La fine di Zemanlandia

Niente decisioni a caldo aveva affermato poco più di dodici ore fa Franco Baldini al termine del catastrofico venerdi sera contro il Cagliari. A far raffreddare i cervelli è bastata una nottata. Oggi attraverso uno stringato comunicato di circostanza la società giallorossa ha sollevato Zeman dal suo incarico.

Finisce così dopo sole 23 giornate il sogno di portare allo stadio 50 mila persone offrendo loro vittorie e spettacolo, cosa che non è avvenuta. Finisce così Zemanlandia. I risultati parlano chiaro e l’esonero non è certo una decisione da strapparsi le vesti anche se l’anno scorso Luis Enrique è stato portato fino al termine della stagione nonostante più di una volta la Roma sia uscita dal campo tra le risate di scherno dei tifosi avversari. Dove sono le colpe del boemo? Zeman paga essenzialmente se stesso, la sua testardaggine nel voler mettere tra i pali una pippa al sugo come Goicoechea preferendolo al portiere titolare della nazionale vice campione del mondo, paga il fatto di non esser riuscito a dare una fisionomia, la sua fisionomia di gioco, a questa squadra oltremodo sbilanciata dietro e troppo macchinosa davanti. Ma la colpa maggiore è essersi inimicato il vero ed unico senatore dello spogliatoio giallorosso che già in passato aveva fagocitato Spalletti e Ranieri. Non stiamo parlando certamente di Francesco Totti che come sempre fino all’ultimo combatte in campo a prescindere da chi sieda in panchina.

Ma dietro a questo esonero si nasconde anche la totale assenza di una società. Si può solo ridere davanti all’ultima settimana di Trigoria: l’uomo mercato che esonera di fatto l’allenatore, Stekelenburg lasciato partire per accasarsi a Londra per poi essere riportato a Roma come uno yo-yo. Zeman è stato punito oltre le sue colpe, il tecnico si è lentamente reso conto che il “progetto” non esiste, criticando la mancanza di disciplina all’interno del gruppo e contestando la scampagnata americana nel periodo natalizio. Per quanto riguarda il campo il suo errore più grande è come abbiamo già detto la scelta del portiere ma se andiamo a spulciare la squadra titolare con il Cagliari ci si rende conto che negli undici almeno 5 giocatori non sarebbero mai andati nemmeno in panchina negli ultimi anni della precedente gestione societaria. Del portiere abbiamo già parlato e vorremmo dimenticarne l’esistenza, Piris sta crescendo ma rimane tendenzialmente uno scarso, Dodò non è ancora lontanamente pronto e la sua chioccia Balzaretti (ieri infortunato) ha scambiato Roma per un cimitero degli elefanti, Tachtsidis è un pippone, una sorte di Polifemo che non a  caso l’anno scorso giocava in B e li doveva rimanere, Bradley ci mette il cuore ma sembra la brutta copia di Dacourt (giusto per tornare al passato), Florenzi è un ottimo giocatore in prospettiva ma è al primo anno nella massima serie. Sull’attacco nulla da dire: Totti dà il fritto, Lamela dopo un inizio a palla è calato ma non si discute, Osvaldo la butta dentro anche se nelle ultime gare la sua pigrizia è stata irritante.

Se per il boemo sono bastate 23 giornate per tracciare un bilancio si può fare lo stesso per la nuova proprietà che in due anni ha estromesso la Roma dall’Europa, ha comperato ma ha anche venduto e nelle due campagne di riparazione ha portato a Roma Marquino e Torosodis. Zeman è stato scelto per mascherare la pochezza societaria e cacciato ora per dare qualcuno in pasto alla piazza. Ieri sera la Sud oltre alla testa di Zeman ha invitato Baldini e Sabatini a recarsi in luoghi non propriamente consoni. Ma un “James Pallotta bla bla bla” era troppo impegnativo? Ma si sa, il coro contro Rosella Sensi veniva molto meglio a panza piena.

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Francesco Lorito

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