Delbonis supera l’ItalDavis

Delbonis regola Fognini 6-4 7-5 3-6 7-5 e l’Italia abbandona la Coppa Davis. In semifinale va l’Argentina.

3-2 per il doppio italiano al quinto, palla break. Fognini e Lorenzi hanno rimontato uno svantaggio di due set, l’inerzia sembra essere dalla loro, Del Potro è stanco e Pella mostra i suoi limiti. Potrebbe essere il turning point dell’intero weekend. Gli argentini annullano, altre due volte gli azzurri si procurano l’opportunità del 4-2, restando in attesa di un errore avversario che non arriva. Del Potro e Pella cambiano marcia, piazzano loro il break nel game successivo infilando 12 punti consecutivi. Pella serve per il match, Del Potro si apposta a rete chiudendo tre volèe fino al 40-0 e agevolando la chiusura sul 6-4.

È stato un turno combattuto, ricco di tifo a volte eccessivo. Giustificati i rimpianti dell’Italia che, in condizioni normali, avrebbe forse ribaltato la contesa. Con i se non si fa la storia ma la presenza di Bolelli in doppio avrebbe dato un esito diverso, Seppi ha giocato in condizioni precarie. Tutto il peso è rimasto sulle spalle di Fognini, costretto a disputare 12 set in meno di 24 ore. Gli argentini hanno vinto sul campo e sugli spalti. Numerosi e appassionati, hanno interpretato al meglio lo spirito della Davis, intonando cori e tifando incessantemente ma nel rispetto delle regole, senza mai parlare durante il gioco. Molti spettatori italiani hanno invece, mutuando nel tennis i comportamenti di calcio e basket (eravamo a Pesaro), disturbato, fischiato i giocatori e persino i tifosi avversari, urlando anche fra prima e seconda, chiamando fuori palle durante lo scambio.

Dopo il 1° turno all’Adriatic Arena, Pesaro si è vista affidare anche i quarti di finale, ma stavolta si è giocato al Circolo Baratoff. Il tempo inclemente di venerdì ha creato qualche problema. Sull’arena è stato effettuato un buon lavoro ma il luogo era piccolo, la pioggia e il fango hanno creato un assembramento davanti al circolo. La problematica maggiore si è avuta sabato mattina, a seguito della decisione di non far entrare per il match di singolare della mattina i possessori del biglietto di venerdì, che avevano pagato per vedere due incontri assistendo invece a uno. C’era la possibilità di entrare mettendo una differenza, ma ciò non ha evitato lunghe file e proteste.

Venerdì si sarebbe dovuto iniziare alle 12 e 30. Considerata la pioggia e il vento, l’inizio alle 15 e 30 è stato positivo, anche se Delbonis e Seppi hanno giocato su un campo reso lento dall’acqua e le condizioni di gioco hanno provocato numerose stecche. Scarso il filtraggio dentro la struttura, almeno il primo giorno non veniva chiesto il biglietto nella zona antistante: l’accesso sugli spalti era aperto, ci si poteva teoricamente sedere dovunque. Seppi è andato sotto 2-5 prima di rimontare, ha condotto 3-1 nel tie break, ma due doppi falli gli sono costati cari. Ha vinto il secondo e ha avuto la possibilità di andare avanti in un lungo game a inizio terzo, salvo calare e subire il break. Delbonis ha ripreso il comando, mentre Andreas era alle prese con acciacchi. L’argentino ha servito per il match sul 6-5 nel quarto, ha avuto un passaggio a vuoto ma ha chiuso 7-4 al tie break.

Sabato, Fognini ha distrutto Monaco. Aggressivo in risposta, su un campo finalmente in buone condizioni. Ha avuto solo un passaggio a vuoto nel terzo: da 3-1 si è trovato 3-4 15-40 per poi chiudere 6-1 6-1 7-5.

Due ore di intervallo per consentirgli di recuperare e poi di nuovo in campo per il doppio. La formazione con Fognini a destra e Lorenzi a sinistra mostrava le sue lacune. Gli argentini dominavano il primo vincendo il tie break del secondo. Unico momento concitato la ripetizione di un punto dopo che una pallina era sfuggita a un raccattapalle. Del Potro lo aveva segnalato, venendo accolto da fischi del pubblico, vergognosi considerato come avesse ragione, ma anche data la sua correttezza e tutto ciò che ha passato. Fognini era parso un fantasma rispetto alla mattina, Lorenzi non all’altezza, ma l’inversione nel posizionamento dei due, unito al calo di Del Potro, apriva la strada per la rimonta, 6-3 6-3, fino al citato epilogo.

Fognini è sceso in campo domenica sull’1 a 2 dopo gli otto set del giorno precedente e contro un avversario riposato. Delbonis ha sfruttato la sua freschezza comandando il gioco, mentre Fabio restava troppo dietro, andando comunque 4-2 e avendo altre occasioni nel lungo nono gioco, prima che l’argentino chiudesse 6-4 con una accelerazione di rovescio. Nel secondo Fognini saliva 3 a 1, ma iniziava a manifestare nervosismo, linguaggio del corpo negativo. Quattro gratuiti sul 5-6 causavano la perdita della frazione. Spalle al muro, Fabio reagiva, vincendo un terzo nel quale l’unico momento di tensione è stata una sua racchetta spaccata a terra. Il warning giungeva troppo tardi secondo Delbonis, che riceveva altri ingiustificati fischi. Le ultime fasi del quarto sono state agonisticamente di livello. Fognini è salito 5-3, ha incassato il controbreak a 0, ha avuto quattro set point in un decimo game di 22 punti per portarsi al quinto. Invece Delbonis si è salvato, ha piazzato il break a zero sul 5-5 chiudendo 7-5 al terzo match point.

L’Argentina andrà in semifinale in Gran Bretagna che, senza Murray, ha sconfitto una Serbia priva di Djokovic e Troicki. La Croazia ha rimontato da 0-2 gli americani e se la vedrà con la Francia.

 

Twitter: @MicheleSarno76

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michele sarno