Il calcio cambia era: dai vecchi ritiri alle tournèe

Tournèe estive, nuova parola d’ordine dei broker del pallone. Addio a Juve-Casale a Villar Perosa, alla speranza dei giallorossi di perdere Roma-Trento perchè porta bene. In questi anni il calcio europeo, e in particolare quello italiano, sta cambiando moltissimo mettendo sempre più spesso lo spettacolo al servizio del brand. Così sono nate le tournèe estive, con le squadra di Serie A, ma non solo, in viaggio per il mondo con lo scopo di guadagnar quattrini destinati soprattutto al calciomercato.

Sembrano ormai passati centinaia di anni dai vecchi ritiri precampionato, quelle preparazioni inesauribili, in cui i calciatori erano sotto pressione l’intera giornata. Non esisteva lo svago, il divertimento, firmare gli autografi, ma solo corse nei boschi, risalite di ruscelli, gradoni sotto il sole, faticare per arrivare a una condizione fisica accettabile per l’inizio della stagione. Poi come un miraggio appariva il pallone e la prima partitella con i boscaioli locali. Oggi non è più così, il brand sportivo seguendo le regole del marketing, ha imposto alle società di viaggiare per il mondo e l’unico scopo è quello di vendere il più possibile. I calciatori simbolo come Totti e Icardi, devono firmare le maglie dei tifosi stranieri, per una logica che non è più quella sportiva, bensì di mercato.

I nuovi ritiri sono diventati uno spettacolo, partite sulla carta inutili, ma che fanno un certo effetto sui tifosi. Vedere il Real Madrid che affronta la Roma è sicuramente una sfida di grande impatto anche se non vale assolutamente nulla. Distribuiscono trofei molto grandi e preziosi, ma che alla fin fine non hanno nessun valore. È tutto questo il calcio moderno, un insieme di elementi che servono solo a portare un guadagno alle società sportive. Il continuo cambiamento dei completini con colori sempre più particolari, non possiamo certamente dimenticare la terza della Juventus di qualche anno fa di color rosa, sono una strategia di mercato legato alle tournèe e le altre manifestazioni estive al fine di portare a casa il gruzzoletto per il mercato.

L’orizzonte del nostro calcio si sta sempre più allontanando dai confini nazionali. Se una volta la Supercoppa italiana si disputava nello stadio della società che aveva vinto il campionato, oggi non è più così. Stiamo totalmente in un altro mondo, per una questione solo di denaro, lo stesso trofeo si gioca in Cina a migliaia chilometri di distanza dall’Italia. Aimè siamo sono all’inizio, nelle prossime stagioni, non escludo che una sfida importante di campionato venga disputata in America o Australia, tanto per i soldi si fa davvero tutto… Anche uccidere il calcio.

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Daniele Giacinti