Lewandowski ne fa 4, il Borussia vola

 Westfalenstadion, semifinale d’andata di Champions. C’è un uomo in Europa che è sempre al posto giusto nel momento giusto. Non si tratta di José Mourinho, ma di Robert Lewandowski, bomber del Borussia, che al 7′ entra di diritto nel novero degli “euro-cecchini” rubando il tempo a Pepe e bucando Diego Lopez su delizioso cross di Gotze. 1-0, Real in bambola. La squadra di Mou non costruisce nulla che valga la pena di chiamare calcio, anche perché per aggirare il pressing dei “gialli” la manovra deve farsi sofisticata, e dunque lenta e prevedibile. Così gli unici pericoli per la porta di Weidenfeller arrivano dai calci piazzati.

Come capita spesso in questi casi, la squadra in svantaggio domina campo e possesso palla, mentre le occasioni migliori capitano a chi difende: i contropiedi di Blaszczykowski, Gotze e Reus fanno tremare più volte Mourinho. Anche per un presunto rigore su Reus. Ma la partita perfetta dei padroni di casa finisce qui, dopo solo 42’, perché sul capovolgimento di fronte Hummels pasticcia un pallone gestibile anche da un portaborracce e regala al Real contropiede e pareggio. Segna Ronaldo. Incredibile.

Il Borussia ricomincia dalle qualità e dall’opportunismo di Lewandowski. In 10’ il polacco fa addirittura 3-1. Prima galleggia sul filo del fuorigioco ed emulo del miglior Inzaghi trafigge Lopez sul primo palo. Poi raccoglie una palla vagante in area e la scaraventa sotto la traversa. Tripletta, hattrick, drei treffer. È possibile chiedere di più? Sì. Al 65’ Xabi Alonso stende Reus in area: rigore netto. Manco a dirlo tira Lewandowski. Esito scontato: 4-1. Il Real ha gli incubi. La squadra di Klopp ha lasciato solo le briciole, e il tiro di Varane nel finale è davvero troppo poco per poter recriminare. Ma nel secondo tempo la squadra di Mourinho dov’era?

A questo punto l’equivoco più evidente in cui si possa cadere è ritenere Lewandowski una specie di Ibrahimovic, e il Borussia una squadra totalmente al servizio del proprio centravanti. Tutt’altro. Quella dei tedeschi è stata una lezione di calcio. Tanto talento, tecnica sopraffina, ritmi indiavolati: ma soprattutto intelaiatura di gioco moderna. I “gialli” si muovono all’unisono, coi reparti serrati, alternando personalismi e giocate di prima. Giù il capello: è il manifesto del nuovo calcio internazionale. Martedì prossimo ci sarà il ritorno. Per il Borussia dovrebbe essere solo una formalità. Tuttavia la caratura dell’avversario mantiene obbligatorio il condizionale.

 

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Mauro Del Prete

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