Lo spettro di Old Trafford

Uno spettro si aggira per l’Old Trafford. Il suo ricordo è ancora pesante in casa Blues. La tifoseria dei Red Devils lo invoca a gran voce. Si tratta di José Mourinho. Manchester United – Chelsea parla anche di questo. Ma parla soprattutto di due squadre nobili in crisi che cercano la ripresa, l’orgoglio e il riscatto in un campionato sfortunato e avverso. Quale scontro migliore per liberarsi da un periodo difficile? Servirebbe una vittoria a entrambe o tutt’al più una sconfitta per scuotere maggiormente le menti e i cuori assopiti del momento. Di danno superiore sarebbe un pareggio … Perlopiù senza reti. Ma proprio così, all’Old Trafford, si è conclusa.

manchester united chelsea hazard

Eden Hazard

Scendono sul manto erboso due schieramenti a specchio. Quasi come avessero l’obiettivo di annullarsi. Nonostante questo il match è vivo. Da segnalare i due legni in apertura da parte del Manchester United, prima Mata, poi Martial. Il Chelsea risponde con un colpo di testa di Terry, nel primo tempo, e una doppia occasione di Pedro e Azpilicueta, nella ripresa. In tutti e tre i tentativi De Gea si oppone magistralmente. Seguono nel finale due clamorose occasioni, una per parte, a tu per tu con il portiere: un contropiede dei Blues concluso come peggio non si poteva da uno svuotato Matic e una palla scaraventata sopra la traversa da Rooney, a un metro dalla porta, dopo un cross tagliato di Borthwick-Jackson. Tolti questi lampi effimeri si percepiscono due squadre affaticate e pesanti. Il Manchester United, perlomeno, tenta di costruire qualcosa. La sua manovra pecca, però, in brillantezza e velocità. La palla viene trascinata da un punto all’altro del campo come se pesasse più del dovuto. Si aggiungono a questo inspiegabili e numerosi errori sotto il profilo tecnico che aggravano lo stato di fiducia degli uomini di Van Gaal. Solo Rooney indomito con Mata (nella prima mezz’ora soltanto) cercano di infiammare la manovra dei Red Devils che, in realtà, appare di un rosso sbiadito. Dall’altra parte il Chelsea, privo di Diego Costa e Fabregas, si limita al minimo indispensabile schierandosi totalmente dietro la linea del pallone e lasciando il gioco in mano agli avversari. Degno di nota per i Blues, oltre a Courtois, il solo Hazard. Vera e propria scheggia impazzita di questa struttura votata alla staticità e alla conservazione. L’unico che tenta qualcosa, che corre, dribbla, illumina, prende calci. Ma così facendo da fondo a tutte le sue energie fisiche e mentali per cui, nel finale, nevrastenico, rassegnato e stremato si spegne sul campo come una stella cadente.

Ecco quanto l’Old Trafford ha offerto in un’anonima, e non di certo indimenticabile, sera di fine dicembre. In realtà cosa c’era da dire di Manchester United – Chelsea? Nothing to sayCome direbbe lo spettro portoghese.

Twitter: @Francesco Nespoli

Vuoi commentare l'articolo?

Francesco Nespoli

Laureato in lettere moderne all'università di Torino e in "Editoria e Scrittura" alla Sapienza. Appassionato di vari sport tra cui calcio, tennis e rugby ma di gran lunga il preferito non è tra questi. Si tratta, invece, del buon, caro, vecchio, sano subbuteo (s'intenda che parlo dell'old subbuteo e non della variante moderna definita con un asettico e privo di fantasia "calcio da tavolo"). Idolo indiscusso non può che essere l'ornitologo Peter Adolph accompagnato da P. P. Pasolini e dal cinico Nanni Moretti (quello di Palombella Rossa, in particolare).