Champions, le regine d’Europa sognano Wembley

 Il sorteggio Uefa, spesso beffardo, ci risparmia stavolta il copione più stuzzicante e sostanzialmente annunciato, il doppio derby è scongiurato, ma ci si divertirà ugualmente ad osservare le regine di Spagna e Germania misurare la loro forza ed il loro calcio, l’una contro l’altra. Borussia-Real è la semifinale che vedrà opporsi due filosofie di gioco sostanzialmente agli antipodi. I tedeschi sono l’esempio lapalissiano dell’armonioso fondersi di undici elementi verso il raggiungimento di uno scopo, il mister Klopp, in questo senso, è l’artefice di un lavoro magistrale, capace di coniugare il talento e l’eclettismo dei singoli in una meravigliosa orchestra sempre piacevole da guardare. Gotze, Reus, Lewandovsky ed Hummels sono le gemme di un progetto che ha portato questa squadra a rinascere come l’epica araba fenice, dopo anni di difficoltà economiche e di fallimenti. Diverso il giudizio sul Real Madrid che appare, in perfetta continuità con la sua storia recente, come un miscuglio di fenomeni in cui la genialità del singolo prevale sulla coralità, Cristiano Ronaldo, Benzema, Xabi, Di Maria sono calciatori dal piede vellutato, ma dal carattere fumantino, spesso in cerca della giocata personale in cui specchiarsi piuttosto che del fine comune. In questo senso assume valore e pregio il lavoro di Jose Mourinho, che non sarà né simpatico né politicamente corretto, ma che ha l’indubbia dote di saper miscelare il talento, anche e forse più quando l’incompatibilità caratteriale dei protagonisti farebbe arenare chiunque altro dei suoi colleghi. Per il mister lusitano, poi, c’è il sogno malcelato di vincere la coppa per la terza volta con tre squadre differenti, un’impresa che, se centrata, lo consegnerebbe alla storia di questo sport come fenomeno assoluto.

Forse più equilibrata, sicuramente ed ugualmente interessante, sarà l’altra semifinale tra Bayern Monaco e Barcellona. I bavaresi sono l’esternazione concreta dei luoghi comuni teutonici, squadra quadrata e senza difetti, solida come ogni cosa che viene fuori dalla terra tedesca, sostanzialmente senza punti deboli. Alla straordinaria concretezza tedesca, il Bayern aggiunge il talento bohemien di Ribery e la genialità fiamminga di Robben, diventando in pratica un’autentica macchina da guerra che, come avvenuto con la Juve, è capace di disintegrare qualsiasi avversario. Discorso a parte merita il Barcellona orfano del guru Guardiola e, per la prima volta dopo tanto tempo, meno inarrivabile di quanto si potesse credere. I catalani restano senza dubbio una squadra stellare in cui risplende Leo Messi, il giocatore più forte al mondo, ma rispetto agli ultimi anni sembrano aver perso quella sorta di onnipotenza che si esprimeva in ogni partita. Per questi motivi la sfida col Bayern rischia di trasformarsi nel momento di chiusura di un ciclo irripetibile, agli (ex)traterrestri il compito di impedirlo.

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