E se un giorno ci rompessimo le palle di questo ciclismo?

 Non se ne può semplicemente più di uno sport in cui il confine tra l’autenticità ed il falso è perversamente sottile, difficile da cogliere anche per coloro che con la bicicletta in mano ci sono cresciuti e ci hanno vissuto. Basso, Scarponi, Di Luca, Contador, Armstrong non sono altro che le punte di un sistema diabolico, vittime di un ego smisurato e carnefici del loro sport e dei loro tifosi. Non fosse bastata la commediola sentimentale inscenata dal celeberrimo ciclista texano, piuttosto che il tragico pentimento dell’azzurro Gasparre, ci ha pensato lo scoop della Gazzetta dello Sport, su Mario Cipollini, ad aprire gli occhi anche dei più testardi, il ciclismo è marcio sino al midollo e per salvarlo bisognerebbe cancellarlo. Pure il Re Leone, dunque, sarebbe stato sedotto dalle promesse di vana gloria offerte dal santone spagnolo Eufemiano Fuentes, e si sarebbe sottoposto, scientemente, ad un programma accurato e scadenzato che nel 2002 lo avrebbe portato a vincere la Milano-Sanremo, la Gand-Wevelgem ed il titolo iridato di Zolder, davanti a degli altri presunti fenomeni come McEwen e Zabel. Perderemmo, così, anche il cannibale delle volate, quel ciclone che partiva ai 300 metri dal traguardo lasciando i rivali a mangiarne la polvere, quell’uomo che, quando indossò la prima maglia gialla della sua carriera, affermò essergli stata preconizzata, assieme a quella iridata poi effettivamente conquistata, da una persona sconosciuta sulla cui identità oggi si potrebbe malignare.

Per gli amanti di questo sport sarebbe l’ennesima tranvata, ma dopo l’ostinato negazionismo iniziale di Basso, dopo il “mobbing” spavaldo di Armstrong nei confronti di chi lo accusava, dopo l’accusa circostanziata di Contador a quella maledetta bistecca dopata che gli ha alterato le analisi del sangue, ciò che si può consigliare a Cipollini, se è effettivamente colpevole, è di vuotare il sacco subito, perchè di frignoni in televisione ne abbiamo visti troppi. Non ci resta, dunque, che attendere assuefatti le prossime confessioni o le venture indagini che appiccicheranno melma sul passato e sul presente di qualche altro falso fenomeno, ricordando, con inalterato dolore, uno dei pochi ciclisti affossati dal sistema e fisicamente annientati senza essere mai risultato positivo ad un controllo antidoping, un abbraccio a Marco Pantani, additato come appestato da un mondo di vigliacchi.

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