Calcioscommesse come Mafia: “Ti facciamo saltare in aria”

La vicenda Calcioscommesse si sta allargando sempre di più e diventando alquanto complicata. Insieme ad Antonio Conte ed altri volti noti sono compresi nell’inchiesta più di cento tra calciatori, dirigenti e addetti ai lavori. Il mondo si sta interrogando dove vuole arrivare questo sport

Ormai di manifestazioni vere e proprie non si parla più. Tra il mercato estivo e il ritorno prepotente del Calcioscommesse il calcio giocato è un qualcosa lontano anni luce. Soprattutto l’inchiesta che ha coinvolto quasi tutto questo sport sta assumendo delle sfaccettature inimmaginabili. Sembra infatti un processo per mafia, invece è solo calcio. Come annunciato pochi giorni fa dal quotidiano “La Repubblica”, nei giorni caldi dell’inchiesta, quando si iniziava ad indagare sulla massima serie, il magistrato ricevette in una busta un proiettile e una scritta ben precisa: “Ti facciamo saltare in aria”. Questo è tutto quello che è diventato il nostro amato calcio.

Nel marasma generale l’allenatore della Nazionale, Antonio Conte, vuole uscirne pulito anche se la situazione è abbastanza complicata, poiché si parla di frode sportiva. L’unico pensiero di tutti coloro che sono vicini agli azzurri è far scagionare, in qualche modo nel bene o nel male, l’ex bianconero prima degli europei. Lo scopo ancora una volta è quello di limitare una buffonata incredibile e cercare di far chiudere gli occhi al mondo del calcio. Mister parrucco, come tanti altri rinviati a giudizio per reati molto gravi, deve avere il buongusto di prendersi “un periodo di stop”, che non è scritto in nessun codice sportivo, ma nell’etica e morale delle singole persone.

Se Conte può star tranquillo, poiché c’è sempre un Tavecchio di turno che gli copre le spalle, non è lo stesso per gli altri due big dell’inchiesta. Beppe Signori e Cristiano Doni se la vedono sempre più brutta e non sanno proprio a quale santo aggrapparsi. Loro insieme ad altri dieci sono stati rinviati a giudizio per associazione a delinquere, che non è proprio una passeggiata. Questi due ex calciatori, che in campo hanno fatto vedere tutto il loro valore, devono difendersi in un aula di tribunale per accertare se sono colpevoli o meno, invece di allenare o dedicarsi a qualsiasi altro impegno.

Ormai il calcio basato sopratutto dai milioni degli investitori esteri, come Thohir e Pallotta, sta pian piano morendo. Il colpevole principale ha un nome preciso: i troppi milioni che circolano. Non c’è più uno spirito di competizione, ma è tutta una finzione. Con il passare degli anni, questo fantastico sport, sta diventando come il wrestling, dove regna la scena e nient’altro. Il calcio sarà come uno show televisivo, dove solo in pochi decideranno veramente come dovrà andare il nostro amato campionato di Serie A.

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Daniele Giacinti