“Le tifoserie sono carne da macello in questo gioco di potere e tv”

Sulla questione straordinariamente dibattuta degli striscioni esposti in Curva Sud durante Roma Napoli – molto più di tante altre affini, grazie all’entusiastica perizia di Media ed Istituzioni varie – sono intervenuti oggi ai microfoni di “Te la do io Tokyo”, la trasmissione Giallorossa per eccellenza in onda sui 101.5 FM di Centro Suono Sport, due voci inaspettate, quelle di Maria Sensi e di Giorgio Sandri.

La vicenda è nota: all’indirizzo di Antonella Leardi, mamma di Ciro Esposito, il tifoso napoletano ucciso a Roma il giorno dell’ultima finale di Coppa Italia, sono stati esposti striscioni di critica in relazione all’atteggiamento tenuto sulla vicenda del figlio, giudicato presenzialista e di speculazione.

“All’inizio questa signora l’ho un po’ criticata – esordisce Maria Sensi – ma forse, invece, lei è stata più brava di quanto non sarei stata io in una situazione del genere. Adesso, poi, non c’entra niente, viene manovrata dal suo avvocato. Perché, prima di una partita come Roma Napoli, lamentare il fatto che la Roma non l’avesse invitata?
E neanche la Roma c’entra, in questa storia: se uno va dritto a vedere la partita, non gli succede nulla.

Ora, però, prendersela con questi ragazzi che hanno sbagliato, creare questo caos contro la tifoseria della Roma, non lo trovo giusto.
Ma quanti striscioni hanno fatto contro tutti, contro i morti: ricordo uno striscione contro mio marito ad un Roma Parma; Vittorio (Autista di Franco Sensi per 40 anni – NdR) voleva andare lui a toglierlo: nessuno ha fatto niente”.

Pallotta certe parole doveva dirle subito: il giorno di Pasqua, nel caso. Non dopo che hanno squalificato la Curva”.

Quindi la Signora Sensi torna sulla questione dell’Avvocato Angelo Pisani, che molto le sta a cuore: “Questo avvocato che manovra la signora dovrebbe essere radiato dall’ordine.
Perché i napoletani mi stanno simpaticissimi, avrebbero tutto il diritto di venire a vedere le partite e noi di andare lì. Non è giusto creare questo astio tra le tifoserie. Poi, certo, lo striscione non andava fatto. Ma perché creare tutta questa divisione. Il calcio è una cosa bellissima. Per me l’unico colpevole è questo avvocato”.

Parte delle responsabilità di quanto ancora sta accadendo in queste ore, lo attribuisce ai Media: “Ricordo un giorno, parlando con Angelo Carosi, il più bravo regista di Sky, gli dissi ‘se non li inquadrate e i giornali non li pubblicano, questi smettono di farli’.”

Quindi è intervenuto Giorgio Sandri, papà di Gabriele, dichiarandosi contrario alla chiusura della Sud. “Non si può punire un’intera tifoseria per 10/20 persone che prendono iniziative, seppur sbagliate. La gente deve andare allo stadio e deve avere la possibilità di tifare la propria squadra.

Sono rimasto perplesso vedendo alcuni striscioni della curva. Ricordo come ieri che alcuni tifosi della Lazio non riuscirono ad entrare con uno striscione ‘Giustizia per Gabriele’. Allora, mi devono spiegare perché a volte gli striscioni entrino e altre volte no.

Le tifoserie dovrebbero essere un po’ più salvaguardate, invece sono carne da macello in questo gioco di potere e televisioni.
Il gioco del calcio non è più il gioco del calcio. Non condivido la stampa che ha puntato il dito contro una tifoseria intera”.

Un ultimo accenno, quindi, nel merito del ‘casus belli’. “Il dolore è talmente grande. Tutti possono giudicare, ma nessuno si deve prendere il diritto di criticare. Meno si parla e meglio è. Perché si va sempre a toccare la sensibilità di qualcuno. E’ sempre meglio non commentare”.

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Valeria Biotti