Come giocherà la nuova Roma di Spalletti?

Ormai è ufficiale. Rudi Garcia è stato sollevato dall’incarico di allenatore della Roma e al suo posto il Presidente James Pallotta ha deciso di riportare sulla panchina giallorossa Luciano Spalletti. Un ritorno a distanza di sei anni, un ritorno fortemente voluto dalla piazza giallorossa, che, con l’allenatore di Certaldo, spera di rivedere un calcio divertente e vincente. Gli unici superstiti di quel ciclo rimasti a Trigoria sono Totti e De Rossi, entrambi ancora molto utili alla causa romanista, ma con quei sei anni in più sulla carta d’identità che realisticamente non ne fanno le basi solide sulle quali costruire il ciclo Spalletti 2.0. Il resto è una rosa completamente nuova e oggettivamente più adatta al 4-3-3 di Garcia che al 4-2-3-1 o 4-3-2-1 di spallettiana memoria. Con un mercato di riparazione ancora in divenire, in attesa delle indicazioni del nuovo allenatore e alcune trattative di mercato (El Sharaawy e Perotti) obbligatoriamente congelate, proviamo a mettere in campo la nuova Roma di Spalletti con quello che Trigoria in questo momento offre.

Il modulo di partenza probabilmente sarà il fido 4-2-3-1 che tante soddisfazioni ha portato al mister di Certaldo, sia nel quadriennio romanista che durante l’avventura russa allo Zenit San Pietroburgo.

roma spallettiDifesa. In porta la scelta probabilmente ricadrà su Szczesny, anche se non è da escludere un ritorno all’italianità del reparto difensivo che rilancerebbe De Sanctis come difensore dei pali giallorossi. La difesa sarà inderogabilmente a 4 con la fascia sinistra presidiata da Digne, che non ha l’alternativa che forse Spalletti chiederà a Sabatini. Il nome di Criscito inizia a farsi insistente per il mercato di gennaio, sia per la fascia che per il centro ed insieme ai rumors su Tonelli, fanno capire quanto voglia riportare la lingua italiana ad unico mezzo di comunicazione nella difesa giallorossa. Le fasce sono molto importanti per l’allenatore toscano che non ama particolarmente i terzini offensivi, anzi, nella sua carriera ha dimostrato di preferire quasi sempre ottimi interditori bravi nei duelli aerei (Panucci e Chivu), rigettando l’idea di spinta perenne alla Garcia. I due centrali sono forse il problema più grande per Spalletti. Sicuramente l’allenatore vorrà capire di persona la situazione Castan, perchè sempre nella logica dell’italianizzazione della difesa, riteniamo come lui sia più indicato come centrale accanto a Manolas, rispetto a Rudiger, anche se il finale di 2015 ha alzato e di molto le quotazioni del centrale tedesco. A destra sicuramente non rivedremo più Florenzi. Il centrocampista di Vitinia tornerà o a centrocampo o più probabilmente in attacco, per dare quell’equilibrio che tanto piace a Spalletti. Quindi rimangono le alternative Torosidis e Maicon. A livello di uomini due terzini per un posto potrebbero bastare, ma come per Castan, solamente l’allenamento giornaliero potrà dire a Spalletti se serve tornare sul mercato anche a destra, oppure il duo greco-brasiliano possa bastare a concludere la stagione.

Il centrocampo è sicuramente il reparto che subirà i maggiori cambiamenti. Non tanto negli uomini ma quanto nelle posizioni e nei dettami tattici. Sappiamo quanto Spalletti ami avere un regista davanti alla difesa. L’ha sempre avuto e preteso. Da Pizarro a Witsel, la qualità prima di tutto, per dettare tempi e ritmi del gioco. Alla Roma l’unico a poter interpretare quel ruolo è Pjanic, per questo non crediamo ad una mediana con De Rossi e Nainggolan ma più ad una coppia De Rossi-Pjanic e un Nainggolan più alla Perrotta che rubapalloni. Ovviamente con il rientro di Strootman tutto potrebbe essere rivoluzionato: lasciando magari a lui i tempi di ripartenza, in coppia con Nainggolan e proponendo un Pjanic trequartista, con De Rossi che scalerebbe a prima riserva. Keita e Ucan potrebbero fare al caso di Spalletti, soprattutto per la qualità nei piedi. Ma il primo ormai è ingiudicabile fisicamente, mentre per il secondo un rilancio da titolare, dopo un biennio più da mascotte che da comprimario, potrebbe essere un rischio troppo grosso.

In attacco probabilmente dovremo dimenticarci la cosa più bella di Spalletti. Il falso nueve, la mezza punta adattata a terminale offensivo. La prima punta ce l’ha e la sfrutterà al meglio. Dzeko sarà il terminale offensivo titolare, con Totti unica alternativa. Ai loro lati si alterneranno i vari Iago Falque, Florenzi, Gervinho e Salah. Due per quattro posti sono più che abbastanza, per questo i nuovi acquisti sono stati prontamente congelati da Spalletti. Alla luce del fatto che le due frecce ivoriano-egiziane probabilmente non giocheranno mai assieme ma saranno l’una la riserva dell’altro. E visto l’amore per i piedi buoni, almeno all’inizio il titolare sulla sinistra crediamo possa essere Salah. A destra invece, l’equilibrio prima di tutto, che sarà dato dal duo Florenzi-Iago Falque, bravi anche nella fase di non possesso. Ovvia la scelta di Florenzi, soprattutto se dietro di lui dovesse giocare Maicon, difficilmente limitabile ad un ruolo difensivo. Appare chiaro come non siano dogmatiche le posizioni delle ali, visto ad esempio l’utilizzo di Salah da parte di Garcia sempre a destra, ma almeno sui nomi la cerchia dovrebbe limitarsi a questo poker.

Il mercato è in divenire, ma l’incontro a Miami tra Spalletti e Pallotta è servito soprattutto a questo. L’allenatore toscano ha chiesto garanzie su determinati reparti (difesa e centrocampo) e ha stoppato sul nascere questa piega da “collezione di ali offensive” non così fondamentali per la nuova era spallettiana.

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Marco Juric

si avvicina al calcio giocato, e alla Roma, grazie alla chioma fluente di Giovanni Cervone. Non contento, pur rimanendo folgorato dalla prima autobiografia di Roy Keane, non si innamora del Manchester United, ma del Nottingham Forest. Dopo i primi trent’anni di osservazione partecipante, ha quindi deciso di passare gli altri trenta che gli rimangono a scriverne.