Buon compleanno beach volley

La nascita effettiva della pallavolo risale al 1985 quando l’americano William G. Morgan, direttore della Ymca di Holyoke, fondeva elementi presi in prestito dal basket, dal baseball, dal tennis e dalla pallamano per inventare un gioco da adattare alla sua classe di economisti che avesse minor contatto fisico rispetto al basket. Dunque il nome originario di quella che oggi è la pallavolo è Mintonette, che deriva dalla parola badminton, sport che con alcune varianti sta tornando in voga, e lo schema di base era semplicemente quello di far volare una palla da una parte all’altra della rete. {ads1} Secondo le leggende, agli albori del beach volley, c’è una storia comune e antecedente a quella del volley in door. Secondo alcuni si praticava pallavolo sulla sabbia già sulle spiagge della Francia nel 1944 durante la seconda guerra mondiale, per altri l’anno è lo stesso, ma tutto cominciava sulle spiagge di Waikiki, sulle isole Hawaii, per altri ancora la lancetta si deve spostare indietro, al 1930, perchè fu a Santa Monica (California) che venne per la prima volta trasferito il campo di pallavolo su sabbia e si disputò il primo match tra due coppie di atleti.

 

Il primo torneo ufficiale del 1947 mette tutti d’accordo siamo a State Beach, California, a vincerlo fu il duo Saenez-Harris.

L’Italia in questo caso, si pone stranamente al passo coi tempi: era il 1984, infatti, quando il Bagno Fantini ospitò per la prima volta una tappa del primo torneo ufficiale in Europa di beach volley. A vincere fu Angelo Squeo in coppia con Massimo Penteriani.

A 30 anni di distanza nel fine settimana si celebra sulla riviera Romagnola la ricorrenza del debutto nel nostro paese della disciplina importata in Europa dalla California. Era la prima edizione del Campionato Italiano, ma visto che le prime gare erano state giocate nell’anno precedente ricorre in questi giorni  l’anniversario e ne segue un’occasione per fare festa. Fu proprio Claudio Fantini  a portare per la prima volta in Italia lo sport da spiaggia fino ad allora noto in Stati Uniti e Sud America con il nome di “beach volleyball” che poi venne “ribattezzato” come beach volley nel nostro Paese. “I miei genitori avevano un pezzo di spiaggia e dal momento che io giocavo a pallavolo già negli anni Settanta ci sembrò naturale montare una rete da volley. Si cominciò con il sei per sei e ricordo che durante l’estate squadre come Panini Modena, il Falconara ed il Cus Firenze venivano a giocare da noi. Poi, nel 1983. un viaggio in California mi fece scoprire il cosiddetto ‘beach volleyball 2×2’ e così, dall’anno successivo, misi in piedi la struttura organizzativa necessaria per far nascere questa disciplina in Italia”: ecco come Claudio Fantini ricordava lo start (fonte cit. Gazzetta dello Sport).

Dal 2 agosto al via i festeggiamenti, settimane intense a Cervia, infatti dopo lo scorso week end di anteprima, dedicato al Torneo FIPAV della Serie Beach 1 Femminile, dove hanno trionfato Giulia Toti e Giada Benazzi, arriva celebrazioni con a seguito la tappa del campionato assoluto Maschile FIPAV. Oggi il livello atletico dei professionisti di questo sport fa paura ed occorre una tenuta fisica ad hoc. Nessuna mescolanza con altre discipline, la preparazione è a sé.

Con l’esordio olimpico ufficiale ad Atlanta nel 1996 (dopo il primo torneo dimostrativo disputato nei Giochi di Barcellona ’92) il beach ha recuperato i pezzi mancanti e ora la lotta fra i professionisti è asprissima. A livello internazionale, le nazioni più vittoriose sono tra gli uomini il Brasile (166 medaglie d’oro), con la formidabile coppia carioca Emanuel-Alison (campione del Mondo ai Mondiali di Roma 2011), seguono Stati Uniti (54) e Germania (14). Tra le squadre femminili a condurre è sempre il Brasile con 124 medaglie d’oro, tallonato ancora una volta dagli Stati Uniti che ne ha 90, e molto più indietro, dalla Cina con le sue 17 medaglie. 

 

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Daniela Lazzari

Giornalista per sport’ nel senso letterale, ma anche metaforico del termine… Da diversi anni si aggira nei meandri della redazione per infastidire colleghi e mettere a disagio i lettori. Ci sta riuscendo alla grande. Questo la spinge a proseguire e a perseverare con devozione nel suo lavoro. Interessi? Tanti. Se fai molte cose, si sa, finisci per farne bene poche. Forse blaterare on line di sport e tutto il resto è una di quelle poche. Difetti? Troppi. Pregi? Non troppi. Diceva il buon vecchio Einstein : “Ci sono due modi di vivere la vita. Uno è pensare che niente è un miracolo. L'altro è pensare che ogni cosa è un miracolo”. Il fatto che stiate ancora leggendo queste righe ha un ‘non so che’ di miracoloso…

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