L’eterna classe ’81 del tennis

 

Due anni dopo la conquista dell’ultimo “1000”, Roger Federer torna a sollevare un trofeo importante, il sesto nella città americana che prende il nome da un condottiero romano.
Potrà essere il viatico per un successo a Flushing Meadows? Difficile dirlo, 7 match tre su cinque sono un ostacolo alto a 33 anni ma il suo nome non può che essere compreso nel mazzetto dei favoriti.
Ha iniziato piano il suo torneo, perdendo un set sia con Pospisil che con Monflis. A quarti ha affrontato un altro dei pretendenti all’ultimo Slam, Andy Murray, ancora alla ricerca del suo miglior gioco. Ha dominato il primo set, è andato sotto di due break nel secondo riuscendo però a rimontare e a chiudere 7-5.
Il rovescio di Raonic, come quello del povero DelPotro, non fa male allo svizzero, che legge con maestria i servizi del canadese e lo scherza in risposta per un facile 6-2 6-3 in semifinale.
Le sorprese in serie hanno portato Ferrer in finale nella parte alta. Ferru è uscito da due match point salvati all’esordio con Kohlshreiber, ha poi eliminato Robredo, giustiziere di Djokovic e Benneteau, giubilatore di Wawrinka.
La finale è dominata dai servizi in avvio, poi due doppi falli del valenciano portano Federer a servire per il set, concluso 6-3 malgrado due ingenuità che lo costringono ad annullare quattro palle break.
Ferrer reagisce, mette i piedi dentro al campo, mentre il servizio dello svizzero va in vacanza. Due games lunghi, ricchi di occasioni per entrambi da cui esce 2-0 David, volato in un attimo sul 5 a 0 ed infine sul 6-1.
Uscito dal campo al termine della frazione, Roger vi ritorna trasformato, battuta di nuovo impeccabile, break al quarto gioco con una bella risposta di dritto seguita da un delicato drop, nessun tremore fino alla fine e chiusura 6-2.
Non è stato preciso a rete come con Murray, ha dovuto cedere per lunghi tratti, ma contro Ferrer ha sempre avuto le armi giuste da opporre. 80 tornei vinti, 22 “mille”, dodici anni dal primo, ad Amburgo contro Safin in una finale in cui incantò tanti appassionati portandoli nella nuova era del gioco. {ads1} Preoccupante la caduta di Djokovic contro Robredo. Nole spento, fallosissimo da fondo. Resta il teorico favorito a New York, ma certo la sua estate ha dato brutti segnali.
Nadal non sarà invece al via. Il maiorchino, sempre alle prese con il problema al gomito, non potrà pertanto difendere il titolo 2013.
Buon risultato in Ohio per Fognini, primi quarti in un 1000 fuori dalla terra. Ha approfittato di un buon tabellone, pesante però la resa di venerdì contro Raonic.
Torneo femminile caratterizzato dalla magnifica semifinale tra Ivanovic e Sharapova. La serba vince 6-2 il primo, sale 4-0 nel secondo, la russa reagisce, ribaltando la situazione (5-7). All’inizio del set decisivo, Ana chiama il fisioterapista per un problema non specificato e si fa misurare la pressione, fra le proteste dell’avversaria, che però sul 5-4 e servizio ottiene due match point. Dritto vincente Ivanovic, gratuito Sharapova, 5 pari. Il dodicesimo ed ultimo game è segnato da un lungo scambio spettacolare, Ana se l’aggiudica e finisce col chiudere 7-5.
Troppo stanca per opporsi a Serena il giorno dopo, la serba ha tre palle del 4-1 ma a suon di aces la Williams si impone 6-4 6-1, primo successo in carriera a Cincinnati.
Sarà lei stessa il suo principale avversario a Flushing Meadows. Se gioca a buon livello non si vede chi possa batterla, visto che la sua unica valida rivale sul cemento, Vika Azarenka, non è ancora guarita dai problemi fisici. Occhio però ai primi turni, sempre a lei fatali nei mayor in questa stagione.

 

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michele sarno

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