Djokovic è rimasto da solo?

Il numero 1 vince anche Montecarlo, sconfitto in tre set un buon Berdych. Il dominio del serbo pare non conoscere ostacoli, in attesa della prova parigina. Nadal in leggero progresso, tradito solo da due settimi game. Declinante Federer in versione terra rossa, Monflis diverte, mediocre torneo degli italiani.

Da Parigi Bercy 2014, Novak Djokovic non ha fatto altro che vincere: ha alzato il quinto Australian Open, ha conquistato il quarto Masters e si è aggiudicato gli ultimi quattro mille. Siamo di fronte ad una dittatura, il serbo sta dominando il circuito ancor di più rispetto al celebre 2011. Allora non aveva partecipato a Montecarlo e gli avversari erano più giovani, sani ed agguerriti.
All’orizzonte si staglia il Roland Garros, unico Slam che manca alla sua bacheca e Rafa Nadal nove volte suo detentore. Da qui all’inizio di Parigi ci saranno Madrid e Roma, lo spagnolo potrà affinare la forma e tornare ad essere un contendente.
Nel tennis, il settimo è da sempre un game chiave, spesso ha il potere di indirizzare i set. Concetto sublimato sabato nel corso della semifinale tra Djokovic e Nadal. Le emozioni ed i colpi migliori della partita si sono concentrati quasi tutti negli oltre 20′ combinati sul 3 a 3 del primo e del secondo. Il serbo se è aggiudicato entrambi i giochi per poi non concedere più nulla.
Rafa era scattato meglio in partenza, 2-0 con palla del doppio break, prima di incassare l’aggancio avversario. Nole è uscito vittorioso dal citato settimo game per poi piazzare il break e chiudere 6-3. Equilibrio in avvio di secondo, altro show sul 3 pari ma Nadal ha avuto la colpa di non chiudere avendo servito sul 40-0 e da lì il match è scivolato via. E’ il punteggio più netto a favore del serbo nelle loro sfide, sorprendente la superiorità mostrata dal vincitore con il dritto. Eppure, rispetto alla tremolante versione maiorchina di inizio stagione, qualche segnale confortante, in attesa di riscontri, sta arrivando, i successi contro Isner e Ferrer lo dimostrano. Certo, Rafa gioca ancora troppo corto e sbaglia tanto, rispetto ai suoi standard.
Il pericolo principale per Djokovic sembra al momento essere la rilassatezza. E’ questa la sensazione che ha dato nell’avvio della finale contro Berdych, giunto lì senza patemi, profittando di qualche eliminazione dalla sua parte, dei problemi fisici di Raonic, dei colpi leggeri di Monflis.
Il ceco è salito sul 3-1, solito martellamento di colpi da ambo i lati, poi si è svegliato Djokovic, ha infilato quattro games di fila e malgrado ulteriore distrazione ha chiuso 7-5 con una accelerazione di dritto. Dopo tre palle break salvate dal serbo nel 5° gioco, la pioggia ormai battente ha costretto i contendenti ad una interruzione di oltre un’ora. Alla ripresa il ceco ha ottenuto il break nel fatale settimo game, fino al 6-4. Terzo set di marca serba: Nole è schizzato 4 a 0 ma Thomas ha avuto ancora l’opportunità di rientrare e sul 2-4 si è giocato, invero male, una la palla break. Dopo 2h38′ di spettacolo non eccelso ma gradevole è stato ancora il serbo ad alzare le braccia. Berdych ha prodotto più tennis, 8 vincenti ma anche 12 errori in più. Ha confermato di essere vicino al suo avversario sulla terra dopo le ultime imbarazzanti sconfitte sul cemento.
I pochi sussulti del torneo sono venuti da Monflis, che ha eliminato prima Dolgopolov, poi Federer per infine dominare Dimitrov in quarti. Il campione svizzero non sembra essere più competitivo sulla terra rossa e se non vince i tie break per lui si fa dura. Con Monflis ha ceduto quello del secondo set e la partita essendosi trovato sul 5-3 ma giocando di peste da lì in avanti. Qualche segnale di vita da Cilic, eclissatosi dopo l’incredibile UsOpen, prosegue la crisi nera di Wawrinka, che qui difendeva il titolo ma ha rimediato tre games da Dimitrov. Il bulgaro, poi deludente contro Monflis, aveva battuto in 2° turno Fognini, l’unico italiano capace di vincere una partita, peraltro contro Janowicz acciaccato. Fabio e Bolelli hanno raggiunto la finale del doppio, perduta contro i Bryan.

Monflis semifinale a Montecarlo

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michele sarno