Bidoni romanisti. Dal nuovo Ronaldo a l’imperatore

Bidoni romanisti. Dopo esserci occupati di quelli laziali passiamo all’altra sponda del Tevere per occuparci dei bidoni giallorossi. Anche qui la scelta non è stata facile visto l’altissimo numero di candidati ma alla fine abbiamo trovato cinque nomi, che poi in realtà saranno sei visto che per la quinta piazza c’è un pari merito. Anche in questo caso abbiamo chiesto direttamente ai tifosi romanisti, che son quelli che l’hanno vissuta sulla loro pelle.

Al quinto posto si ritrovano appaiati due nomi che in altri luoghi e in altri tempi sono stati in realtà grandi giocatori ma che è innegabile facciano parte dei bidoni romanisti. I due grossi nomi sono Trotta e Adriano. Trotta, difensore argentino che arrivò

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Roberto Trotta

con Carlos Bianchi, allenatore vincente che in Argentina aveva fatto miracoli. Il mago argentino poi in realtà fu una delle gestioni peggiori di tutta la storia romanista, ricordato sopratutto perché voleva dare Totti in prestito alla Sampdoria. Legato indissolubilmente ai destini del tecnico argentino, Trotta, fortemente voluto dall’allenatore, a Roma non sfondò mai. Pianse dopo una condanna senza appello dei tifosi romanisti, uno striscione a lui dedicato che recitava un lapidario “Trotta vattene”, una stagione disastrosa per i capitolini e il ritorno in Argentina sia per il tecnico che per il pupillo. Il tutto a Gennaio, in largo anticipo rispetto alla fine della stagione dopo aver collezionato solamente 6 presenze. In Argentina la coppia Bianchi Trotta conquistò poi 4 scudetti, una Coppa Libertadores e una Coppa Intercontinentale contro il Milan nella quale il primo goal, su rigore, lo tirò proprio Trotta. Diverso il discorso per Adriano. Arrivato nella parabola discendente

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L’imperatore Adriano

della sua carriera dopo un inizio che aveva fatto pensare a lui come al miglior calciatore del mondo. Ancora oggi è il miglior marcatore in Champions della storia dell’Inter. Ma poi si perse, troppo indisciplinato, amante dell’alcool, della vita notturna e amico di personaggi ambigui delle favelas brasiliane, ingrassò e perse del tutto la sua forza. La Roma lo chiamò in un momento difficile sperando in un miracolo. Venne presentato da Rossella Sensi allo stadio Flaminio, e i tifosi romanisti, noti ottimisti, accorsero in massa per dargli il benvenuto. Il problema è che Adriano non solo non giocava più come un tempo, oramai quasi non ce la faceva neanche a correre. Una tristezza infinita, un rapido ritorno in Brasile, e un girare tra varie squadre sempre e solo per i meriti acquisiti a inizio carriera.

Al quarto posto tra i bidoni romanisti, un giocatore di caratura e di carriera indubbiamente non paragonabili a quelli di Adriano e Trotta. Il famigerato Cesar Gomez. Il giocatore che, si dice, fu comprato per errore. Un oggetto misterioso che poi tale è rimasto. Di lui si narra che un giorno a Trigoria un giorno un tifoso lo chiamò “A Gomez, viè qua che te faccio ‘n autografo”. Cesar Gomez non giocò praticamente mai, due scampoli di partita e poi l’occasione della carriera. Alla vigilia del derby la Roma perde tutti i suoi difensori centrali. Rimane lui. Cesar Gomez. Che gioca malissimo, la Roma perde 3 a 1 e lui non giocherà mai più. Non solo nella Roma. In assoluto, non giocherà mai più una partita di calcio, la sua intera carriera, che comunque era partita dalle giovanili del Real Madrid finisce quella sera del derby. Perché Gomez, comunque, ha un contratto principesco, 1 miliardo e 600 milioni (di lire) l’anno, ed è anche parecchio lungo. Se cambiasse squadra nessuno gli darebbe mai più quei soldi e quindi se li tiene. Rimane a vivere a Roma dove apre un concessionario d’auto. Ma il calcio s’è fatto rapidamente una ragione del suo addio.

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No, non è Aldo Baglio, è Fabio Junior

Non poteva assolutamente mancare tra i bidoni romanisti l’uragano, il nuovo Ronaldo, Fabio Junior. Sbarcato a Roma con grandi aspettative, la Roma per lui aveva anche speso la considerevole cifra di 30 miliardi di lire per quanto l’allenatore Zeman diceva di preferire un certo Shevchenko. Ma si sa, la tradizione brasiliana a Roma… In una stagione e mezza Fabio Junior segna comunque 4 goal, che per un bidone non sono pochi, ma non sono abbastanza per far breccia nel cuore dei tifosi. La Roma lo cede e inizia un giro del mondo che va dalla Germania a Israele, dagli Emirati al Giappone senza mai riuscire a vincere alcunché. Tranne che due coppe nel Cruzeiro, ma a inizio carriera. Un altro giocatore distrutto dal passaggio alla Roma.

Al secondo posto uno che di attese ne ha tradite a bizzeffe. Renato Portaluppi, Re-Nato secondo il celebre titolo che gli dedicò il Guerin Sportivo. Sbarcò a Roma portato da Viola. E per i tifosi era il nuovo Maradona. Arrivava un campione affermato, non una scommessa. Uno che aveva vinto la Coppa Intecontinentale con il Gremio grazie a una sua doppietta. Uno dai dribbling

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I due brasiliani Andrade e Renato

ubriacanti. Uno che nelle prime uscite in Coppa Italia segna tre goal in cinque partite, uno che alla presentazione arriva in elicottero, uno che quasi vince da solo una sfida di coppa contro il Norimberga. Uno che da quella sera poi scompare. Niente, si è bruciato in un paio di mesi. Il campione affermato, noto rubacuori, a Roma si diverte, ma in campo si vede poco e niente. Arrivato insieme al connazionale Andrade, che ha sfiorato l’ingresso in questa classifica, non riesce più a combinare nulla, finisce ai margini della squadra e quando viene chiamato in causa fa pena, si parla di sue risse negli spogliatoi con Gannini e Massaro. Il pubblico che lo aveva accolto come un Re gli volta le spalle. Renato e Andrade a fine stagione se ne vanno. Ma andranno a vincere tanti trofei in Brasile e Renato li vincerà anche come tecnico. Anzi, col suo Gremio è l’unico ad averla vinta sia da allenatore che da giocatore. Di recente, parlando di Cristiano Ronaldo, ha affermato che il portoghese ora ha la fortuna di giocare contro giocatori più deboli rispetto a quelli dei suoi tempi, e che comunque lui, Renato Portaluppi, era tecnicamente migliore. Perché a Roma era piaciuto un giocatore così “sborone”. Solo che poi alle parole i fatti visti a Roma furono miserrimi. Si è comunque vantato di recente di aver avuto più di 5000 amanti. E siam sicuri che in questo senso l’esperienza romana, per lui, non è stata tutta da buttare.

Ma chi è tra i bidoni romanisti che l’ha spuntata? Chi è riuscito ad aver la meglio su gente del calibro di Adriano, Trotta e Renato Portaluppi? Un bidone abbastanza recente. Iturbe. Del quale la Roma si è riuscita a liberare di recente. Di lui si ricorda la bidoni romanistivalanga di soldi spesi per strapparlo alla Juventus alla quale sembrava destinato, il rendimento più inversamente proporzionale rispetto all’impegno profuso mai visto in un campo da calcio, e un incredibile goal nel derby, su assist di Ibarbo che rende la cosa ancora più incredibile, che fa di lui uno di quegli eroi per caso delle stracittadine romane che vanno dai Piacentini, ai Castroman, passando per Gottardi e Balzaretti. Eppure l’inizio di Iturbe era stato promettente, come quello di Renato del resto. Ma ben presto si capì che questo folletto tutto cuore, che prendeva palla, correva, ci provava, si lanciava con tutto il cuore in avanti senza combinare poi mai nulla di nulla, non era quel campioncino ancora grezzo che i romanisti speravano d’aver trovato. Iturbe era veramente scarso. La Roma provò a darlo in prestito ma anche nelle nuove destinazioni non combinava mai nulla di buono e il suo valore cominciò a scendere inesorabilmente. La Roma non avrebbe mai potuto recuperare l’investimento fatto. Sabatini ha dichiarato di recente che Iturbe è l’errore peggiore della sua carriera. La Roma se ne è riuscita a liberare definitivamente l’estate scorsa. È stato ceduto al Club Tijuana. All’esordio si è lanciato in un contropiede solitario dopo che il portiere avversario si era lanciato in avanti per tentare la fortuna su calcio d’angolo, correndo come un ossesso per tutto il campo, salvo poi sbagliare a porta vuota. C’è tutto Iturbe in quest’immagine, la corsa, l’impegno, l’abnegazione e la mancanza degli elementi base per fare il calciatore. Il pubblico inquadrato ride. Ed è il suo pubblico, i suoi tifosi. Ma come si fa a volere male a uno così? Non è mica colpa sua, lui ce la mette tutta! Da allora non ha più giocato.

Sono rimasti fuori da questa lista, forse ingiustamente, Mido, Andrade, Dahlin, Benedetti, Frau, Abel Xavier, Tomic (il nuovo Stankovic), Servidei, Wagner (che mangiava pane e banane e non è una battuta razzista, lo faceva sul serio), Caniggia, Coutos, Tetradze, Jose Angel, Bartelt.

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Massimo Silla

Appassionato di lettura, scrittura, pittura, insomma di qualunque cosa non richieda uno sforzo fisico. Nostalgico e cialtrone ha intrapreso innumerevoli carriere,tra le quali il Babbo Natale, senza mai eccellere in nessuna