La maledizione di Doha

Come due anni fa, a Doha, ai rigori, la Juventus perde. Questa volta è il Milan a sorridere e sicuramente, per quello che si è visto nell’arco dei 120 minuti, è una vittoria meritata. Con questa Supercoppa i rossoneri agganciano i bianconeri nel numero di vittorie: entrambe, ora, l’hanno alzata 7 volte. Grande prestazione, dunque, per i ragazzi di Montella che si candidano come bestia (rosso)nera della Juventus: due incontri, due vittorie per i diavoli in questa stagione.

È stata una Supercoppa combattuta, a tratti intensa e piacevole, chiusa ai dischetti, decisa dallo scontro fra i due predestinati: Dybala e Donnarumma. O meglio, sintetizzata da quei due gesti nel giro di forse neanche un secondo: il sinistro vellutato ma debole e poco angolato dell’argentino e il tuffo a mano aperta di Gigio. Dietro a questo la partita, le tattiche, gli infortuni, i cambi, gli episodi.

JUVENTUS-MILAN 1-1 (4-5 D.C.R.)

supercoppa suso

Suso

I primi venti minuti raccontano di un match a senso unico. Lo strapotere bianconero è evidentemente inarrestabile, suggellato poi dalla zampata vincente di Chiellini. La Supercoppa sembrerebbe, dunque, affare juventino. Il Milan, però, ha un merito: ne subisce soltanto uno. La Juventus, invece, commette un errore: ne fa soltanto uno. Si rilassa, si abbassa e concede terreno al Milan. Così i ragazzi di Montella, sfruttando soprattutto i due esterni Suso e Bonaventura, cominciano a macinare gioco fino a trovare l’imbucata vincente, proprio scaturita dai due appena citati, riportando in equilibrio la partita. Da segnalare un episodio decisivo: l’infortunio di Alex Sandro costretto a uscire per fare posto a Evra. Questo consente maggiore spinta e libertà a Suso che, praticamente, diventa immarcabile. Sfaldata la solidità del blocco bianconero, il Milan, nel secondo tempo, prosegue il suo martellante ritmo portando alla luce la vulnerabilità dei Campioni d’Inverno. Allegri reagisce e gioca la carta Dybala togliendo Pjanic e proponendo un intrigante tridente. Mossa che, nei primi minuti, cambia l’inerzia della partita. La Juventus cresce e il Milan, mano a mano, diminuisce la sua spinta offensiva. Ma i 90 minuti non bastano e neppure i supplementari smuovono il risultato inchiodato sull’1-1.

Ai rigori diventa una sfida di nervi. Sbaglia prima il Milan con Lapadula ma si sa: il primo che sbaglia, vince. E, infatti, così succede. Oltre al già citato errore di Dybala, si era aggiunta la traversa piena di Mandzukic. Per il Milan si chiude nel migliore dei modi l’anno con un trofeo che mancava da qualche anno. Per la Juventus, invece, arriveranno le feste con una punta di amaro alla fine. Dopo il primo posto in Champions, dopo aver conservato il primo posto in classifica nonostante una partita in meno, è venuto meno il terzo obiettivo che valeva già una Coppa. Merito al Milan che ha puntato su molti giovani e con loro ha sollevato la sua personale settima Supercoppa.

Twitter: @Francesco Nespoli

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Francesco Nespoli

Laureato in lettere moderne all'università di Torino e in "Editoria e Scrittura" alla Sapienza. Appassionato di vari sport tra cui calcio, tennis e rugby ma di gran lunga il preferito non è tra questi. Si tratta, invece, del buon, caro, vecchio, sano subbuteo (s'intenda che parlo dell'old subbuteo e non della variante moderna definita con un asettico e privo di fantasia "calcio da tavolo"). Idolo indiscusso non può che essere l'ornitologo Peter Adolph accompagnato da P. P. Pasolini e dal cinico Nanni Moretti (quello di Palombella Rossa, in particolare).