La famiglia Murray vince la Davis

Dunblane è una cittadina scozzese di ottomila abitanti. Divenne tristemente famosa nel 1996, quando un uomo armato entrò nella scuola e sparò uccidendo 16 bambini e la loro insegnante. Fra gli alunni presenti vi erano anche i fratelli Murray, Andy e Jamie. Quando si scampa ad un evento simile si cerca ancor di più di rendere grande la propria vita ed è ciò che questi due ragazzi hanno fatto. Jamie si è costruito una buona carriera in doppio, Andy è una stella di prima grandezza, capace di riportare alla Gran Bretagna trofei che non arrivavano da prima della guerra.

Nel 1936 Fred Perry passò al professionismo dopo aver vinto a Wimbledon, a Forest Hills ed assieme a Austin la nona Coppa Davis per il suo paese. Come scrisse Jack Kramer – fuoriclasse degli anni ’40 – quelle erano all’epoca le tre competizioni più prestigiose del tennis.
Dopo il congedo di Perry, niente più Slam, niente più Davis per il paese che ha inventato le regole e che ospita il torneo più antico. Oltre settant’anni di digiuno e poi è giunto Murray a restituire ai maestri l’orgoglio perduto. US Open 2012, Wimbledon 2013 ed ora la decima Davis, malgrado la superficie sfavorevole ed il tifo piuttosto scorretto dei padroni di casa.
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L’allenatore belga ha dosato le forze dei suoi, ma l’unica sorpresa dal campo ha rischiato di venire all’esordio, Edmund è salito due set a zero prima di subire la rimonta di Goffin. Una passeggiata per Murray con Bemelmans, schierato al posto di Darcis per mantenere il carnefice di Nadal a Wimbledon ’13 più fresco per i giorni seguenti.
La Coppa si è decisa nel doppio. Goffin e Darcis se la sono giocata, hanno avuto palla break sul 4-4 del primo set (per poi perdere la battuta nel gioco seguente) hanno vinto il secondo, sono andati 2 a 1 e servizio nel terzo. Da quel momento Darcis ha smarrito il servizio, dall’altra parte Jamie non faceva di meglio, ma Andy ha concesso le briciole alla sua battuta. Vinto il terzo, i due fratelli hanno superato un piccolo spavento ad inizio quarto e chiuso 6-2.
Goffin è un ottimo giocatore ma non poteva insidiare Murray. Il loro singolare è stato abbastanza divertente, Andy ha vinto il primo set con un solo break, il secondo è stato il più equilibrato, con il belga aggrappato all’avversario fino al 5-5. Lo scozzese ha chiuso il set al termine di uno scambio intenso con uno splendido passante di dritto. Nel terzo, Goffin avanti un break nelle prime fasi, ancora palla del 4-2 ma poi Murray ha piazzato lo strappo definitivo a suon di risposte e sul match point ha calibrato un lob di rovescio marchio di fabbrica di questa edizione ed ultimo degno punto del 2015 tennistico.

La Davis è stata vinta da un paese senza un numero 2 compreso nei cento. Come è stato possibile? I sorteggi hanno aiutato, fattore campo fino alla semifinale, Murray imbattibile per Isner, Tsonga e Tomic. Federer e Wawrinka assenti dopo il successo 2014, Djokovic ha saltato la trasferta di Baires condannando i serbi alla sconfitta.
Malgrado un calo generale è ancora la Spagna il paese guida del tennis. Eppure Nadal e compagni non erano nel Gruppo Mondiale quest’anno.
Come restituire prestigio alla Davis, riportarla alla grandezza che aveva ai tempi di Kramer? Non c’è una ricetta magica. I giocatori vorrebbero disputarla ogni due anni. La formula è inadeguata, consente ad un campione come Murray di poter vincere da solo, se sopraggiungono le giuste circostanze. Aumentare il numero dei singolaristi sarebbe doveroso, i risultati rispecchierebbero meglio il valore di ciascun movimento. Così com’è però la Davis sta consentendo a tutti o quasi, anno per anno, di dare una soddisfazione al proprio paese, di mostrare un estemporaneo patriottismo, di regalarsi un premio di consolazione per un’annata insoddisfacente mascherando il tutto da “vero grande obiettivo dell’anno”.
Il tennis va ora in pausa. Ci saranno le esibizioni, la preparazione per la nuova stagione che vivrà come sempre il suo primo grande evento a Melbourne fra un mese e mezzo. Chi fermerà Djokovic?

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michele sarno