Israele-Italia 1-3: primi tre punti per un’Italia ancora in cantiere

Erano tanti i timori della vigilia per la “seconda”, Israele-Italia, di Giampiero Ventura. L’esordio con la Francia avevo preoccupato molti. Poco gioco, idee confuse ma soprattutto una tenuta difensiva non “da Italia”. Il nostro punto di forza agli Europei di qualche mese fa sembrava perso tutto d’un tratto. Tre gol subiti a Bari e una prima partita di qualificazione ai Mondiali del 2018 contro Israele, che sembrava il primo incrocio importante nella corsa in Russia. Alla fine vittoria è stata, con qualche ombra e molto ancora su cui lavorare. Ci hanno pensato Pellè, Candreva e Immobile a battere 1-3 Israele e a regalare agli azzurri i primi tre punti in un girone di qualificazione molto difficile.

La Spagna ha abbattuto il Liechtenstein 8-0, conquistando subito la testa della classifica. Nel prosieguo della competizione dovremmo essere bravi a tenere il ritmo degli spagnoli, perché al Mondiale se ne qualificano due: la prima passa di diritto, mentre la seconda fa i playoff. Non c’è un obiettivo diverso per l’Italia di Ventura. Andare in Russia è il minimo sindacale richiesto all’ex allenatore del Torino, ma la strada è difficile e un minimo passo falso potrebbe rovinare definitivamente il cammino.

ISRAELE-ITALIA, LA PARTITA – Pronti via e dopo 14’ minuti arriva subito il vantaggio azzurro. Grande azione corale in pieno stile Ventura per gli azzurri, palla sulla fascia ad Antonelli che con un cross preciso porta Pellè davanti alla porta. Tap-in vincente e 1-0. Il gol di Pellè è di un’importanza capitale, perché sblocca la gara e sblocca un’Italia imballata che per i primi quindici minuti non riesce a prendere le misure a un Israele fastidioso soprattutto con Zahavi, vecchia conoscenza del calcio italiano. Gli azzurri non incantano, si difendono e mantengono il risultato. I padroni di casa invece sprecano un po’. Con una mira migliore forse adesso commenteremmo un altro risultato. Noi, la qualità ce l’abbiamo, soprattutto a centrocampo, infatti per il raddoppio basta che Verratti e Bonaventura accendano la lampadina. Marco lo serve in profondità, Jack entra in area e subisce fallo: per l’arbitro è tutto chiaro, rigore e 2-0 di Candreva dopo 31 minuti.

Chiellini, però, sbaglia ancora dopo le malefatte di Bari. Prima regala un pallone a Ben Haim, che con un cucchiaio magistrale accorcia le distanze sul 2-1, poi, non contento, si fa cacciare al 55’, lasciando l’Italia in 10 uomini. Da lì in poi si soffre. Buffon salva la baracca un paio di volte, poi alla fine ci pensa Immobile a far star tranquilli tutti. Israele-Italia 1-3 e sipario sul match.

Tre punti importanti, ma le cose da migliorare sono tante. Servirà tempo a Ventura per aggiustare gli ingranaggi, sperando che i pochi giorni a disposizione dell’allenatore siano sfruttati al massimo. Non c’è tempo per gli stage. Serve una squadra pronta subito. La Spagna potrebbe scappare e noi dovremo esser bravi a tenere il passo.

I TOP – Verratti: Israele-Italia ha visto un giocatore sopra tutti. Un campione del suo calibro rivolta una squadra e nel gioco di Ventura tutti i palloni passano per i suoi piedi. E una domanda attanaglia ogni tifoso azzurro. Cosa sarebbe successo con lui all’Europeo? Non potremo mai saperlo, ma il CT gli ha consegnato la squadra che verrà costruita attorno a lui.

Pellé: 5 gol in 8 partite dovrebbero bastare come biglietto da visita. Sempre al punto giusto nel momento giusto. Quest’anno giocherà in Cina con la speranza che la condizione rimanga a livello di quella europea, perché un attaccante con questi numeri non può non far parte della spedizione azzurra.

IL FLOP: Chiellini: la forma non c’è, è la cosa più evidente. Il centrale della Juventus appare spesso in ritardo, fuori posizione e fuori tempo . Prima l’errore sul gol, poi il rosso. Male, non c’è da dire altro. Ma la difesa si basa ancora molto su di lui, ci sarà tempo per registrarsi.

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Marco Juric

si avvicina al calcio giocato, e alla Roma, grazie alla chioma fluente di Giovanni Cervone. Non contento, pur rimanendo folgorato dalla prima autobiografia di Roy Keane, non si innamora del Manchester United, ma del Nottingham Forest. Dopo i primi trent’anni di osservazione partecipante, ha quindi deciso di passare gli altri trenta che gli rimangono a scriverne.