Degenkolb fantastico bis, sua la Roubaix

Fantastico bis del tedesco John Degenkolb che dopo la Milano Sanremo trionfa a braccia alzate al velodrom di Roubaix grazie ad una volata imperiosa davanti a Stybar e Van Avermaet costretti ad accontentarsi delle piazze d’onore inchinandosi di fronte all’esplosività del ventiseienne della Giant Alpecin. Degenkolb è il secondo atleta tedesco ad aggiudicarsi la classica delle classiche – il primo su Josef Fisher che vinse l’edizione n. 1 nel 1886 – e il terzo in assoluto ad aver vinto nello stesso anno Sanremo e Roubaix – l’ultimo fu Sean Kelly nel 1986 – dimostrando grande attitudine e straordinario acume tattico per le corse di un giorno uniti alle capacità indiscusse da finisseur in volata. Doti che e lo proiettano nell’olimpo dei grandi del ciclismo e tra i favoriti d’obbligo anche delle prossime Amstel Gold Race e Liegi Baston Liegi. Tempo buono per l’edizione numero 113, dalla partenza di Parigi fino all’arrivo con 253km da percorrere di cui 52 in pavè.

La media di gara è sin dall’inizio altissima con la prima ora ai 50 all’ora e vari tentativi di fuga una delle quali riesce ad aver fortuna con nove corridori di secondo piano pronti ad andare a tutta e il gruppo dei big a lasciar fare. All’uscita della mitica foresta di Aremberg gruppo compatto e nessuna selezione, ma è un passaggio a livello a dividere in due tronconi il gruppo con Arnaud Dèmare della FdJ che va a sbattere sull’asta pur di poter passare rischiando seriamente la propria incolumità. Ai 50 dal traguardo la corsa entra nel vivo, i nove battistrada rimangono in sette, il vantaggio cala inevitabilmente e tra i big inizia la bagarre. Ci prova Stijn Vandenbergh sul tratto numero 10 di pavè, poi è la volta di Jens Debusschere della Lotto che ai -35 si trascina un gruppetto con Quinziato, Sinkeldam e Wynants ripresi anche loro e sul tratto di Templeuve è il turno di Bradley Wiggins (alla sua ultima corsa su strada) che raggiunge Vandenbergh e Debusschere e insieme a Stybar tenta l’allungo. I quattro vengono raggiunti da Van Avermaet che tenta la sortita, ma sul sesto tratto di pavè e ancora Wiggins a menare le danze riducendo drasticamente il drappello dei pretendenti a una ventina di corridori con la fuga ormai sotto controllo e costretta ad alzare bandiera bianca ai 22 dall’arrivo. Sul tratto numero 5 di pavè il belga Roelandts della Lotto e il croato Bozic dell’Astana riescono a sganciarsi e a guadagnare una ventina di secondi con il belga che approfittando del pavè s’invola tutto solo, ma è la volta del temutissimo Carrefour de l’Arbre tirato a tutta dai big con Bozic ripreso e Roelandts nel mirino.

Siamo ai meno 13 tenta Lars Bom, ma Terpstra fa buona guardia e riporta il gruppetto su Roelandts, nel frattempo ripartono in contrattacco Lampaert della Quick Step e l’indomito Van Avermaet avvantaggiandosi di qualche metro, ed è qui che inizia il capolavoro di John Degenkolb. Si riporta tutto solo, grazie all’aiuto del compagno di squadra De Backer, sui due fuggitivi ai -6 dall’arrivo con Keukeleire, Boom, Stybar ed Elmiger all’inseguimento mentre Wiggins, Terpstra, Sagan e Kristoff perdono contatto compromettendo definitivamente i sogni di gloria. Lampaert e Van Avermaet, sapendo di essere battuti allo sprint,  non collaborano e il vantaggio del terzetto si dimezza in un amen col solo Degenkolb a spingere a tutta. Ai -4 e Stybar ad avere le gambe per riportarsi sul terzetto al comando, i sette si ricongiungono proprio in vista dello striscione dell’ultimo chilometro. Si entra nel velodromo e al suono della campanella iniziano gli scatti con Stybar in testa che viene affiancato da un freccia vestita di nero che ai 250 saluti tutti involandosi a braccia alzate nella storia. Capolavoro tattico e grandi gambe fanno di questo ragazzone tedesco l’indiscusso Re delle classiche del Nord e il meglio deve ancora venire, mentre l’italietta del ciclismo è costretta ad accontentarsi del 22 posto del pur bravo Marco Marcato nell’attesa dei Bartoli, Bettini e Ballerini che furono, quest’ultimo che un destino  crudele ci ha portato via troppo presto l’ha vinta per ben due volte e da lassù di sicuro si emoziona ogni volta che le quattro ruote toccano il pavè o sprintano tra la folla nel Velodrom.

Vuoi commentare l'articolo?

Fabio Bandiera