Djokovic implacabile: sua anche Roma

Il serbo conquista il Foro Italico vanificando l’ultima chance per Federer di trionfare fra i sette colli. Il torneo non ha dissolto i dubbi di Nadal. Terzo successo per Maria Sharapova, vittoriosa sulla Suarez Navarro malgrado una giornata non brillante. Le buche mettono d’accordo tutti.

Il circuito ATP dovrebbe preoccuparsi. Al massimo livello Djokovic è imbattuto dallo scorso ottobre, semifinale di Shanghai contro Federer. A Roma ha perso tre set nei primi incontri, ha superato Ferrer in semifinale e ieri è stato perfetto contro Federer. Ora lo attende il Roland Garros, unico mayor da lui mai conquistato. Se stavolta ce la farà, ed al momento non si vede chi possa contrastarlo, si inizierebbe a parlare di Grand Slam.
Fra i cinque avversari fronteggiati quello che lo ha messo davvero in difficoltà è stato Bellucci. Il brasiliano ha tirato tutto strappandogli il primo set come già gli era riuscito nella semifinale di Madrid del 2011, ma non poteva mantenere quel ritmo a lungo. Contro Nishikori e Ferrer è bastato che Nole giocasse con attenzione nei momenti chiave.
Dalla finale contro Federer ci si aspettava forse di più. E’ stata tesa, tirata, non eccezionale ma di buon livello solo nel primo set. In equilibrio fino al 4-4, nel game successivo Nole parte 0-30, disturbato da uno spettatore non fa una piega e piazza un ace, concede palla break, la salva con la seconda, tiene il servizio e lo strappa allo svizzero sul 5-4 grazie a tre risposte su altrettante prime. Invece di reagire Roger perde la battuta sullo 0-1 e da lì la partita si svuota di significato. Merito di Nole aver servito meglio, più alta percentuale di prime, più punti sia con la prima che con la seconda, aiutato dalla sua superiorità in risposta.
Per Federer è stata la quarta finale persa. Restano nella memoria le sue magie nei quarti con Berdych ed in semifinale con Wawrinka, e pensare che non doveva venire. L’eterno Svizzera2 si è consegnato al connazionale dopo essere scattato sul 3 a 0 ed avergli eliminato l’avversario più ostico. Wawrinka-Nadal è stato forse il miglior match di un torneo dalle partite non memorabili, nulla a che vedere con Nadal-Murray e Djokovic-Raonic 2014. Altra delusione per il maiorchino, del quale resta apprezzabile solo la voglia di non arrendersi. Non si muove come prima però e colpisce ancora troppo corto.
Nei primi anni a Roma dubito che Maria Sharapova avrebbe pensato di poter alzare il trofeo tre volte, è incredibile come dal post infortunio alla spalla la sua attitudine alla terra sia cambiata così radicalmente, basti pensare all’utilizzo che fa ora della palla corta. E’ stata perfetta nei quarti contro la Azarenka, che sta cercando di ritrovare le proprie certezze dopo la lunga assenza del circuito. In semifinale ha avuto la meglio sulla rivelazione Gavrilova, che pur menomata correva da un lato all’altro riprendendo tutto. In finale ha giocato male, non ha trovato continuità con il servizio. Ma dopo 2h36′ ha dato 6-1 al terzo a Carla Suarez Navarro, prima finalista con il rovescio ad una mano dalla Mauresmo. La spagnola aveva rimontato la Bouchard, profittato della discontinuità della Kvitova e degli errori della Halep. Con le sue traiettorie diverse ha fatto giocare male anche la Sharapova, che però si distingue dalle altre per la capacità di non mollare, quelle doti caratteriali innate che si porta dietro sin da ragazzina.
E’ stata un bella nove giorni, tanta gente, ottimo successo. Resta però una macchia pesante: le buche sul Centrale. Quando lo diceva Almagro si poteva pensare “ok, è il solito Almagro” ma poi se ne sono lamentati tutti. Si è assistito a scene surreali, inservienti che lavoravano sul terreno quasi ad ogni cambio di campo, a volte coprivano i buchi più grossi con del cemento. Si sono visti giocatori piantarsi negli allunghi o nei cambi di direzione, con serio rischio di infortuni. Il nostro Centrale è il secondo campo di terra rossa più importante del mondo e vogliamo che rimanga tale. Pertanto da appassionati chiediamo, anzi pretendiamo che nel 2016 il fondo sia all’altezza del suo prestigio.

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michele sarno