Grazie Totti. Per provare a spiegare l’enorme amore che c’è stato

Grazie Totti.

Grazie per tutto quello che ci hai dato, grazie per aver avuto gli occhi dietro la nuca che ti hanno consentito di fare migliaia di passaggi di tacco. Grazie per i goal, per i cucchiai, per le aperture a tagliare il campo, per quei corridoi che trovavi solo tu quando sembrava che avevi sbagliato passaggio, che era troppo corto, e invece tu vedevi quello che nessuno vedeva, nemmeno noi in curva (e te credo, stamo a 100 km, una volta ci sei venuto a vedere quanto si vede male), nemmeno in panchina, nemmeno da casa sulla tv al plasma, certe cose le vedevi solo tu, e allora grazie per essere stato sovrannaturale. Grazie Totti, grazie d’essere nato qui, di tifare la mia stessa squadra, di essere diventato quello che qualunque ragazzino romanista sogna o ha sognato. Un grazie enorme, spontaneo. Un giorno stavo venendo allo stadio, non ricordo la partita ma era grazie tottiinfrasettimanale. Su Lungotevere c’era il solito delirio, tutti bloccati, non si passava. Nella macchina accanto a quella in cui stavo io c’era una ragazza bellissima. Ma veramente bellissima. E tutti quelli che passavano le dicevano qualcosa, tutti, nessuno escluso. Lei tra l’altro non era infastidita dalla cosa, anzi sembrava molto divertita. A un certo punto uno che si trovava in una macchina davanti è sceso ed è andato da lei. Lei sembrava una regina, lui tracagnotto, capellone, vestito malissimo, tutto scombinato le si avvicina e in maniera rozza, ma non volgare, le comincia a fare i complimenti, ci prova, in qualche modo. Lei si divertiva ancora di più. A un certo punto si è arreso, ha capito che era troppo bella e che non c’era nulla da fare, ma prima di andarsene le ha detto una frase bellissima. Le ha detto “Ao che te devo dì, comunque, grazie d’avemme incontrato”. Francè grazie d’avemme incontrato, se ci pensi, è una frase bellissima. Si ringrazia il fato d’aver posto una fortuna sulla tua strada, non perché tu potessi prenderla, ma perché tu potessi goderne la vista, per un appagamento di bellezza. Quindi grazie Totti. Grazie d’avemme incontrato.

 

grazie tottiIn questi giorni sei stato, giustamente, incensato dal mondo intero. Dal Canada agli Stati Uniti, dall’Indonesia al Brasile. Tutti i campioni di tutti gli sport ti hanno reso omaggio. Come era giusto. E anche i neutrali si sono commossi alle tue parole di domenica scorsa. Noi romanisti abbiamo versato secchi di lacrime. Io ho smesso di piangere martedì, ma solo perché ho deciso di non vedere più nulla, anche perché sono di lacrima facile. Poi dopo un po’ “gli altri” hanno cominciato a trovare comunque esagerato questo incensarti. E io li capisco, se non si conosce la tua e nostra storia insieme sembra esagerato. Capisco chi non lo capisce. E quindi dopo proverò a spiegarlo. Perché il nostro amore per te è stato ed è immenso e unico.
In realtà io questo articolo, che sto scrivendo contravvenendo alle più elementari regole, cioè parlo in prima persona cosa che non si fa mai, non lo volevo scrivere in quanto troppo coinvolto emotivamente. Poi ho capito che era giusto, che lo dovevo fare. E allora permettimi di citare una frase di Stephen King che spiega egregiamente tutti i miei timori: “Le storie più belle sono le più difficili da raccontare, perché le parole le rimpiccioliscono”. Ed è talmente gigante quello di cui dovrò parlare, cioè di te, che le mie parole saranno senz’altro “piccole”.

 

Altra premessa. Tu in un’intervista anni fa dicesti che il tuo più grande desiderio sarebbe stato farti una passeggiata a Via del

grazie totti

Il Presidente canadese Trudeau con la maglia di Totti

Corso come ogni ragazzo normale. Stare per gli affari tuoi e non essere sempre riconosciuto e “venerato” (Ilary raccontò che una volta in un ristorante uno ti si è inginocchiato davanti, capisco che se sei a cena fuori può essere imbarazzante). Quindi noi ci siamo incontrati più volte Francè. E non ti ho mai detto nulla. E dire che tutte le volte che ti ho visto eri gentilissimo con tutti, specie coi bambini. E questo mi è piaciuto molto, perché ti ho visto in strada, o al bar, non in posti dove c’erano i fotografi. Quindi io non ti ho mai chiesto autografi o foto, non t’ho mai rivolto la parola. Per non disturbarti, per darti un paio di minuti da persona normale.

 

Per spiegare il mio gigantesco grazie Totti devo prima di tutto spiegare che romanista sono io. Perché sono romanista, si era intuito? Della prima volta che sono andato allo stadio non ho ricordo, perché avevo due anni. In realtà non sono stato affatto forzato a essere romanista. Anzi, mio padre da piccolo mi portava anche a vedere la Lazio, ma io scelsi Roma. E non credere che sia stata tanto una scelta di convenienza (oddio rispetto alla Lazio di quei tempi magari sì), ma era la Roma di Chinellato la prima della quale mi sono innamorato. De Nadai, Boni. Questi i miei primi idoli. Santarini il mio primo autografo. Questo vuol dire

grazie totti

Un giovane Silla in compagnia di uno stranamente sorridente Pruzzo

anche che non ho proprio 16 anni. Ma mi innamorai dei colori e dello stadio, e dopo che mi sono innamorato la Roma è migliorata, ha cominciato a vincere, prima le Coppe Italia, poi lo Scudetto, insomma crescevo e la Roma diventava sempre più forte, il mio amore le faceva bene. Poi basta. Per una vita niente vittorie. Ma io sempre e comunque abbonato e sempre in curva. E mi sorbivo Bergreen, mi affezionavo a Zinetti, andavo a vedere i ritiri a Vipiteno, Pinzolo. Ci sono stati dei grandissimi che ho amato, Voeller, Pruzzo, Bruno Conti. Poi mi prendevano pure passioni strane per Annoni o Piacentini. Per dire. Ma sono stato lustri senza vincere nulla al di fuori delle Coppe Italia. Poi un giorno un amico mi dice che “c’è un pischello fortissimo in primavera, ma proprio un fuoriclasse, e io ci spero, ma l’avevo sentito anche di Scarchilli e Maini, che per carità non erano proprio malaccio ma insomma … e ti comincio pure a vedere, perché sei del mio quartiere, e passi col Booster e ti vieni a fare le lampade a Via Botero. La prima volta che t’ho visto dal vivo non eri in campo, eri sul Booster. E insomma continuo a essere sempre abbonato, a venirci sempre in qualunque occasione. Ad esempio. 2001, verso aprile, si comincia a pensare seriamente allo scudetto, stavolta sembra proprio vero. Guardo il calendario e vedo la data dell’ultima partita. 17/06/2001. E dopo un po’ mi comincia a serpeggiare un dubbio. Vado a verificare e … cacchio, Federica! Mia cugina, ma non una cugina così, di primo grado, Natale insieme, cresciuti insieme. Ma non si va a sposare? E mo come glielo dico? E vabbé, glielo dico, la chiamo e le dico “Federì te devo dì una cosa” e lei rispose “Da mo che la so la cosa che me devi dì”. Lei e il marito, ovviamente, quando avevano deciso la data delle nozze non potevano immaginare. Vabbè in chiesa ci andai, in motorino, il vigile (era ai Fori e si poteva entrare solo come invitati ai matrimoni) mi disse che non aveva mai visto nessuno andare a un matrimonio in motorino. Gli risposi “Eh ma io devo annà a lo stadio”. E ci riandrei millevolte e mille volte, Federica mi perdonerebbe, perché fu un giorno che non dimenticherò mai. E che ebbe la clamorosa lunghezza di tre mesi, quel giorno finì tre mesi dopo. Ecco tutto ciò l’ho raccontato per dire che tifoso sono. Innamorato. Cresciuto con la frase “La Roma non si discute, si ama”, e io la amo mentre sta città discute, discute, discute …

 

Ora proverò a spiegare perché siamo così innamorati di Totti. Perché diciamo grazie Totti e lo diremo a vita. Nella Roma arriva Totti, esordio con Boskov, crescita con Mazzone, esplosione con Zeman, consacrazione con Capello e Lippi. Gli anni passano e ci troviamo di fronte un fenomeno, è chiaro da subito che è il giocatore più forte della storia della Roma. Ed è romanista. Ed è come noi. E parla come noi. Lo prendono in giro per come parla, lui fa il libro delle barzellette e li frega tutti, e li conquista tutti. Ogni domenica ci regala magie che qui non avevamo visto mai. Ogni domenica. Ed è assolutamente appagante andare in un posto dove sai che ogni volta che ci andrai, vedrai qualcosa che ti entusiasmerà. Tu eri questo. La Roma cresce, migliora, vince. Ma dopo stop. Cominciano i problemi societari e qualche pezzo grosso se ne va e tu sei il più grosso di tutti. Ti vuole il Real, ti vuole il Milan. Ti avrebbero coperto di soldi e gloria. Ovviamente resti guadagnando bene, ma ci mancherebbe altro. Quello dei soldi è un argomento da imbecilli. Soldi ne avresti avuti ovunque. Ma tu a un certo punto lo hai capito che la Champions qui a breve non l’avresti mai vinta. Ma hai scelto di restare. E questo è il momento in cui dall’amore si è passati al sentirti un fratello, un amico, uno di noi al 100%. Da bambini tutti sognavamo di diventare i capitani della Roma. Ma quanti di noi al tuo posto sarebbero rimasti? Tu il sogno da bambino lo hai vissuto fino all’ultimo istante della tua carriera. Poi, come hai detto tu, ti sei tolto la maglia e sei diventato grande. Potevi scegliere Champions e Palloni d’Oro. Ma tu hai scelto noi. Hai scelto il nostro amore. E questo è impagabile. Avresti potuto dialogare con Ronaldo e Roberto Carlos, sei rimasto con Guigou e Jose Angel, avresti grazie tottipotuto lanciare a rete Ronaldinho o Shevchenko, e invece sei rimasto qui a tentare di far segnare Nonda e Mido. Purtroppo qui coppe non te ne potevamo dare, palloni d’oro neanche, perché non vincendo col club non avresti potuto vincerlo. E il nostro amore per te è esploso. Quella volta che hai avuto quel bruttissimo incidente prima dei mondiali. Come eravamo preoccupati tutti allo stadio. Ed eravamo pure preoccupati per te, per la tua delusione di non poterci andare ai mondiali. Perché se riuscivi a prenderti qualche soddisfazione in Nazionale noi eravamo contenti per te. Quel giorno allo stadio a fine partita stavamo tutti al telefono per avere notizie, per sapere che t’era successo. E un tizio che chiamava a casa preoccupato disse una frase che ci fece sbellicare anche in quel momento drammatico. Chiese “Ma nun se sa niente? Hai provato a vede se ce sta magari quarcosa scritto sur sito del Cto”. Che mo te portano al Cto e scrivono i bollettini medici sul sito. Ma eravamo preoccupati, si può capire. Poi il mondiale lo hai vinto, ancora mezzo zoppicante, ma sei stato il GRAZIE TOTTImiglior assist man della competizione. E quella Coppa siamo contenti d’averla vinta, ma in particolare siamo contenti che l’hai vinta tu. E anche in quell’occasione siamo stati vicini. Quando siete tornati io lavoravo sulla Colombo e mi ritrovai col vostro pullman davanti. Ero uno di quella scia di motorini che vi seguivano. E tu e Daniele (De Rossi), eravate agli ultimi posti, il posto che nelle gite scolastiche spetta a quelli più turbolenti, ma che poi sono quelli che ti fanno divertire, e ci avete fatto vedere la coppa. Vi ho seguito fino a Piazza Venezia. Ma a parte la divagazione mondiale il succo del discorso è che questa simbiosi assoluta tra te e il tuo popolo è nata dal tuo gesto di rinunciare a un bel pezzo di gloria per l’amore per la Roma, per Roma e per i romanisti. E questo è impagabile. Grazie Totti per aver fatto quello che dai tempi di Gigi Riva nessuno faceva mai, per essere unico anche in questo. Per essere stato l’ultima bandiera.

 

grazie tottiGrazie Totti per la tua immagine più bella, tu che col viso stravolto dalla gioia ti togli la maglietta dopo il goal dello scudetto al Parma. E in quella smorfia di felicità c’erano tutti i nostri anni di sofferenze che finalmente finivano per quel trionfo tanto atteso. Nella tua faccia stravolta c’era lo stravolgimento di tutti noi. Grazie Totti per tutte le volte, e sono state un’infinità, nelle quali ci hai fatto girare a guardarci in faccia, con gli occhi stupiti e la bocca spalancata a chiederci “ma come ha fatto?”, grazie per quei goal opere d’arte, grazie Totti pure per Vito Scala, che era il mio professore di ginnastica alle superiori, ma che evidentemente con te ha avuto risultati migliori, a dimostrazione che le nostre strade, in un modo o nell’altro, sovente si incrociavano. Glielo scrissi anche a una mia compagna di classe dopo Berlino “Almeno qualcuno del Da Vinci ha vinto il mondiale”. Grazie Totti perché quando qualcuno di fuori Roma mi veniva a trovare e li portavo a fare un giro in motorino poi li portavo sempre a vedere il murales di Totti, e ci fosse mai stato qualcuno che mi abbia detto “Ma dove cavolo mi hai portato?”. Grazie Totti per esserti preso tutti gli insulti destinati in realtà a noi. Alla fine dicevano che oramai camminavi e che non servivi più. Lo diceva chi non ti vedeva, ovviamente. Perché la sforbiciata al derby di un anno e mezzo fa non la fanno neanche i ventenni (ed è abbastanza assurdo che dopo un capolavoro simile si sia parlato più del selfie che del gesto tecnico), perché un anno fa nel finale di stagione ci hai risolto tutte le partite, e anche all’inizio di quest’ultima stagione. Poi ti hanno impedito di giocare, e non riesco a condannare Spalletti, che per me è il miglior allenatore che c’è, ma ovviamente starò sempre dalla tua parte. Grazie Totti per essere stato il nostro più grande campione. Campione vero. E a quei poverini che dicono che Baggio e Del Piero, sì che erano campioni (e lo erano, assolutamente), perché non erano provocatori o non hanno mai sputato o scalciato Balotelli (che poi in realtà quella volta secondo me hai sbagliato per una sola ragione: mancavano cinque minuti e potevamo pareggiare e andare ai supplementari. Era ancora possibile, mannaggia). Vero, hai fatto queste cose e non sono belle cose. Ma ogni tanto ti saltavano i nervi, succede. Ma di Sivori ricordiamo le risse o le giocate? Di Suarez ricorderemo i morsi o i goal pazzeschi? E di Cantona? Certo di Cantona ricorderemo sempre il calcio volante, ma se non fosse stato un campione sarebbe stato un fuori di testa qualunque, e anche Zidane, ahimè, non era un campione, dava le testate! E invece in questi giorni hai avuto il giusto omaggio per il campione che sei, giocatore fortissimo e ragazzo che ha fatto una scelta romantica e bellissima ed è stato ripagato con tutto l’amore possibile.

 

grazie tottiDomenica scorsa, maledetto tempo! Mentre facevi il tuo discorso che ci ha fatto piangere tutti, anche se io in effetti avevo già pianto al mattino, con Isabel che si rotolava in mezzo ai tuoi piedi ignara del fatto che il suo papà era il re assoluto di un regno che non c’è e che stava salutando per l’ultima volta il suo popolo, avrei voluto, veramente, abbracciarti forte, avevo bisogno di farti sentire la forza di quanto ci avevi dato, la riconoscenza per tutto, per tutto quello che c’è stato e che è stato bellissimo. Sei stato sempre una presenza quotidiana e continuerai a esserlo. Per un periodo non abitai a Roma, ma a Bari. Ai tempi in cui c’era Cassano alla Roma (che cose divine faceste assieme). La domenica venivo comunque a Roma per andare allo stadio, ma comunque per sentire più forte il legame io la notte dormivo con la foto di Totti sul comodino. I miei amici baresi che mi ospitarono rimasero basiti. E non è che sono una persona che vive per il calcio e basta, ho tantissimi interessi, amo leggere, scribacchio, amo la musica, vado al cinema ea teatro, ho una compagna meravigliosa, anche se interista, che domenica sera ha capito il mio momento e ha provato a consolarmi. Del resto s’era commossa pure lei. Tu domenica scorsa hai detto di amarci (riducendomi in lacrime peggio di una fan di 12 anni degli One Direction). Noi, io nello specifico ma comunque tutti noi, ti amiamo e ti siamo riconoscenti con tutto il cuore, e domenica s’è visto senza ombra di dubbio. Non potremo mai dimenticare. Perché le cose belle uno le porta con sé. Quindi la prossima volta che ti incontrerò contravverrò al mio principio di non disturbarti. Non ti chiederò autografi o foto, vorrò solo stringerti la mano e poterti dire “Grazie Totti”. Infinitamente grazie.

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@MassimoSilla_

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Massimo Silla

Appassionato di lettura, scrittura, pittura, insomma di qualunque cosa non richieda uno sforzo fisico. Nostalgico e cialtrone ha intrapreso innumerevoli carriere,tra le quali il Babbo Natale, senza mai eccellere in nessuna