Il settimo sigillo di Federer

La classe 1981 resta al potere a Cincinnati: Federer e la Williams confermano i titoli vincendo la finale con lo stesso punteggio, a set invertiti. Splendida esibizione di tennis offensivo dello svizzero, una settimana agli US Open ed al sogno Slam di Serena.

Il Career Golden Masters di Djokovic dovrà attendere. Almeno per quest’anno il serbo non diventerà il primo giocatore a vincere tutti e nove i tornei Mille. Ha dovuto segnare il passo contro un ragazzo di 34 anni capace di alzare il settimo trofeo di Cincinnati, a conclusione di una settimana che difficilmente i suoi tifosi dimenticheranno.

Da giovane Federer giocava costantemente in avanti, erano gli ultimi fuochi del tennis di Rafter, di Krajicek, di Ivanisevic e soprattutto di Sampras, che lo svizzero batté in un leggendario ottavo a Wimbledon nel 2001. Il gioco è cambiato, superfici uniformate, racchette che esaltano i colpi da fondo. Iniziata l’era dei difensori, Federer ha dovuto adeguarsi, esprimendosi a tutto campo, repertorio più completo dei suoi avversari, sempre in grado di trovare soluzioni diverse. Eppure quei passanti, le lunghe rincorse, i palleggi interminabili spesso lo inchiodavano.
Negli ultimi anni è tornato alle origini. Coadiuvato da Edberg, chi meglio di lui, ha ripreso ad accorciare gli scambi, chiedere molto al servizio, cercare la rete, incurante dei passanti che spiovevano. Eclissatosi Nadal, la strategia ha funzionato contro Murray, incenerito a Wimbledon da una esibizione divina. Complicato contro Djokovic, più costante ed efficace da entrambi i lati rispetto allo scozzese. Mantenere il livello a lungo contro il serbo è forse improbo in un 3 su 5.

Nole non si è espresso al meglio in questa campagna estiva. Due finali perdute, difficoltà lungo il cammino. La sua preparazione è incentrata sugli US Open, Slam che clamorosamente ha vinto solo una volta. Sotto di due break al terzo con Goffin, irretito dal genio Dolgopolov, che in semifinale ha vinto il primo set andando 3-0 nel tie break del secondo, riproposizione di quanto accaduto a Miami. Per contro Federer veleggiava sugli avversari, sconfitto Murray in due set. Fortunato lo svizzero nel punto che lo ha portato al match point: una risposta steccata che ha messo in ambascia Andy ponendolo alla sua mercé. A Wimbledon il suo servizio non aveva retto nel tempo alle risposte di Djokovic, qui Federer è aiutato dalla breve distanza e dal sintetico più veloce del circuito. Mai in difficoltà nel primo set, si costruisce e manca quattro palle break, ma solo su una ha forse rimpianti. Al tie è una folgore sin dal rovescio che gli dà il primo mini-break. E’ però sul 3 a 1 che stupisce, andando a rispondere ad una seconda di Nole coi piedi appena dietro la riga del servizio, roba da Chang-Lendl 1989. Quella dell’americano fu guerra psicologica, la sua una precisa idea tattica. Assalito da ogni parte, Djokovic va in confusione, perde il tie break 1 a 7 e poi il servizio sullo 0 a 1 del secondo, game disastroso nel quale commette tre doppi falli. Federer arriva a palla del 5 a 1, il serbo si salva ma l’elvetico chiude 7-6 6-3. Ha battuto l’1 ed il 2 del mondo senza concedere loro alcuna palla break e da oggi torna sul posto d’onore. Clamoroso il 73% dei punti ottenuti sulla seconda, dimostrazione anche della scarsa efficacia odierna di Nole in risposta. Roger ha attaccato quasi come il coach, 21/29 a rete, ma Edberg non aveva il suo illegale dritto, 16 volte vincente in due set, dato pazzesco.

Agli US Open sarà diverso, Djokovic resta il favorito, però Federer e Murray hanno entrambi un 1000 estivo in tasca, vedremo poi se Wawrinka o qualcun altro saprà tirare fuori due settimane perfette. Sarà importante il sorteggio di giovedì per sapere da che parte del tabellone sarà lo scozzese.

Cercasi avversaria per Serena. Solo lei potrà vanificare la propria corsa allo Slam, una giornata storta, un infortunio. Se gioca anche vicina al suo meglio non c’è storia, ha rivinto Cincinnati soffrendo un set in quarti con la Ivanovic e poi risalendo da 1-3 nel primo in finale con la Halep, domata 6-3 7-6 grazie anche a 15 aces. Rumena in ripresa dopo i disastri di Parigi e Wimbledon, ma né lei né altre sembrano poter contrastare quella che sarebbe l’impresa sportiva del 2015.

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michele sarno