Giro – Nibali squalo d’Italia

Vincenzo Nibali è il vincitore della 96ma edizione di un Giro d’ Italia dominato dall’ inizio alla fine dal ventottenne messinese che ha rifilato quasi 5 minuti al colombiano Rigoberto Uran e quasi 6 al mai domo Cadel Evans. E’ la vittoria della maturità e della serenità trovati grazie al matrimonio e al cambio di casacca, l’Astana ha creduto in lui come unico leader costruendogli intorno un team su misura. Il fido Agnoli, fortemente voluto da Vincenzo, il combattivo Kangert e la giovane promessa Aru gli sono stati fianco a fianco per tutte e tre le settimane ed è giusto che Nibali li ringrazi nel momento del trionfo.

Dopo una Vuelta, un terzo al Tour e un secondo e un terzo posto al Giro (unico atleta italiano insieme a Gimondi a raggiungere il podio nei tre grandi giri) arriva l’agognata vittoria, quella che ogni ciclista italiano sogna sin da quando è bambino, che scolpisce il nome di Vincenzo Nibali nell’olimpo di questo sport e restituisce all’Italia un campione all’apice della sua carriera che ha corso dalla prima all’ultima tappa da favorito senza mostrare alcuna pressione. I suoi avversari si sono sgretolati subendo le insidie disseminate nel percorso nervoso: il mal tempo ha frastornato l’altro favorito Wiggins vittima della pioggia e delle sue insicurezze in discesa, mentre alle prime asperità è crollato anche il vincitore dell’anno scorso Hesjedal sulla cui condizione nessuna nutriva dubbi di alcun tipo.

In questo gioco ad eliminazione Vincenzo è sempre rimasto calmo approfittando di ogni situazione per sfiancare gli avversari togliendo sicurezza ai suoi rivali che mai sono riusciti ad impensierirlo. La rosa conquistata dopo la crono di Saltara, che in teoria avrebbe dovuto favorire Wiggins, ha sancito l’inizio della favola del primo corridore siciliano a vincere il giro nonostante il mal tempo e le trappole che hanno reso ogni giorno la corsa dura come solo il giro sa essere. Il monologo siciliano è continuato sulle grandi salite, gestendo la foga di Uran sul Montasio, imprimendo il suo ritmo tra le nebbie dello Jafferau nella splendida vittoria di Santambrogio e controllando agevolmente le mitiche rampe del Galibier che sorridevano all’impresa del ritrovato Giovanni Visconti (altra sorpresa gradita della corsa rosa) che concederà il bis anche nell’arrivo di Vicenza. Con Evans, Uran e Scarponi incapaci di offendere per Vincenzo era giunto il momento di lasciare il segno nella storia del Giro e le ultime tre tappe di montagna erano il terreno perfetto per stravincerlo.

La crono scalata Mori-Polsa dominata dal primo all’ulitmo chilometro e l’impresa delle Tre cime di Lavaredo in cui Nibali se n’è andato da solo tra la neve in mezzo ad una follia in delirio ci riconsegnano lo spirito epico di questo sport e danno all’Italia un fuoriclasse in grado di vincere le grandi corse a tappe per i prossimi anni.

A nulla serve parlare di doping o di tappa annullate perché dare importanza alla stupidità umana o prendersela con la natura e totalmente inutile e sminuirebbe il lavoro di chi, anno dopo anno, organizza una corsa unica al mondo dove ogni tappa non ha mai nulla di banale. Alle gesta dello squalo messinese, va aggiunta la cinquina leggendaria di Mark Cavendish che si è aggiudicato la maglia rossa e tutte le volate a sua disposizione, l’ardore indomito dell’attaccante nato Pirazzi vincitore e dominatore della maglia azzurra di miglior scalatore e la spasmodica lotta all’ultimo sangue per aggiudicarsi la maglia bianca di miglior giovane tra il colombiano Betancour (altra rivelazione del giro) che ha prevalso sul polacco Majka per soli 41 secondi. L’onore della armi a i due piazzati sul podio: Cadel Evans che ha difeso con i denti il podio dal ritorno di Michele Scarponi e Rigoberto Uran che a corso la prima parte del giro a servizio di Wiggins per poi dimostrare il suo valore sulle grandi montagne.

Per Nibali è la gioia più grande della sua carriera, vincere il Giro davanti agli occhi di sua moglie e dei suoi genitori gli ha dato sensazioni uniche, ora si gode il meritato riposo e quasi sicuramente non correrà il Tour che resta ormai l’ultimo traguardo da raggiungere per entrare per sempre nell’Olimpo di questo sport.

 

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Fabio Bandiera

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