Il 2012 dice Juve

figli di un progetto calcistico che nasce dalla meticolosità del tecnico salentino e dalla fame di un popolo che non ama i digiuni penitenziali. E’ stato l’anno della riscossa, dei colpi di pennello di Andrea Pirlo, delle chiusure energiche di Giorgio Chiellini, l’anno che seppellisce le vicissitudini extracalcistiche passate per ridare orgoglio ad una squadra che in Italia ha sempre dominato.
I 94 punti conquistati nell’anno solare sono la più chiara conferma della straordinarietà della stagione bianconera, conquistati con la sfrontatezza di chi vuole imporsi e con il sudore di chi ha faticato e desiderato.
Ma il 2012 è stato anche l’anno degli Europei dell’Est Europa che hanno ridato lustro ad una nazionale
priva del ricambio generazionale, dalle fatiche iniziali all’esplosione di Balotelli, la squadra azzurra è cresciuta di convinzione sino ad arrivare alla finale della competizione. Provare a vincere contro i campioni di tutto spagnoli era un dovere, non è andata bene, ma nulla si rimprovera ad una squadra a corto del talento dei singoli, ma ricca di corsa ed abnegazione.

L’anno passato lascia ricordi piacevoli anche ai piedi del Vesuvio, con il Napoli che dopo tanti anni torna ad alzare un trofeo. La squadra di Mazzarri sfrutta la furia agonistica di Lavezzi e la generosità di Cavani per superare la Juve nella finale di Coppa Italia e per fare esplodere un capodanno in piena estate nella città partenopea. De Laurentis gongola per il primo trofeo da Presidente e guarda al futuro sperando di riportare nel golfo quello scudetto che si sogna dai tempi del Pibe. In chiaroscuro, invece l’annata delle milanesi, l’Inter cerca il suo profeta in Stramaccioni, ma i risultati continuano ad essere altalenanti. Il Milan, dopo un inizio anno di buon livello, ha perso nel mercato estivo le sue stelle più splendenti, solo l’esplosione di El Shaarawy ha permesso ai tifosi rossoneri di lenire i dispiaceri derivanti dalla classifica.
Fra le romane si conferma di livello medioalto la stagione della Lazio, oramai una delle prime forze del campionato italiano nonostante la celeberrima oculatezza del suo presidente Lotito. Discorso a parte per la Roma, tragica nella sue versione naccare e flamenco, decisamente più stuzzicante nella sue versione boema, se Zeman riuscirà a mantenere il ruolino di marcia delle ultime partite, il 2013 della Roma diverrà interessante. Per il momento, comunque, ogni discorso sul futuro è rimandato, l’anno che ci sta lasciando ha una sola e vera protagonista, nata nel 1897 su una panchina della fredda Torino.  

                                 

 

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