Giro: fuochi d’artificio sulle Alpi

Grande incertezza per le sorti del Giro alla vigilia dell’ultima settimana dove le montagne incoroneranno il vincitore di una kermesse che mai come quest’anno risulta incerta ed emozionante con più pretendenti accreditati e tante salite ancora da percorrere

Dopo quindici tappe la maglia rosa in carica, il colombiano Rigoberto Uran ha sfruttato a pieno la cronometro vinicola stracciando i suoi diretti avversari accumulando un vantaggio consistente sui rivali più agguerriti quali Evans e Quintana, ma in salita ha dimostrato di essere attaccabile e le prime tappe alpine, quella di Oropa e di Montecampione emozionanti ascese testimoni delle gesta del Pirata, hanno dimostrato che la sua leadership non è così solida come sembra, anche se il colombiano dell’Omega Quick Step ha dimostrato anche di sapere gestirsi per limitare i danni evitando di rispondere ai continui attacchi degli scalatori del gruppo. Scorrendo la classifica generale c’è da sorridere anche per i colori azzurri, grazie alle sorpresa Fabio Aru (4 a 2’24”)che ha dimostrato con l’impresa di Montecampione di essere il futuro azzurro per le grandi corse a tappe e alla conferma ai piani alti di Domenico Pozzovivo (6 a 2’42”) brillante ad Oropa e in grado quando è in condizione di micidiali accelerate quando le pendenza fanno paura. A completare lo splendido giro dei nostri atleti le due splendide perle di Diego Ulissi (Viggiano e Montecopiolo) e la straordinaria vittoria in rimonta di Enrico Battaglin ad Oropa, sintomo di un ricambio generazionale che fa ben sperare il nuovo c.t. della nazionale Davide Cassani presente come non mai sulle strade del giro nella sua nuova veste.

Gli ultimi sei giorni si prospettano veramente faticosi e a cominciare dalla sedicesima tappa ne vedremo delle belle: Gavia, Stelvio e arrivo a quota 2.059 in Val Martello, per passare giovedì all’inedito arrivo in quota a Rif. Panarotta dopo aver scalato il Pellegrino e il Redebus, venerdì la cronoscalata di 26,8 km da Bassano a Cima Grappa e sabato a chiudere il terribile Zoncolan offrono terreno adatto agli scalatori puri e il favorito della vigilia Nairo Quintana è chiamato a dimostrare dopo l’exploit del Tour 2013 che è lui il degno erede di Pantani capace di fare la differenza sui dislivelli che ci attendono in questi giorni. Orfani di Michele Scarponi e Purito Rodriguez usciti a pezzi dal capitombolo di Montecassino il colombiano della Movistar (5 a 2’40”)è sembrato in ripresa e insieme a Pozzovivo ha dimostrato di poter attaccare Uran con estrema facilità e di poter riaprire i giochi, ma per farlo servono gambe, testa e squadra per cui saranno di fondamentale importanza i gregari e le tattiche di corsa per rendere le tappe dure dall’inizio senza attendere inevitabilmente l’ultima salita.

Meno chance per un Cadel Evans (2 a 1’03”) indomito, ma penalizzato oltre misura da una cronometro nella quale avrebbe dovuto guadagnare secondi preziosi per poi difendersi in salita, l’australiano è sembrato un gradino al di sotto degli scalatori puri e difficilmente potrà competere per il successo finale anche se sarebbe un errore sottovalutare le sue doti di resistenza e la sua grande intelligenza tattica, mentre restano due incognite Pozzovivo e Aru competitivi fino ad oggi, ma chiamati ad una prova di maturità per un podio possibile. Rientrano nel lotto dei papabili al podio anche il polacco Rafal Majka (3 a 1’50”) della Tinkoff Saxo, maglia bianca indiscussa e tenace sulle salite e il francese Pierre Rolland (8 a 4’47”) sempre all’attacco quando la strada sale e imprevedibile nelle sue azioni garibaldine, senza dimenticare altri due giovani che stanno dimostrando la loro competitività nelle gare di tre settimane: Wilco Kelderman ventitrenne olandese volante della Belkin (7 a 3’04”) e il ventisettenne Robert Kiserlowski (9 a 5’44”)campione nazionale croato della Trek due piacevoli sorprese e testimoni dell’equilibrio generale della corsa. Dopo due settimane di dura battaglia e di forti emozioni ce n’è per tutti i gusti: che si aprano le danze sui meravigliosi panorami alpini affollati di gente pronta ad acclamare i funamboli della montagna perché il meglio dell’edizione numero 97 della corsa rosa sta per arrivare ed è ancora tutto da vivere.

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Fabio Bandiera

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