Coppa Italia: (Quasi) miracolo a Milano

Il miracolo, di per sé, è un fatto contrario alle leggi della natura e prodotto per potenza soprannaturale. O più semplicemente una cosa grande e meravigliosa. O ancora una cosa non sperata, letteralmente che ha poca speranza di accadere. Tutto questo è stato sfiorato a Milano ieri sera. La miglior descrizione possibile di ciò che è successo  in Coppa Italia tra Juventus e Inter alla Scala del calcio.

Doveva essere una semifinale di ritorno con un verdetto già scritto e così non è stato. Gli undici bianconeri, intorpiditi dal loro ampio vantaggio maturato nella sfida di andata, sono stati in balìa della furia eroica nerazzurra spinta dal desiderio bruciante di sanare una ferita aperta nell’orgoglio.

palacio miracolo

Rodrigo Palacio dopo l’errore dal dischetto

Due volte Brozovic e una volta Perisic. Così si è ristabilita la parità. Il derby d’Italia è una sfida infinita che ha quel sapore delle sfide epiche che Omero tanto tempo fa ha narrato al popolo greco, anche se è una semifinale di Coppa Italia dal finale già scritto. La pioggia battente, fitta e intensa s’inserisce perfettamente nel contesto, da cornice per un quadro appassionante e tumultuoso. Onestamente non è una bella partita dal punto di vista tecnico e tattico: tanti errori, tanti scontri, tanti ammoniti, tanti assoli. Ma quello che conta è l’andamento nevrotico, isterico del match sotto il controllo delle mutevoli emozioni e stati d’animo dei giocatori. Il coraggio quasi insensato, e per questo efficace e ammirevole, degli interisti e la paura degli juventini. Quella paura che uno straniero prova in terra straniera contro il suo rivale storico dopo aver pensato che esso fosse affossato e non in grado di riprendersi. E così subisce le reiterate folate rabbiose dell’Inter. Ma regge quel tanto che basta prolungando oltre i novanta minuti il duello. E quale epilogo migliore se non affidare alla sorte la vittoria? Così i rigori come ultimo atto. Tra la vittoria e la sconfitta passa una differenza di pochissimi centimetri: la traversa-linea di Palacio condanna l’Inter a un quasi miracolo dal sapore amaro.

La coppa Italia per una sera ha assunto le sembianze della F.A. Cup. Quella bellissima e prestigiosa coppa di tradizione anglosassone che all’Italia manca. Abbiamo cercato di importarla nel nostro calcio cambiando il regolamento del torneo (partita secca fino ai quarti, finale unica stabilmente nella Capitale) ma nulla di questo è servito. Soltanto ieri sera Juve e Inter (soprattutto l’Inter) ne hanno svelato il segreto che già, bisogna dirlo, l’Alessandria ci aveva fatto intravedere: lo spirito. Lo spirito dei giocatori, degli allenatori quanto dei tifosi. Questo è l’ingrediente principale, da cui si deve partire, per avere finalmente una nostra F.A. Cup di tradizione italiana.

Infine di miracolo mancato ce ne è stato un altro sempre a Milano, il giorno prima di Inter-Juventus. L’Alessandria, ospite del Milan, esaurisce, non troppo felicemente, la sua favola che nonostante  ciò rimane pur sempre una bella favola. I rossoneri s’impongono con un indiscutibile 5 a 0 staccando il biglietto per la finale. Sarà Milan-Juventus all’Olimpico di Roma.

Twitter: @Francesco Nespoli

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Francesco Nespoli

Laureato in lettere moderne all'università di Torino e in "Editoria e Scrittura" alla Sapienza. Appassionato di vari sport tra cui calcio, tennis e rugby ma di gran lunga il preferito non è tra questi. Si tratta, invece, del buon, caro, vecchio, sano subbuteo (s'intenda che parlo dell'old subbuteo e non della variante moderna definita con un asettico e privo di fantasia "calcio da tavolo"). Idolo indiscusso non può che essere l'ornitologo Peter Adolph accompagnato da P. P. Pasolini e dal cinico Nanni Moretti (quello di Palombella Rossa, in particolare).