Finale Champions League: la solitudine dei numeri uno

FINALE CHAMPIONS LEAGUE: IL PRIMO TEMPO – Tutto come da copione, o quasi. Il Real Madrid si impone ancora, per la terza volta consecutiva, la quarta in cinque anni, segno di un dominio totale di rara longevità nella storia del calcio mondiale. Il Liverpool prova a fare il suo con le armi usate fino ad oggi: tanta corsa, pressing forsennato, le tre frecce del tridente pronte a muoversi a mille all’ora. Questa volta però contro non c’è il Siviglia, il Maribor o lo Spartak Mosca. Non c’è il Porto e non c’è la Roma. Non c’è nemmeno il Manchester City, unica vera squadra di spessore internazionale affrontata in un percorso decisamente favorevole. C’è invece una corazzata ricca di campioni, tradizione ed esperienza. E il Real Madrid ha studiato bene per questo ennesimo esame. Lascia che sia il Liverpool a fare il gioco, si limita a contenere senza paura di usare le maniere forti quando serve, in attesa di un fisiologico calo Reds. L’episodio che cambia la partita avviene alla mezz’ora del primo tempo. Ramos è scaltro e smaliziato nell’agganciare Salah, i due volano a terra, l’egiziano cade sulla spalla, sospetta frattura della clavicola. L’unico vero contendente al pallone d’oro di Ronaldo esce dallo stadio in lacrime con una caduta ha compromesso insieme finale di Champions League e mondiale.

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Il momento dell’infortunio a Salah

FINALE CHAMPIONS LEAGUE: LA RIPRESA – Il Liverpool tiene bene il campo, ma, come da programma blancos, con il passare dei minuti il pressing diventa meno efficace. Isco si trova sui piedi la palla dell’1-0, ma colpisce la traversa. Dall’altra parte è il solo Mané a provare a impensierire i quattro difensori del Real. Poi succede l’incredibile. Lancio in profondità troppo lungo per Benzema, che viene raccolto dal portiere dei Reds. Karius prende la palla e la rilancia verso il terzino, non rendendosi conto che l’attaccante francese è lì davanti e che riesce a deviare la sfera in rete. 1-0 nell’incredulità generale. Il Liverpool accusa il colpo, il Real sente già le mani sulla tredicesima coppa, ma Mané non è d’accordo. Calcio d’angolo battuto a spiovere sul secondo palo, sponda verso l’area piccola con l’attaccante senegalese che devia in rete da pochi passi l’1-1. Karius ringrazia la sua buona stella: perdere con una papera del genere sarebbe stato un incubo. Zidane manda in campo Bale per Isco, nel Liverpool, per Salah era entrato Lallana. Si potrebbe riassumere così il divario tra le due squadre in campo. Proprio Bale, appena entrato, realizza una splendida rovesciata dal limite dell’area di rigore. Un gesto atletico e tecnico di rara bellezza, degno di diventare la copertina Champions per molti anni a venire. 2-1 Real.

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Il gesto atletico di Bale

FINALE CHAMPIONS LEAGUE: L’INCUBO KARIUS – Il Liverpool accusa di nuovo il colpo, il Real gestisce il ritmo e il palleggio. Ronaldo sembra la brutta copia di se stesso, si sbraccia, litiga con i compagni, non azzecca un passaggio a un metro. Il Liverpool ci mette il cuore, ma il palo nega il pareggio e la doppietta al commovente Mané. Sembra una partita che il Real non riesce a chiudere e che il Liverpool potrebbe riaprire con un episodio, ma l’episodio che arriva non è quello sperato dai tifosi inglesi. Bale stoppa un pallone sulla trequarti, si porta avanti la palla e calcia da oltre 35 metri. La palla è tesa e sembra facile per Karius che inspiegabilmente, invece di respingerla con i pugni, la smorza a mani aperte, facendola finire nella sua porta. Altro errore clamoroso, partita finita e coppa al Real. Finisce con Ramos che alza la coppa numero tredici della storia del Real, la quinta della sua carriera, e con Karius a terra, disperato, abbandonato da tutti i suoi compagni. Il dramma sportivo di un uomo che da una serata così potrebbe anche non riprendersi più. Il Liverpool si frantuma nella serata più importante. Klopp perde un’altra finale dopo quella giocata con il suo Dortmund. Zidane diventa il primo allenatore nella storia a vincere tre Champions consecutive, e considerando che allena da due anni e mezzo, si potrebbe parlare di impresa senza precedenti. Il Real a fine partita incassa quello che suona come un addio di un Cristiano Ronaldo scuro in volto. Che sia giunto il tempo di rinnovarsi anche per quella che verrà ricordata come una delle squadre più forti di tutti i tempi.

 

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La disperazione di Karius

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Mauro Zini

Coach di basket, aspirante giornalista sportivo, laureando in comunicazione pubblica e d'impresa, sarebbe fantastico saper fare almeno una di queste cose. Appassionato di libri, cinema e serie TV, praticamente un Nerd da quando non era di moda esserlo.