sul suolo canadese non ha smarrito set fino all’atto conclusivo, demolendo anche Nishikori, acciaccato come sempre, in semifinale.

E’ stata una finale lunga tre ore, giocata in un caldo inedito per queste latitudini. Murray l’ha condotta sin dall’inizio, ha avuto due palle del 5-1 nel primo set per poi farsi rimontare, ha rischiato di andare sotto ma ha infine piazzato una efficace risposta sul 5-4 30-40 servizio Djokovic. Una prima frazione estenuante, oltre un’ora, patita più da chi l’ha vinta, visto che ad inizio secondo lo scozzese pareva muoversi con difficoltà. Mai fidarsi del linguaggio del corpo di entrambi, difatti dallo 0-2 Andy ha piazzato tre giochi in fila avendo l’occasione di salire 4 a 2. Non è stato certo un match di servizio, fa sorridere chi in questi giorni lancia allarmi causati dagli imminenti record di Karlovic. In un fiorire di break e palle break, Nole è stato abbandonato dalla sua battuta, ma nella circostanza si è salvato, ha finalmente colto l’opportunità al settimo gioco ed impattato il match. I precedenti a Melbourne e Parigi con ultimi set dominati dal serbo non deponevano a favore di Murray in vista del terzo. Invece lo scozzese è scattato 3 a 0 ed ha difeso il servizio nel quinto gioco, uno dei più combattuti e spettacolari di questo 2015 tennistico. Quasi 20′ di lotta, sei palle break procurate da Nole ed annullate da Andy. Uscito vittorioso, ha dovuto salvarsi due volte dal rientro avversario anche sul 5 a 3, prima di chiudere e dedicare il successo alla Mauresmo, diventata mamma la mattina della finale.
Questo risultato non sposta molto in vista di NY, ma restituisce a Murray, oltre che il secondo posto ATP, anche la convinzione di poter tornare la vera alternativa al cannibale serbo.

E’ iniziato Cincinnati e ci sarà anche Federer, esordio stanotte contro Bautista Agut.
Negli anni ’50 e ’60 si è esibita una indimenticabile generazione di australiani. Erano i “Maghi”, maestri di stile, classe impareggiabile. Dominavano il gioco, hanno ispirato migliaia di ragazzi in tutto il mondo. La loro correttezza ed eleganza era proverbiale. Molto tempo è trascorso. Ora il tennis australiano è Tomic, del quale sono note le intemperanze. E’ Kyrgios, che opposto a Wawrinka ha insinuato durante la partita un tradimento della sua ragazza con l’altro aussie Kokinakis, che a sua volta a Cincinnati si è attaccato con Harrison. L’ATP prenderà provvedimenti, forse basterebbe che questi ragazzi guardassero Federer, Nadal e Djokovic per capire come ci si comporta su un campo da tennis.

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michele sarno