Il dominio di Djokovic spaventa il tennis

Esibizione di forza del numero uno, che a Shanghai travolge ogni avversario sino alla finale, confermandosi ispirato in questo angolo di mondo. Buon sussulto di Tsonga, Murray comprimario di lusso, qualche segnale da Nadal, scivolone di Federer. Domenica inizia il Masters femminile, Pennetta vicina alla qualificazione.

Aggiornare le statistiche, please. Nel 2015, Djokovic ha vinto tre Slam e cinque mille sui sette disputati. Quando non ha alzato il trofeo è comunque giunto in finale. Ha centrato in quindici giorni la doppietta cinese Pechino-Shanghai. Nel fu Celeste Impero ha perso una partita negli ultimi quattro anni, da Federer nel 2014 a Shanghai, conquistando sette titoli fra un torneo e l’altro.
Resta il grande rimpianto parigino, quella bruciante sconfitta con Wawrinka che ha impedito a questo dominio di divenire una dittatura ed a Nole di conquistare un meritato Grand Slam. Nel medio periodo però, la situazione rischia di restare invariata. Vincerà anche il Masters di Londra, è destinato ad imperversare sul 2016 così come è riuscito nel 2015.
I suoi avversari tradizionali, chi per uno chi per un altro motivo non sembrano più in grado di impensierirlo, la generazione di Raonic e Dimitrov ha palesato tutti i propri limiti. Non resta che attendere che un nuovo contendente si palesi presto nella schiera dei giovani, ma non accadrà a breve. In questi mesi è acuito il rimpianto per la sfortuna di DelPotro. Sarebbe stato lui l’alternativa più seria a Nole, ma la sorte ha deciso diversamente.

Tornando alla Lunga Marcia di Djokovic, due tornei senza perdere un set, solo Tomic nei quarti di Shanghai lo ha portato al tie break, in tutti gli altri ha concesso al massimo tre giochi eccettuato il 6-4 nella seconda frazione di ieri con Tsonga. A Pechino ha lasciato 18 games in 5 partite. Nel “500” ha distrutto un persin discreto Nadal, nel “1000” ha ridicolizzato in semifinale Murray.
Rafa ha ritrovato continuità, sia pure ad un livello più basso, finale a Pechino, semifinale a Shanghai e posto al Masters. Buona la semifinale di Fognini nella capitale, bravo soprattutto a superare Goffin e qualificato al Masters di doppio assieme a Bolelli. Tornato in campo più di un mese dopo la finale di New York, Federer è incappato in una pesante sconfitta ad opera di Albert Ramos, frequentatore di challenger. I 34 anni incidono sulla continuità, ma qui ha esagerato.

Divertente a Shanghai il primo set fra Djokovic e Tomic e soprattutto la semifinale Tsonga-Nadal. Reduce da un periodo difficile, il francese ha ritrovato brillantezza e si è riproposto per il Masters, ad oggi è il primo degli esclusi. Con i Fab Four, Wawrinka e Berdych qualificati restano due posti, Nishikori è ad un passo dall’entrare e Ferrer, forte di un solido vantaggio, deve solo difendersi da eventuali exploit di chi lo segue. Dall’ottavo al tredicesimo della race, tutti sono in campo già da questa settimana, a caccia di punti.

Ultimi fuochi del 2015 nel circuito femminile, con le protagoniste che stanno giungendo arrancanti al traguardo del Masters di Singapore. Serena Williams si è chiamata fuori, troppo scottata dalla tremenda delusione newyorchese. La Sharapova, qualificata, è ferma per infortunio da quest’estate, neanche Halep e Kvitova sono in grandi condizioni. Sembrano stare meglio Muguruza e Radwanska, vincitrici a Pechino e Tianjin. Basca e polacca sono dentro, così come la Kerber.
Salvo ulteriori forfait, restano due posti per quattro ragazze: Safarova, Pennetta, Suarez Navarro e Pliskova, tutte in campo questa settimana a Mosca. Inevitabilmente scarica dopo il delirio Slam, Flavia ha perso incredibilmente a Tianjin dalla numero 414 del mondo. L’annuncio del ritiro a fine stagione le ha tolto motivazioni, ma ora è chiamata ad un ultimo sforzo. Disputare il Masters sarebbe la degna conclusione per una carriera che le ha portato in volata l’alloro più bello.

Singapore inizia domenica: se la Pennetta ci sarà, il confronto con le altre maestre potrà restituirle ispirazione. Se non ci sarà, grazie di cuore per le emozioni che ci hai regalato.

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michele sarno