Derby andaluso a reti inviolate

L’evento che tutta Siviglia aspettava dopo, se non quanto, la Semana Santa: il derby andaluso tra i bianco-verdi del Betis e i bianco-rossi del Siviglia. La sicurezza è ampliata, gli spalti sono gremiti. Il colpo d’occhio è affascinante: una marea verde spezzata da una macchia rossa in netta minoranza. Siamo al Benito Villamarin, casa dei bianco-verdi, e tutto sembra spingere verso un grande spettacolo. Ma lo spettacolo non arriva, il derby finisce a reti inviolate.

stadio betis sivigliaLa partita appare come un racconto di Dino Buzzati nell’attesa di qualcosa che non si realizza, nella speranza, continuamente rimandata, di qualcosa che si avvicina ma non si avvera. Lo stadio incita, urla, sostiene, spinge i suoi beniamini ma l’equilibrio che si crea sul rettangolo verde regge e non cede. È una partita all’insegna del nervosismo con un gioco alquanto spezzettato e i dodici cartellini gialli lo confermano (7 per il Betis, 5 per il Siviglia). Solo due lampi bianco-rossi, uno per tempo, avevano dato l’illusione di spezzare l’incantesimo. Sono arrivati sui piedi di Gameiro che, in entrambe le occasioni, si fa ipnotizzare dall’uscita tempestiva di Adan. L’uomo atteso dal popolo di fede betica, Dani Ceballos, dimostra un amore per il pallone, classico dei 10, eccessivo. La sua brama di risultare decisivo nel derby contro la squadra che lo aveva scartato quando ancora era un ragazzino è romantica ma fin troppo e, da vero personaggio romantico, s’appassiona, si agita, esagera e si perde. Nonostante questo si prende l’applauso meritato dei suoi sostenitori. Il suo dirimpettaio, Ever Banega, lavora, invece, nell’ombra preoccupandosi maggiormente di portare aiuto alla fase difensiva contenendo l’impeto a intermittenza del Betis.

Forse soltanto due giocatori avevano il potere di rompere l’equilibrio, di avverare ciò che lo stadio chiedeva insistentemente. Uno per parte, ognuno un pezzo di storia dei due club: il torero e la perla di Utrera. Rispettivamente: Joaquin, classe ’81, dall’ormai spunto sbiadito che ogni tanto, durante la serata, accende la folla insaccandosi su se stesso e puntando l’avversario, dipingendo dribbling non così più incisivi; dall’altra parte Reyes, classe ’83, che rimane seduto in panchina per buona parte della gara e non ha il tempo per entrare in partita. Loro avrebbero potuto ma come in un vero racconto di Dino Buzzati non gli è stato possibile.

Lo spettacolo, dunque, è rimandato ma non di molto. L’attesa, infatti, per il prossimo derby andaluso non sarà lunga. Al termine delle vacanze natalizie, Siviglia e Betis si incontreranno due volte nel giro di una settimana (andata e ritorno della Copa del Rey). E la città di Siviglia si fermerà ancora vivendo una Semana Santa diversa dal solito bramando ciò che ancora non è successo.

Twitter: @Francesco Nespoli

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Francesco Nespoli

Laureato in lettere moderne all'università di Torino e in "Editoria e Scrittura" alla Sapienza. Appassionato di vari sport tra cui calcio, tennis e rugby ma di gran lunga il preferito non è tra questi. Si tratta, invece, del buon, caro, vecchio, sano subbuteo (s'intenda che parlo dell'old subbuteo e non della variante moderna definita con un asettico e privo di fantasia "calcio da tavolo"). Idolo indiscusso non può che essere l'ornitologo Peter Adolph accompagnato da P. P. Pasolini e dal cinico Nanni Moretti (quello di Palombella Rossa, in particolare).