Espulsioni amare per la Nazionale maschile di Pallavolo al Final Six

Lo sport è disciplina e, come tutti i lavori nella vita, anche questo esige e ha delle regole che devono essere rispettate, specie se si è in trasferta con la Nazionale dove, oltre a te stesso, il valore di squadra è quello che viene al primo posto.

Però accade che delle volte, qualcosa va storto. Non dovrebbe capitare, ma succede. Questo è quello che sta vivendo la nazionale maschile di pallavolo, direttamente dal ritiro in Brasile, che si è trovata con quattro atleti in meno. Su segnalazione del tecnico federale, Mauro Berruto, sono stati convocati tre pallavolisti nei giorni scorsi, arrivati lì per prendere parte alle Finali della 26esima edizione di World League che ha inizio proprio oggi. Davide Saitta, Iacopo Botto e Gabriele Nelli sostituiranno, infatti, Dragan Travica, Ivan Zaytsev, Giulio Sabbi e Luigi Randazzo che hanno lasciato il Sudamerica per motivi disciplinari su decisione dello staff tecnico e della dirigenza, avendo disatteso delle indicazioni acquisite da tutto il resto della squadra.

“Ci sono valori che devono essere il fondamento di ogni azione quando si veste la maglia azzurra. Se questo non era chiaro da oggi sono certo che lo sarà”, afferma il c.t. dell’Italvolley, Mauro Berruto. “Questa decisione, presa in accordo con la Federazione, ha il significato di rimettere al centro di ogni progetto tecnico il valore del rispetto dei ruoli e delle regole”, ha aggiunto poi in una dichiarazione sul sito ufficiale della Fipav.

I quattro pallavolisti azzurri si sono ritrovati, così, con la valigia fatta alla porta e un posto su un aereo di sola andata. Tra i quattro nomi, quello che spicca è senza dubbio Dragan Travica, il capitano della Nazionale, che sulla sua pagina di Facebook ha lasciato un messaggio di scuse: “Sono appena rientrato a casa dal Brasile. Il viaggio è stato molto lungo e insonne. […]Mi dispiace profondamente per la situazione che si sta venendo a creare, ma mi sento abbastanza maturo e forte per sopportare ogni tipo di giudizio. Non servono giustificazioni, prese di posizione, vittimismi, non è nel mio stile. Mi prendo tutto quello che c’è da prendere. Perché è giusto così. Mi dispiace soprattutto per chi ci sostiene e per chi ci ha sempre seguito con tanto affetto. Voi siete i primi che non meritate tutto ciò”.

Delle quattro espulsioni è Ivan Zaytsev, pallavolista di ventisei anni che ha debuttato in azzurro nel 2010 vincendo due argenti Europei e il bronzo olimpico, a spiegare meglio quello che è successo in una lettera inviata il giorno seguente della quale riportiamo alcuni passaggi.

“Ho sbagliato, ho infranto una regola, ho scelto di non rispettare l’orario di rientro fissato per 23:30 di sabato sera tornando in camera di fatto alle 2:30. Il conseguente allontanamento è stato duro, crudele da accettare ma assolutamente comprensibile e mi rimetto alla decisione presa da Mauro, lo Staff e la Federazione Italiana Pallavolo. Ho tradito la loro fiducia, quella di tutti i compagni e non sono stato un esempio da seguire o imitare per voi che mi sostenete. […] Inutile spiegare che non avevo minimamente immaginato le conseguenze ma non cerco alibi o attenuanti, mi sono fatto il mazzo fino ad ora per rientrare in forma, per dimostrare che potevo reggere l’ennesimo cambio di ruolo, sapete tutti che non ero affatto convinto di riuscire a farlo nei migliori dei modi ma avevo dato questa disponibilità e la possibilità a me stesso di provarci con ogni goccia di sudore in palestra e in campo. E poi.. Poi mi sono dato la zappa sui piedi da solo. […] Ho mille emozioni nel cuore e non potevo non dirvi queste parole, ci metto la faccia, d’altronde sono fermamente convinto che assumersi le proprie responsabilità fosse doveroso come Uomo in primis, Atleta rappresentante dell’Italia, come compagno di squadra, marito e padre di famiglia, figlio e punto di riferimento per molti di voi”.

Quello che resta da fare, adesso, è concentrarsi sul debutto nella Final Six della World League, e dare un sostegno agli azzurri che scenderanno in campo perché, sicuramente, ne avranno bisogno.

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Flavia Capoano