Finale col botto per il Sei Nazioni!

Il tanto fatidico cucchiaio di legno, che non era nostro da un po’, è tornato sul suolo italiano. Ultimo posto per gli azzurri, con un totale di zero partite vinte. Ultima sconfitta proprio ieri, in casa, con l’Inghilterra. Uno stadio Olimpico che ha ospitato più di 70.000 spettatori, e le magliette bianche e rosse erano davvero tante. Gli inglesi sono arrivati da tutte le parti: Liverpool, Richmond, Londra e così via, tutti a sostenere la loro squadra. Uno stadio che ha accolto un “God save the Queen” degno di lode, e non solo a inizio partita. E gli inglesi sono stati sì, salvati, ma non fino in fondo. La Francia non ha fatto il suo dovere e l‘Irlanda, nonostante una partita dominata in parte dai francesi e piena di tensione, ha vinto il torneo, portandosi a casa una coppa più che meritata. Gli irlandesi non vincevano dal 2009. {ads1}
E l’Italia, in tutto ciò, dov’è? Quell’Italia che ieri ha lasciato il campo senza neanche fare il giro dello stadio, senza neanche salutare i tifosi. Un’Italia amareggiata, delusa, stanca. Ma di cosa? Jaques Brunel, nonostante le critiche, non si è tirato affatto indietro. “E’ mancato quasi tutto. Abbiamo lavorato tutta la settimana sul possesso. Ma poi fin dall’inizio abbiamo commesso errori gravi proprio nella gestione del possesso. Poi la superiorità fisica inglese ci ha reso tutta la vita troppo complicata. Da dove ripartiamo? Dall’indietro. Avevamo le nostre ambizioni: vogliamo, possiamo fare molto di più. Non va bene la qualità delle nostre prestazioni in rapporto a quanto abbiamo investito. Abbiamo una squadra che con l’Inghilterra è stata in difficoltà anche sotto il profilo fisico. Non va. Siamo a un anno dal Mondiale: che vogliamo fare? Vogliamo avere un ruolo?”.

 

E, come se non bastasse, ha poi aggiunto: “Dobbiamo cercare di capire perché siamo retrocessi così rispetto al 2013. La squadra dopo 25 minuti entra in crisi fisicamente. Dobbiamo chiederci se siamo in grado di mantenere certi livelli, dobbiamo chiederci come si deve fare per mantenere le ambizioni del movimento italiano. Abbiamo giocato un Sei Nazioni con tanti ragazzi che non sapevano quale futuro li aspetta. E questo non aiuta di certo. La testa aiuta il fisico, vale tanto. Ma non c’è solo questo: mettiamoci a studiare per capire quali mezzi servono e quali sono i nostri obiettivi per cui lavorare. Se volete adesso una risposta io non posso darvela: prima devo parlare con la Federazione e trovare insieme le soluzione per ripartire” (ndr. Intervista a cura de La Gazzetta dello Sport).
Come dare torto al c.t.! Senza dubbio ci sono da rivedere molte cose. La difesa che c’è ma non si vede, ed è il nostro punto di forza, così sembrava. Delle punizioni guadagnate che non entrano mai dentro quei pali. Delle palle perse e delle mani a volte fin troppo scivolose. Delle mete che sembrano quasi andare a buon fine, ma non passano mai. Delle rincorse che sono lente. Si potrebbe continuare ancora quest’elenco, ma il concetto è chiaro. C’è da rivedere tutta la squadra, la testa, la mente e il fisico. Ieri in campo c’è stato anche un esordio per gli azzurri. Bisognerà puntare sui nuovi arrivati? Ma saranno in grado di fronteggiare i grandi big? Tante domande, nessuna risposta e nessuna certezza. Tempo al tempo, si dice. Ma qui parliamo di una bomba che, ormai, è esplosa e rimettere insieme i pezzi non sarà facile.

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Flavia Capoano

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