La grande rimonta di Murray

 

Il golpe sportivo di Verdasco fallisce sul più bello, cioè sul vantaggio di due set a zero 6-4 6-3. Col Centrale ammutolito e col beniamino di casa ad un passo dal baratro. Il fatto è che il trentenne spagnolo ha rispolverato per l’occasione il suo miglior tennis, supportato da alte percentuali di prime palle. Mentre Murray ne combina di cotte e di crude, sbagliando praticamente tutto. Poi la scossa. Che può essere interpretata anche come la acquisita maturità dello scozzese (merito di un certo Lendl). Andy alza il livello dell’intensità, abbassa quello degli errori gratuiti e recupera due set quasi senza storia 6-1 6-4. Il finale è roba da cineteca, perché giocato alla pari in un Centrale surriscaldato al di là di ogni britannico aplòmb. I tentativi dello spagnolo di restare aggrappato al suo servizio fruttano fino al 5 pari. Poi il calo e il break fatale di Murray, che si porta a casa la semifinale con un 7-5, dopo tre ore e mezza di battaglia.

Domani il buon Andy potrà recuperare le energie. Ad attenderlo venerdì troverà Jerzy Janowicz, che ha sconfitto il connazionale Kubot in uno storico derby polacco 7-5 6-4 6-4. Guai a sottovalutare l’incontro. Perché Janowicz sarà pure giovane e inesperto, ma sembra aver “capito” l’erba di Wimbledon. Tanto da rendere letali servizio e dritto. E la vittoria contro Kubot (sorprendente numero 130 del ranking) sta tutta in questi colpi: antidoti efficacissimi contro le discese a rete e l’aggressività del connazionale. Stesso spartito per Del Potro, che ha surclassato Ferrer 6-2 6-4 7-6, prendendosi anche il lusso di infortunarsi al ginocchio dopo appena cinque minuti. Cosa che evidentemente non gli ha impedito di continuare a scagliare comodini da ogni lato del campo. Troppo, anche per il numero 4 al mondo.

Nella sua prima semifinale ai Championships l’argentino troverà Novak Djokovic, favoritissimo per la vittoria finale. Il serbo ha strapazzato Berdych 7-6, 6-3 6-4, rischiando soprattutto nel primo set, quando la solidità e le soluzioni incrociate del ceco sarebbero state un problema per chiunque. Berdych in realtà continuava a martellare anche nella seconda frazione, riuscendo addirittura a portarsi sul 3-0 dopo due break. Poi la concentrazione dev’essere volata via, forse durante qualche battibecco con l’arbitro di sedia. Fatto sta che il campo cominciava ad andargli stretto e la rete diventava troppo alta. In sostanza, una quantità industriale di errori non forzati e di banali voleé rimaste sul nastro. Morale della favola: 6-4 per Nole, che va facilmente a prendersi tutto l’incontro.

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Mauro Del Prete

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