La Lazio si prende Roma e vola in Europa

Suona la sveglia, apri gli occhi con un po’ di fatica data l’ora tarda in cui sei andato a dormire, e il primo buongiorno te lo da quel “lieve” mal di testa tipico del post-festeggiamenti. A quel punto però bastano meno di due secondi perché nella tua mente si riavvolga il nastro di quella che, da tifoso laziale, è stata una delle serate calcistiche, e non, più belle della tua vita, e naturale sul tuo viso si affaccia quel sorriso da gioia pura, e per qualche istante ti sembra di essere un bambino la mattina di Natale, anche se il “regalo” l’hai scartato la sera prima. E ti senti il cuore esplodere ancora una, due, tre volte, mentre approfitti di un momento di solitudine per lasciar scorrere sul tuo viso quelle lacrime di felicità che non hanno più nessun motivo per essere trattenute. Roma è biancoceleste, lo è sempre stata fin dal 9 gennaio 1900, e lo sarà da oggi in poi ancora di più.

Sì perché la partita di ieri ha scritto una pagina nuova ed importante della storia calcistica della città Eterna. C’era in ballo una coppa, l’accesso all’Europa, una stagione da salvare, ma c’era soprattutto una supremazia cittadina da conquistare, che a Roma è tutto, se non di più. E la Lazio e i laziali si sono presi tutto, hanno rivendicato sul campo e sugli spalti ciò che la storia già aveva sentenziato: la Lazio è la prima squadra della Capitale, senza possibilità di replica, senza se e senza ma, lo insegna la storia, lo dice il campo. Una notte che annulla l’amarezza di una stagione che avrebbe potuto essere ben diversa, ma il godimento generato da questa vittoria va ben oltre l’umana comprensione di chi non vive la realtà calcistica di Roma. E al diavolo se la partita non è stata entusiasmante o spettacolare, ciò che contava era la vittoria, e la Lazio ha vinto, onorando così i suoi padri e regalando ai suoi figli un vanto di cui fregiarsi per tutta la vita. E, con il sorriso ben stampato sul volto, un motivetto esce dalle labbra: “Tutta mia la città…”

 

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Cristian Policella

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