Mondial Basket: Usa a gonfie vele, crolla la Spagna

Grande attesa per la semifinali dei mondiali spagnoli di basket con Lituania, Usa, Serbia e Francia pronte a giocarsi un posto sui due gradini disponibili di un podio che per l’oro vede stra-favorito il dream team di coach Mike Krzyzewski che ha passeggiato arrivando in semifinale senza nessun intoppo dominando in lungo e in largo le sue avversarie, vittime sacrificali dello strapotere fisico di Faried, Davis e soci.

Nel quarto contro la Slovenia (119-76) il match è rimasto in equilibrio nei primi venti minuti grazie alla straordinaria precisione dal campo degli esterni, i due Dragic e Lorbek, autori di un 14/20 impressionante dal campo che gli ha permesso di rimanere a galla fino all’inizio del terzo quarto. Poi si è spenta luce nell’aria pitturata e gli Usa con un secondo tempo da 70 punti hanno travolto gli stremati sloveni impotenti e in balia della macchina da guerra a stelle e strisce, una vera e propria onda d’urto di distruzione di massa. A contendergli l’accesso alla finale una Lituania brutta, sporca e cattiva che, dopo un girone incerto vinto al fotofinish con la Slovenia e dopo il passo falso con l’Australia, si è sbarazzata con autorità dell’ostica Turchia (74-61). Match tiratissimo con i Turchi pronti ad allungare nel primo quarto fino al +7 e i Lituani costretti a ricorrere all’usato sicuro dei fratelli Lavrinovic per rimettersi sui binari giusti. Terzo quarto equilibrato con i Lituani in allungo e gli uomini di Ataman pronti a rintuzzare, ma nell’ultimo quarto coach Kazlaukas ruota perfettamente i suoi cinque lunghi costringendo gli avversari al tutto per tutto con il solo Gonlum sotto le plance e quattro esterni che però steccano dalla lunga consentendo ai baltici un agevole finale coronato dai 19p di Seibutis.

Tutt’altra musica dall’altra parte del tabellone con due quarti finali apertissimi ed equilibrati a cominciare da Serbia Brasile rivincita della gara vinta agevolmente dai carioca nel girone di qualificazione. Stavolta cambia la musica e gli uomini di coach Djordevic guidati da un immenso Teodosic mettono in crisi le certezze degli uomini di Magnano, il match scorre in perfetto equilibrio farcito da giocate prestigiose da ambo le parti, con Varejao e Nenè a menare le danze da un alto, e i serbi a +5 all’intervallo e Teodosic a quota 16p. Nella ripresa la Serbia appare molto più tosta e gli attacchi brasiliani sempre più individuali si infrangono su un muro difensivo con conseguente allungo a +9 che fa perdere la testa a Splitter e Viera che incappano in un fallo tecnico e da lì la gara scivola liscia come l’olio e già al 23′ sul 50-34 i giochi si chiudono inaspettatamente. La Serbia in totale fiducia dilaga fino al +30 mentre il Brasile scompare mestamente di scena da un mondiale promettente, quattro uomini in doppi cifra e una solidità difensiva che fa ben sperare, nell’attesa che Spagna e Francia si giochino il quarto e ultimo posto in semifinale.

Ed è qui che avviene ciò che non ti aspetti, è questa la bellezza di uno sport in cui le certezze del giorno prima valgono meno di niente quando la posta si fa dura. La Francia si presenta al cospetto della corazzata spagnola davanti a 16.000 tifosi accorsi in massa al PalaDeportes di Madrid pronti a matare la vittima scarificale già demolita nel girone con un sonoro (88-64) e in più orfana di un certo Tony Parker, ma sarà proprio il suo sostituto Huertel uno dei fattori decisivi nell’esito del match. Gara nervosa, Spagna con le polveri bagnate dalla distanza e Francia poco cinica ad approfittarne, all’intervallo la squadra di Collet è a +7, ma la sensazione che nella ripresa i padroni di casa possano invertire l’inerzia del match. Terzo quarto dominato all’inizio dalle fiammate di Navarro e Pau Gasol e parità ristabilita a quota 39, ma poi le furie rosse esagerano nel voler chiudere individualmente il match e dopo il tecnico a coach Collet l’inerzia vira incredibilmente verso oltralpe con un incontenibile Boris Diaw (15p) pronto a caricarsi l’attacco e sulle spalle nonostante i fischi di un pubblico inferocito. Gli uomini di Orenga perdono lucidità affidandosi unicamente a un Pau Gasol mal supportato dagli esterni (2/22 dall’arco dei 6,75) e inevitabilmente stanco, ed è proprio nel quarto decisivo che il “vice-Parker” da sempre relegato in panchina sale in cattedra piazzando nove punti di fila che ammutoliscono Madrid e una nazione intera delusa e umiliata per aver perso un’occasione storica e irripetibile.

Si incomincia stasera con Usa-Lituania che appare di per sé scontata mentre domani toccherà a Francia e Serbia, semifinale difficile da pronosticare alla vigilia, ma che ha tutte le carte in regola per essere equilibrata a ben giocata da due squadre che il loro Mondiale lo hanno già vinto arrivando fin qui con pieno merito dimostrando ancora una volta che in questo sport paga di più essere un buon collettivo più che una mera somma algebrica di campioni.

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Fabio Bandiera

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