In attesa della finale fra Djokovic e Murray

In attesa della finale degli Australian Open ecco quanto è successo.

I parziali di gara (7-6, 3-6, 6-4 ,4-6, 6-0) ben descrivono l’esito di una delle due semifinali dell’Australian Open edizione 2015. Nel match fra il numero Uno dell’Atp, Novak Djokovic, e il numero 4 del ranking, Stan Wawrinka, il primo set è in equilibrio e si decide al tie break, il quinto set, l’ultimo, è una resa immotivata.

7 precedenti, Djokovic ne ha conquistati 6, ma anche Wawrinka ha la statistica a rincuorarlo perché è vincente negli ultimi 6 incontri giocati con differenti avversari. Un po’ di fortuna in un nastro determina l’andamento ai punti e Djokovic va avanti 3 a 0.Una chiusura di primo set e un tie break all’altezza di una partita che stenta a decollare.

Il secondo set si apre con colpo gobbo di Wawrinka e flessione inaspettata e inconsueta del numero Uno del mondo. Il serbo perde il game d’apertura di set e termina la serie positiva messa a segno. Il secondo set è dello svizzero.

Terzo set: è immediata la sentenza. Una palla break non realizzata nel tennis spesso si trasforma in un break subito. La legge non perdona e il serbo si porta avanti. Poi, offre comunque a Wawrinka la possibilità di rientrare, dimostrazione di quanto non sia esattamente lucidissimo il campione di Belgrado. Il suo gioco è remissivo e i colpi talentuosi di Wawrinka ogni tanto fanno ipotizzare un epilogo diverso. Tanto è vero che sul punteggio di 3 a 0 l’elvetico torna prepotentemente in partita. Per aggiudicarsi il set il serbo deve arrivare al decimo gioco, e avviene quasi inconsapevolmente… Nole vince il game in battuta, ma si rende conto immediatamente del fatto, un po’ di distrazione e concentrazione eccessiva a corrente alternata.

Quarto set. Djoko comincia bene e si prende il game d’apertura esattamente come in avvio del terzo set, ma qui arriva immediato il contro break. Sotto di due quindici Wawrinka esce dall’impaccio con una grande stop volley quando sono 3 pari. Li arrivano 3 regaloni di Nole e sul 3 a 3 infatti, quando il serbo è in battuta, Wawrinka ruba il servizio non facendo fare neanche un quindici all’avversario. 6 a 4 senza storia. Ora è parità.

Quinto set per il terzo anno di fila. Ed è subito break: qui la caduta è tutta di Wawrinka che a parte qualche rovescio da incorniciare e riguardare per apprezzare il gesto stilistico si lascia andare alla sconfitta prima del tempo. 2 doppi falli sul suo primo turno di battuta e in un attimo si trova 4 a 0. Non lotta, si certo sicuramente non è stato fortunato, ma il set decisivo poteva almeno giocarlo. Quella di Djokovic è una tattica di rimessa, lui provoca e approfitta degli a errori altrui, ma Wawrinka è complice perché non è riesce più a esplodere a suon dei suoi vincenti. Sul 5 a 0 Nole si carica perché sa che deve ringraziare l’altro per quel che sta ottenendo, ma il carattere del campione che con parsimonia sa dosare le energie si vede in questi momenti. Il suo rovescio più bello, lungolinea bimane lo tira fuori per procurarsi il match point. Finisce 6 a 0 e Djokovic vola in finale per la terza volta contro Andy Murray.

Finale giusta che Novak affronterà con consapevolezza: “Contro Murray dovrò giocare il miglior match del torneo”.

Niente di più vero, perché Andy Murray e Tomas Berdych nell’altra semifinale hanno dato vita a un match certamente più vibrante. Ci sono voluti quattro combattuti set prima che lo scozzese avesse la meglio sul ceco. Il numero 6 del mondo e del seeding, ha eliminato Tomas Berdych, numero 7 del ranking Atp e del tabellone, con il punteggio di 6-7 (6-8), 6-0, 6-3, 7-5 dopo tre ore e 25 minuti di gioco. Il ventisettenne disputerà l’ottava finale in un Major. Si può festeggiare e dire finalmente Andy torna all’apice dopo l’intervento alla schiena del settembre 2013. La partita, vistadall’altro fronte, ha lasciato sospesa la domanda: sarà mai capace Berdych di vincere uno Slam? Il ceco si avvicina sempre più all’obiettivo, ma quando è vicino al traguardo svela i suoi limiti, non tanto tecnici quanto di tenuta mentale. Il britannico, invece, è apparso tonico e con uno sguardo davvero determinato. Fa tutto ben sperare in una finale dall’esito non scontato.

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Daniela Lazzari

Giornalista per sport’ nel senso letterale, ma anche metaforico del termine… Da diversi anni si aggira nei meandri della redazione per infastidire colleghi e mettere a disagio i lettori. Ci sta riuscendo alla grande. Questo la spinge a proseguire e a perseverare con devozione nel suo lavoro. Interessi? Tanti. Se fai molte cose, si sa, finisci per farne bene poche. Forse blaterare on line di sport e tutto il resto è una di quelle poche. Difetti? Troppi. Pregi? Non troppi. Diceva il buon vecchio Einstein : “Ci sono due modi di vivere la vita. Uno è pensare che niente è un miracolo. L'altro è pensare che ogni cosa è un miracolo”. Il fatto che stiate ancora leggendo queste righe ha un ‘non so che’ di miracoloso…