Kvitova abbagliante: Wimbledon torna suo

Non è stata la partita che ci si aspettava, il mancato equilibrio e la breve durata non erano previsti. Eugenie Bouchard era sì arrivata a 20 anni alla sua prima finale Slam, ma preparata dalle semifinali raggiunte a Melbourne e Parigi e preceduta dalla nomea di nuova Sharapova, capace di gestire la pressione per sfoderare la prestazione nel momento più importante.

Leggendo il punteggio, 6-3 6-0, si potrebbe pensare che sia stata invece divorata dalla tensione, come accadde dodici mesi fa a Sabine Lisicki contro Marion Bartoli. Invece si è trattato di tennis. Petra Kvitova è più forte di lei, serve meglio, colpisce vincenti dai due lati del campo, ha una maggiore predisposizione alla rete.{ads1} Quando a 21 anni la ceca vinse per la prima volta qui, dominando Maria Sharapova, sembrava destinata a diventare la numero uno. Le doti tecniche, la potenza, la completezza del repertorio parevano poterla condurre alla vetta molto in fretta. Vinse il Masters al termine di quella stagione e poi si spense. Vicissitudini sentimentali, problemi di peso, acciacchi fisici ed una certa fragilità emotiva le hanno impedito in questi tre anni di arrivare laddove il suo tennis sembrava poterla condurre.

Ora ne ha 24, sono passati mille giorni da quando la duchessa di Kent le ha consegnato il primo piatto. Lunedì sarà 4 del mondo, la attendiamo agli US Open per la controprova.
Quanto alla Bouchard, farà tesoro di questa esperienza, da ragazza brillante quale è. Riprenderà a lavorare, consapevole di come alla sua età e col suo talento le occasioni non mancheranno.
Non c’è molto da dire a livello di cronaca. Sono stati fondamentali terzo e quarto game, la Kvitova ha brekkato l’avversaria sfoderando tre risposte imprendibili, il gioco successivo è stato molto combattuto, Eugenie ha avuto l’opportunità di riagganciarsi, ma la ceca è riuscita infine a salire sul 3 a 1 a conclusione di uno scambio favoloso, nel quale ha smentito la sua fama di giocatrice mediocre in difesa e lenta negli spostamenti. Petra ha infatti recuperato tutto per concludere con un incredibile rovescio in allungo vincente, tirato ad una mano. Ha poi ottenuto il doppio break ed è salita sul 5-2, ha perso per la prima volta il servizio tornando però a devastare la canadese in risposta e chiudendo 6-3. Il 6-0 del secondo dice tutto, inevitabile a quel punto come sia comparso lo scoramento da parte Bouchard contro un avversaria che non sbagliava nulla.

Alla fine saranno 28 vincenti a 8, uno spaziale 82% dei punti con la prima di Petra, dato da tennis maschile, anzi molti dei migliori invidierebbero quella cifra.

Domani sarà la volta di Federer e Djokovic per la finale maschile. Malgrado i tanti precedenti, i due si sono affrontati all’ultimo atto di uno Slam solo una volta, New York 2007, preferendo le semifinali, ai quattro grandi angoli del tennis, come terreno di contesa. La superficie e la forma espressa dal torneo direbbero Roger. Nole ha convinto poco con Cilic ed ha rischiato molto con Dimitrov. Tuttavia i sei anni di differenza ed il campo ormai privo di erba attorno alle linee di fondo potrebbero favorire il serbo, che in caso di vittoria dopodomani tornerà al numero 1 della classifica ATP. A quasi 33 anni, questa è probabilmente l’ultima occasione per lo svizzero di incrementare il suo bottino di Slam, nonché di salire ad 8 titoli a Wimbledon, staccando i 7 di William Renshaw e di Pete Sampras. Malgrado l’età, la sensazione è che sull’erba dipenda ancora da lui, se giocherà ad alto livello vincerà. Più la partita sarà lunga e più le probabilità di Djokovic aumenteranno.

 

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michele sarno

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