Champions League: dove sono finite le difese?

Un gran divertimento. Davvero, un gran divertimento. Ecco l’unico commento possibile di una isterica e funambolica serata. Due partite, 14 gol. Calcetto? No, no … quarti di Champions League. Con tutto il rispetto per lo spettacolo, per le giocate e per i giochi di prestigio, ma dove sono finite le difese? O almeno l’assetto difensivo? Anche l’insospettabile Atletico Madrid cade preda di questa malattia. In tutta la competizione, cioè 6 partite, aveva subìto solo 2 gol (nel girone aveva il Bayern Monaco) e ieri sera ne prende 2 in 90 minuti (è vero uno è autogol ma cambia ben poco la sostanza). In scaletta poi si piazzano Manchester City con 3 gol, il Bayer Leverkusen con 4 e il Monaco con 5. Ma oltre alla quantità di gol presi, è il modo in cui sono stati subiti che dimostra l’inconsistenza delle difese, o meglio dell’aspetto difensivo.

Leroy Sane man city monaco

Leroy Sané

La meno sotto accusa rimane ovviamente la squadra di Simeone e la meno colpevole, bisogna dire, è sicuramente il Bayer Leverkusen. In difesa dei tedeschi è giusto sottolineare come il rigore assegnato agli spagnoli è completamente inventato: il fallo c’è ma è fuori area. In più il gol di Saul Niguez è un autentico capolavoro. Mentre, sugli altri due, rivedibili i comportamenti difensivi: su quello di Griezmann, l’errore palese iniziale di Dragovic e poi di nuovo lo stesso con la complicità di Toprak: entrambi vanno su Gameiro e si dimenticano Griezmann; su quello di Torres, prima la dormita sul fallo laterale e poi lo spazio lasciato all’attaccante spagnolo in area, completamente libero da qualsiasi marcatura.

Mbappe monaco

Kylian Mbappé

Ma questi errori sono ben lontani da essere paragonati a quelli visti nel match rocambolesco dell’Ethiad. Quella di Manchester è un’isterica partita, infarcita, bisogna ammetterlo, da qualche errore arbitrale. Ad approfittarne con ingordigia, ovviamente, i reparti offensivi, soprattutto le ali. Infatti, nonostante le aberrazioni difensive, abbiamo potuto apprezzare non solo giocate di un certo livello, ma anche giocatori giovani interessanti. Su tutti, due in particolare: Leroy Sanè (classe 1996), ala pura nel 4-1-4-1 di Guardiola, e Kylian Mbappé (classe 1998), attaccante esterno destro nel 4-2-3-1 di Jardim. Entrambi autori di un gol e di una prestazione ottima. Ma non solo loro due si annoverano fra i giovani interessanti. Emergono, soprattutto, i compagni di reparto di Mbappé: Bernando Silva (classe 1994) e Lemar (classe 1995). Poi, sempre grazie alle grossolane sviste difensive, è stata la partita della rinascita per il Kun Aguero e del ritorno europeo di Radamel “El Tigre” Falcao, entrambi autori di una doppietta.

LA SAGRA DEGLI ERRORI

Ma di tutti questi gol, di tutte queste prodezze, quanta colpa hanno le difese? Tante, davvero tante. Nel primo gol, Sané dimostra qualità tecniche invidiabili ma la lettura difensiva del Monaco è, in pratica, lenta e ottusa: sul primo dribbling del tedesco si dimenticano di Silva (nessuno copre la linea di passaggio), quando Silva restituisce palla a Sané, il difensore è in ritardo così come il centrale nel leggere il prevedibile taglio di Sterling che, agevolmente, deposita in rete: errore tra reparti. L’1-1 di Falcao scaturisce dall’imprecisione del rilancio di Caballero e dalla pigrizia col quale il reparto difensivo si sistema per tamponare all’errore: errore individuale e di reparto. L’1-2 di Mbappé è una vistosa e disastrosa lettura dei 2 centrali, Otamendi e Stones, che non prevedono lo scatto in profondità del monegasco e non effettuano l’opportuno cambio di marcatura: errore di reparto da matita rossa. Del pallonetto di Falcao (1-3), inspiegabile copertura della palla da parte di Stones, deconcentrato e superficiale: errore individuale. La stessa cosa identica si può dire del 3-2 di Aguero dove il colpevole è senza dubbio Subasic: errore individuale. Poi di seguito i 2 gol del City, il 3-3 e il 4-3, entrambi dettati dalla assoluta mancante marcatura. prima di Stones e poi di Aguero, quest’ultima ben più evidente: errori individuali. Manca l’ultimo gol e forse è l’unico che il Monaco non poteva evitare data la precisione e la tecnica con cui è stato confezionato.

Sia chiaro, per necessità, ogni gol prevede un’imperfezione difensiva. È naturale, altrimenti avremmo la partita perfetta ovvero uno 0-0, senza sbavature. Ma quelli descritti erano evitabili e sono stati viziati da errori, onestamente, grossolani, da matita rossa per intenderci, che ben poco si addicono a un quarto di finale di Champions League. Oltretutto a esaltare la nefasta prestazione difensiva di entrambe le squadre è stata non solo la qualità degli errori, ma anche la quantità. E abbiamo voluto prendere in considerazione, per ovvi motivi, solo quelli che hanno scaturito un gol.

Quindi partita divertente sì, isterica sì, spettacolare sì, ma bella, favolosa, straordinaria decisamente no.

Twitter: @Francesco Nespoli

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Francesco Nespoli

Laureato in lettere moderne all'università di Torino e in "Editoria e Scrittura" alla Sapienza. Appassionato di vari sport tra cui calcio, tennis e rugby ma di gran lunga il preferito non è tra questi. Si tratta, invece, del buon, caro, vecchio, sano subbuteo (s'intenda che parlo dell'old subbuteo e non della variante moderna definita con un asettico e privo di fantasia "calcio da tavolo"). Idolo indiscusso non può che essere l'ornitologo Peter Adolph accompagnato da P. P. Pasolini e dal cinico Nanni Moretti (quello di Palombella Rossa, in particolare).