Mai scommettere contro Carletto

Carlo Ancelotti non stecca la prima. Lo aveva detto pochi giorni prima in risposta alle critiche ricevute dopo la disastrosa tournée americana e la fallimentare Audi Cup. Il mister dei bavaresi aveva dichiarato che il Bayern spesso le finali le vince … figurarsi Carlo Ancelotti. E così è stato. Davanti al muro giallo il Bayern Monaco batte il Borussia Dortmund ai rigori dopo una partita soffertissima ed entusiasmante, diventando la squadra di Germania ad aver vinto più supercoppe: 6 contro le 5, proprio, del Borussia Dortmund.

LA PARTITA

Al Signal Iduna Park va in scena una partita dalle due facce. Il primo tempo dei bavaresi, il secondo dei gialloneri. Carlo Ancelotti sistema la squadra dopo una prestagione ben al di sotto delle aspettative presentando finalmente, Neuer escluso, una formazione titolare: un 4-2-3-1 molto mobile che in fase difensiva diventa un solido 4-4-2 e in proiezione offensiva si trasforma in un 4-2-4 di brasiliana memoria. I punti chiave che permettono la flessibilità dei bavaresi sono, dalla trequarti in su, Arturo Vidal, sulla linea difensiva il duttile Joshua Kimmich, probabilmente l’erede di Philipp Lahm, e il punto di riferimento in attacco Robert Lewandowski. Quest’ultimo sempre più fondamentale nella manovra per Carlo Ancelotti. E anche ieri sera sicuramente uno dei migliori nelle fila dei bavaresi assieme a Kimmich, entrambi attori protagonisti nei due gol dei momentanei pareggi. Il Bayern Monaco, alla prima uscita ufficiale, ha fatto già intravedere la sua classica solidità, messa a rischio soltanto perché siamo al 5 agosto e la forma fisica non è delle migliori, senza contare del valore dell’avversario, più fresco, più giovane e più imprevedibile. Insomma, Carlo Ancelotti azzera le critiche, dimostrando, se ce ne era ancora bisogno, di non fallire l’appuntamento che contava di più. Tenendo presente che gli acquisti più onerosi devono ancora entrare nel meccanismo del Bayern: Corentin Tolisso, che ha giocato ma non brillato, e James Rodriguez, ancora poco utilizzato da Carlo Ancelotti.

Dall’altra parte, invece, l’unica nota negativa è proprio la sconfitta. La nuova creatura di Peter Bosz, ex allenatore dell’Ajax, trasferisce immediatamente la mentalità dei lancieri in terra tedesca: classico 4-3-3, pressing molto alto, squadra cortissima e fantasia sulle ali. Se nel primo tempo, dopo il fortunoso vantaggio, il Borussia Dortmund ha subito l’avanzata del Bayern, nel secondo ha ripreso le redini del gioco, meritando forse la vittoria per quello visto in campo. Le sorprese, che sorprese proprio non sono, arrivano da Pulisic e Dembele, le giovanissime e talentuose ali giallonere, vere spine nel fianco per la difesa del Bayern. Da rivedere, invece, i nuovi acquisti Dahoud e Zagadou, anche se quest’ultimo in netta ripresa nell’ultima parte del secondo tempo. Proprio l’uscita di Dahoud e l’entrata dell’ex bavarese Rode aveva permesso al Borussia di riprendere in mano la partita e fino all’89esimo di vincerla. Dunque, Peter Bosz ha chiuso la stagione scorsa e aperto questa con un trofeo perso, ma siamo certi che il Borussia giocherà uno dei calci migliori d’Europa … sull’efficacia ne riparleremo.

Twitter: @Francesco Nespoli

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Francesco Nespoli

Laureato in lettere moderne all'università di Torino e in "Editoria e Scrittura" alla Sapienza. Appassionato di vari sport tra cui calcio, tennis e rugby ma di gran lunga il preferito non è tra questi. Si tratta, invece, del buon, caro, vecchio, sano subbuteo (s'intenda che parlo dell'old subbuteo e non della variante moderna definita con un asettico e privo di fantasia "calcio da tavolo"). Idolo indiscusso non può che essere l'ornitologo Peter Adolph accompagnato da P. P. Pasolini e dal cinico Nanni Moretti (quello di Palombella Rossa, in particolare).