Chelsea… e sono undici! La premiata ditta Conte-Diego Costa batte anche il Crystal Palace

Conte-Diego Costa: il primo vince, il secondo segna e il Chelsea non si ferma più. Vince l‘undicesima gara consecutiva in Premier League e “scappa” in testa alla Premier League. 1-0 nel derby con il Crystal Palace e Selhurst Park sbancato. La firma? Ovviamente Diego Costa. Ancora una volta protagonista assoluto delle vittorie dei Blues. Gol numero 50 con la maglia del Chelsea e tredicesimo stagionale. Una furia, un uragano indirizzato da Antonio Conte. Perchè è questo uno dei segreti del nuovo Chelsea: il rapporto tra lo spagnolo e l’allenatore italiano. Viscerale, vero, duro ma rispettoso. Dei ruoli e delle qualità dell’altro. Conte gli ha ridato fiducia, al centro dell’attacco e Diego lo sta ripagando con l’unica moneta che conosce: i gol. L’anno scorso furono 12 in tutta la stagione, quest’anno, a dicembre, ha già staccato quella cifra.

Il Chelsea vola a +9 su Arsenal e Liverpool e a +10 sul Manchester City, sia pure con una gara in più. Eguagliato il record di vittorie consecutive (anche se in due campionati), vecchio di sette anni. Le 5 vittorie nelle ultime 5 partite della stagione 2008/2009, durante la gestione Hiddink, insieme alle 6 vittorie nelle prime 6 partite della stagione 2009/2010, quelle della spettacolare annata londinese di Carlo Ancelotti. Conte le ha raggiunte in un’unica annata, la prima in Inghilterra. Il record generale della Premier League è lì, distante solo 6 punti. Wenger e il suo Arsenal con 13 vittorie nelle ultime 13 partite del campionato 2001/2002 (poi vinto) e la vittoria nella prima giornata della stagione 2002/2003, stabilirono il record tuttora imbattuto di 14 successi consecutivi.

Allora quell’Arsenal vinse il titolo in Premier trascinata da un Thierry Henry da 24 gol in stagione. Diego Costa è “fermo” a 13 gol in 17 partite, due nelle ultime tre che sono valsi al Chelsea sei punti. Un rullo compressore, come l’ultimo anno all’Atletico Madrid e il primo al Chelsea. Il merito? Tutto di Conte che, dopo la deludente scorsa stagione, ha restituito al calcio inglese un giocatore devastante, immarcabile ma soprattutto letale. Un rapporto cresciuto nei mesi, tra litigi e incomprensioni. Soprattutto quello davanti a tutti a metà ottobre, durante la partita contro il Leicester. Sul risultato di 2-0, maturato dopo 33′ grazie proprio a Diego Costa e Hazard, la squadra si rilassò qualche minuto. Un atteggiamento non gradito da Conte, che strigliò i suoi, lamentando a Costa il mancato pressing. Il numero 19, indispettito, rispose a muso duro al suo tecnico chiedendo poi, con gesti plateali, la sostituzione. In campo l’allenatore italiano non ebbe nessun sussulto, salvo poi esplodere dentro le mura dello spogliatoio, intimandogli di non riprenderlo mai più in pubblico e di non infastidirlo se non gradisce il suo modo di giocare. Due caratteri forti a confronto, ma leali e diretti. Finì tutto al termine della partita. Nessuno strascico polemico o punizioni, anzi, da lì iniziò la sentenza: palla a Diego Costa e gol. Da quella sera a Stamford Bridge sono arrivate nove partite, ovviamente nove vittorie e sei gol dello spagnolo. Nemici? Amici? Non lo sappiamo, ma “il cinque” della premiata ditta Conte-Diego Costa, dopo il gol, è il manifesto dell’unione verso un obiettivo comune: la vittoria finale della Premier League.

E le parole dell’allenatore del Chelsea a fine gara sono lo specchio di tutto ciò: “Il nostro cammino è fantastico. I complimenti vanno fatti ai miei giocatori, non a me. Sono contento per loro perché si meritano questo. Io lo vedo ogni singolo momento, ogni giorno, nell’impegno e nel modo in cui prepariamo le partite. Sono contento per i tifosi che sono fantastici in casa e fuori e che ci sostengono. Però – ha aggiunto – possiamo migliorare in diversi aspetti. Sono contento del livello che abbiamo raggiunto, ma ora è importante capire che siamo solo alla 17esima giornata. Ci sono due partite prima della sosta, stiamo lavorando molto bene e siamo in una buona posizione, non dobbiamo guardare la classifica e dobbiamo continuare a guardare solo a noi stessi”. Mentalità. A Londra come a Torino. Perché conta solo vincere.

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Marco Juric

si avvicina al calcio giocato, e alla Roma, grazie alla chioma fluente di Giovanni Cervone. Non contento, pur rimanendo folgorato dalla prima autobiografia di Roy Keane, non si innamora del Manchester United, ma del Nottingham Forest. Dopo i primi trent’anni di osservazione partecipante, ha quindi deciso di passare gli altri trenta che gli rimangono a scriverne.