Il Tour incorona Froome, quarto lo Squalo

E’ Chris Froome il vincitore dell’edizione numero 102 del Tour de France, l’inglese del Team Sky si aggiudica per la seconda volta la Grand Boucle precedendo il duo della Movistar Quintana-Valverde relegati rispettivamente a 1’12 e 5’25, seguiti dallo squalo d’Italia Vincenzo Nibali medaglia di legno a 8’36 e dal recente vincitore del Giro Alberto Contador quinto a 9’48.

Vittoria meritata del trentenne di origine Keniana che ha saputo gestire il tesoretto di vantaggio accumulato nella prima settimana, in cui gli sfortunati Quintana e Nibali hanno pagato un dazio cronometrico eccessivo, e aumentato dall’impresa nella prima tappa Pirenaica con l’arrivo a La Pierre Saint Martin dove Froome – anche maglia a pois degli scalatori –  ha creato il solco definitivo che lo ha messo al riparo dalle future insidie alpine. E’ una vittoria di squadra, ed è lo stesso vincitore ad ammetterlo, un team di livello assoluto con gregari di lusso come Thomas, Porte e Pouls che alternandosi lo hanno traghettato a Parigi sostenendolo nei momenti difficili dell’ultima settimana dove la benzina del britannico incominciava a segnare inconfutabilmente il rosso.

Il Team Sky ha corso da grande squadra gestendo perfettamente il proprio campione programmato per vincere mentre qualche dubbio sulla condotta tattica della Movistar sembra legittimo viste le condizioni di Nairo Quintana nelle ultime due frazioni alpine. L’impressione è che questo Tour gli sia sfuggito per un soffio, appena 72 secondi, e che sia stato perso anche a causa dell’atteggiamento troppo attendista del due capitani del Team di Eusebio Unzuè, spaventati dalla sparata pirenaica di Froome e preoccupati della conservazione del podio a discapito del successo finale che il Quintana dell’Alpe d’Huez avrebbe meritato se avesse osato attaccare la maglia gialla con più determinazione e convinzione.

Con i se e con i ma non si va lontano, ma sicuramente il Quintana visto quest’anno – maglia bianca a Parigi – avrà più di un’occasione per centrare il bersaglio grosso vista l’immensa classe e la giovane età che fanno dello scalatore colombiano uno dei futuri dominatori delle corse a tappe future e a cui di sicuro l’esperienza maturata quest’anno sarà di grande aiuto. Esce fortificato da quest’avventura gialla anche il nostro Vincenzo Nibali che ha dimostrato nell’arco di tre settimane di che pasta è fatto un campione rispondendo sulla strada alla sfortuna, alle crisi e alle polemiche interne al mondo Astana alimentate ad arte dallo stesso Vinokourov che promuovendo Fulgsang capitano dopo la debacle pirenaica di Vincenzo di sicuro non ha aiutato lo squalo a ritrovare se stesso. E invece proprio nel momento più duro della sua carriera che lo squalo ha riacquistato il suo colpo di pedale, la voglia di rischiare e mettersi in gioco accettando la sfida al ribasso che questo Tour gli ha imposto. La fuga in discesa nell’arrivo di Gap e il capolavoro a La Toussuire restituiscono agli italiani il vero Nibali a cui una foratura alle pendici dell’Alpe d’Huez ha tolto l’ultimo traguardo possibile, quel podio che dopo tante peripezie forse avrebbe anche meritato.

E’ stato anche il Tour del coraggio di un indomito Alberto Contador che si è presentato al via dopo la vittoria di un Giro durissimo per tentare l’accoppiata epica, ma il ciclismo di oggi non fa sconti a nessuno e il Pistolero ha pagato un prezzo troppo alto sulle grandi salite in cui la gamba non ha mai risposto come avrebbe dovuto complice anche una caduta in discesa che di certo non lo ha aiutato.

Riavvolgendo il nastro delle tre settimane tanti gli eventi e le imprese degne di nota, a cominciare dalla doppietta di Purito Rodriguez vincitore a Huy e Plateau de Beille, per proseguire con le gesta alpine dei due gioielli transalpini Bardet e Pinot trionfatori a Saint Jeanne de Maurienne e sull’Alpe d’Huez per chiudere con il poker del tedesco volante Greipel re indiscusso della volate a cui si aggiunge doverosamente la pluri-maglia verde Peter Sagan eternamente piazzato e sempre pronto a infiammare la corsa col suo immenso talento. Un’edizione straordinaria mai noiosa e sempre avvincente anche nelle frazioni intermedie, che hanno saputo regalare emozioni grazie all’eccelsa qualità del lotto di partecipanti, e solo lievemente scalfita dalle sterili e inutili polemiche sui valori di Froome a cui qualche imbecille ha tributato un vergognoso lancio di una bottiglietta di urina.

L’apoteosi del podio in una Parigi blindata chiude i battenti di questa festa dello sport eliminando la cultura del sospetto che non appartiene ormai più a nessuno perché il mondo di ciclismo sta dimostrando anno dopo anno di essersi completamente ripulito grazie ad atleti straordinari e consapevoli che di anno in anno ci regalano momenti di puro spettacolo.

 

 

 

 

 

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Fabio Bandiera