Calciomercato, i sogni del tifoso italico

Eccoci nel pieno del periodo natalizio, il periodo il cui il calcio italiano va in vacanza. Mentre in Inghilterra e Spagna, proprio durante le feste i campionati accelerano, offrendo più calcio possibile, da noi invece si blocca tutto fino alla Befana. Quindi cosa rimane al tifoso ormai abituato a vivere di pane e calcio dodici mesi l’anno? Ovviamente il calciomercato. Ma non quello che apre il 4 gennaio prossimo, ma quello romanzato e sognatore che si sviluppa proprio nel periodo natalizio. Un concentrato di nomi altisonanti e cifre spropositate che esalta le menti dei tifosi e riempie le pagine dei giornali. La cosa interessante è che questo fantamercato scritto e parlato si sviluppa proprio nel periodo di stop della Serie A. Non si allunga a tutto il mese di gennaio, quello vero del calciomercato, ma occupa solamente quei quindici giorni a cavallo del nuovo anno.

Prendiamo il credibilissimo acquisto di Cesc Fabregas da parte della Juventus o dell’Inter. Il ventottenne centrocampista spagnolo, titolare nel Chelsea di Hiddink e da anni nel ciclo della Nazionale spagnola più vincente della storia, sarebbe pronto a venire in Italia. Le cifre non sono specificate. Il fattore determinante sarebbero i presunti brutti rapporti tra Fabregas e il mondo Blues. Poco chiaro cosa sia il mondo Blues, forse anche allo stesso centrocampista. Ovviamente sarebbero secondari nell’operazione i quasi dieci milioni di euro di stipendio che gli elargisce il Chelsea, cifre che in Italia non percepisce nessuno e nessuno può offrire. Altrettanto marginali sembrerebbero i costi di trasferimento: una base d’asta di trenta milioni di euro, un contratto in scadenza nel 2019 e mezza Europa sul giocatore. Ma Fabregas vuole l’Italia. Il tifoso italiano sogna Fabregas. Quindi Fabregas all’Inter o alla Juve. Lineare no?

Ma se le operazioni in entrata ovviamente esaltano il tifoso, lo stesso ragionamento non dovrebbe sussistere per le cessioni. Ma invece anche qui il bellissimo mondo del fantamercato ci stupisce. Tanto quanto gli acquisti, le cessioni faraoniche esaltano il supporter italico. Che sia la bandiera del club, il giovane di prospettiva o lo scarto da mollare al primo che passa, se le cifre dell’operazione di cessione ingrassano le casse della propria società il tifoso è contento. Questo perché? Perchè più soldi si hanno (come se poi entrasse qualcosa nei portafogli del tifoso) più la società può spendere. Più spende e più il campione è forte. Più il campione è forte e più si vince. O almeno così dovrebbe essere.

E infatti il tormentone Bernardeschi al Barcellona per 35 milioni di euro è stato il leitmotiv delle cene natalizie a Firenze. Come a Roma d’altronde, visto che il Barcellona avrebbe messo gli occhi anche su Candreva della Lazio, sempre per 35 milioni. Insomma il Barcellona vuole portare 35 milioni in Italia. Poi a chi non si sa bene, però vuole elargire questa cifra. E compra un po’ chiunque. Il fatto che Bernardeschi e Candreva, con tutto il rispetto, ad oggi, stonerebbero un po’ nel tridente Messi-Suarez-Neymar, questo conta poco. Come sembrano contare ancora meno le parole del DS blaugrana Ariedo Braida, che due giorni fa ha commentato: “Non c’è mai stato alcun contatto, non ho mai sentito Candreva e lo stesso discorso vale anche per Bernardeschi.”

Nel calciomercato scritto e parlato però l’importante è sempre vendere a tanto, per poi reinvestire tanto e successivamente rivendere a di più e così via. In un tourbillon di cifre e nomi che con il calcio giocato centrano davvero poco.

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Marco Juric

si avvicina al calcio giocato, e alla Roma, grazie alla chioma fluente di Giovanni Cervone. Non contento, pur rimanendo folgorato dalla prima autobiografia di Roy Keane, non si innamora del Manchester United, ma del Nottingham Forest. Dopo i primi trent’anni di osservazione partecipante, ha quindi deciso di passare gli altri trenta che gli rimangono a scriverne.