Real in ginocchio, il Barcellona si prende il Clasico

Si conclude con una pañolada il Clasico. Al Bernabeu, Real Madrid – Barcellona finisce 4 a 0 per i blaugrana: aprono e chiudono due morsi di Suarez, in mezzo Neymar e Iniesta. Mai stato in dubbio, il Clasico è una lenta agonia per il popolo di fede madridista che passa dal fischiare pesantemente Gerard Pique a fischiare i propri giocatori.

El Clasico Iniesta

Andres Iniesta

Eppure alla vigilia nessuno avrebbe scommesso su un divario così netto e palese. Infatti, valutando il periodo che stavano attraversando entrambe le squadre, si poteva immaginare un Clasico quanto mai equilibrato. Da parte del Real la voglia di riscattare la sconfitta rimediata contro il Siviglia al Ramón Sánchez Pizjuán ma soprattutto la necessità di mettere a tacere le voci di uno spogliatoio spaccato; da parte del Barcellona la volontà di continuare a dimostrare che, anche senza Messi, esiste un Barcellona brillante e vincente. A impreziosire e ad accendere ulteriormente la sfida aggiungiamoci la classifica che vedeva i blaugrana in vantaggio di tre lunghezze sui blancos. Quali premesse migliori per vivere un grande Clasico? E invece no, il grande Clasico ha visto solo un grande Barça. Senza Messi il risultato non cambia, il gioco è una meraviglia per gli occhi e tutti gli interpreti si compenetrano alla perfezione. Naturalmente spiccano le prestazioni di Iniesta, Suarez e Neymar (non a caso i marcatori) ma il vero merito di Luis Enrique è altrove. Sta nella freschezza fisica e nell’atteggiamento costantemente propositivo della squadra, soprattutto in fase di non possesso. Sergi Roberto ne è la chiara dimostrazione. Il giovane sorprende positivamente, si cala nella mentalità del Barcellona e non sfigura al Bernabeu. Anzi, oltre a sfiorare il gol, confeziona un pregevole assist a Suarez per l’1 a 0. In questo la sintesi perfetta del lavoro e della base del successo del club catalano.

Dall’altra parte, invece, l’unica certezza sono i fazzoletti bianchi sventolati dai tifosi a fine partita. Il Real Madrid, sceso in campo nel Clasico, è un Real sbiadito, nervoso e stanco. Prova timidamente a cercare di reagire ma solo con tentativi personali. Non si percepisce un gioco di squadra. Il centrocampo è completamente assente, solo Modric cerca disperatamente di tessere una trama ma con scarsi risultati. Benitez assiste inerme, senza nerbo, al tracollo dei suoi uomini. L’unico sprazzo d’orgoglio sembra averlo Isco, subentrato a James Rodriguez, che lotta e si batte senza darsi per vinto ma esagera e, a cinque minuti dalla fine, si fa espellere. Ma almeno lui ha dato segno di una reazione.

Infine giusta menzione per Iniesta che, autore di una magnifica prova, si prende gli applausi del Bernabeu quando Luis Enrique decide di farlo uscire. Ancora una volta l’illusionista ci ha meravigliato, grazie Andres.

Twitter: @Francesco Nespoli

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Francesco Nespoli

Laureato in lettere moderne all'università di Torino e in "Editoria e Scrittura" alla Sapienza. Appassionato di vari sport tra cui calcio, tennis e rugby ma di gran lunga il preferito non è tra questi. Si tratta, invece, del buon, caro, vecchio, sano subbuteo (s'intenda che parlo dell'old subbuteo e non della variante moderna definita con un asettico e privo di fantasia "calcio da tavolo"). Idolo indiscusso non può che essere l'ornitologo Peter Adolph accompagnato da P. P. Pasolini e dal cinico Nanni Moretti (quello di Palombella Rossa, in particolare).