Baston Liegi, Valverde centra il tris

Alejandro Valverde è il vincitore dell’edizione numero centouno della Liegi Baston Liegi, ultima e più antica classica del nord, che chiude un trittico delle Ardenne dominato dal trentaciquenne fuoriclasse della Movistar, secondo all’Amstel Gold Race e fresco vincitore della Freccia Vallone. Nell’arrivo bagnato di Liegi dopo 253 km e 10 cotes Valverde ha preceduto in una mini volata il giovane talento francese Julian Alaphilippe della Etixx-Quick Step e Joachim Purito Rodriguez del Team Katusha che ben poco hanno potuto contro lo scatto veloce di un atleta che proprio il giorno prima ha compiuto trentacinque primavere regalandosi il terzo successo alla Liegi dopo quelli del 2006 e 2008. Vincere una classica da stra-favorito non è mai facile e i diretti avversari hanno provato invano in ogni modo a isolare la Movistar a cominciare dall’Astana che ha inserito Michele Scarponi e Tanel Kangert in una fuga che ha costretto il gruppo ad un’andatura mai rilassata per evitare rischi, per proseguire con la Katusha che ha giocato di volta in volta le varie frecce, da Caruso a Moreno, a sua disposizione per costringere gli uomini di Valverde a rintuzzare ogni allungo pericoloso, per chiudere con La Tinkoff Saxo che ha provato con la fuga sganciando Boario per poi partire con Kreuziger sulle rampe terribili della Roche aux facons.

Gara che entra nel vivo ai piedi della Redoute, cote storica e simbolo della Liegi che quest’anno più vicina all’arrivo di una decina di chilometri, con i suoi 2km al 9% medio e punte vicine al 22%, con la fuga di Scarponi, Chavez e Kangert e il gruppo a tutta dopo una serie di cadute che eliminano dal lotto dei pretendenti il vincitore dello scorso anno Simon Gerrans. Cede Kangert e il duo di testa scollina con una ventina di secondi sui big che si marcano tra di loro senza prendere nessuna iniziativa, nè approfitta Nibali, attardatosi per le conseguenze della caduta, che rientra su un gruppo di una cinquantina di unità. A prendere il timone è il team Katusha che lavora compatta per rintuzzare la fuga prima della temuta Rupe dei falchi, 1,5km al 9,4% medio con punte al 14%, che gli uomini di Purito Rodriguez affrontano ad andatura folle con Losada, Moreno e Caruso a far selezione riducendo sensibilmente il lotto dei pretendenti, ma sulla parte più dura è Roman Kreuziger ha tentare l’allungo tallonato a vista dallo stopper Caruso, quarto l’anno scorso, che fa buona guardia. Il duo di testa con una quindicina di secondi di vantaggio viene raggiunto da Jacob Fulgsang dell’Astana, che riesce a smarcarsi dal pressing di Giovanni Visconti, scollina sotto una pioggia battente mentre all’inseguimento un gruppetto con Bardet, Rui Costa e Dani Moreno cerca di chiudere il gap. Il trio di testa arriva ai piedi del Saint Nicolas, 1,2km all’8,6% medio, la famosa salita degli italiani spesso decisiva per chi ha sogni di gloria, con una manciata di secondi e la bagarre si accende con gli scatti di Nibali e Valverde che stoppano la fuga riducendo il drappello dei papabili a meno di una ventina di unità e Kwiatkowski, Galloppin, Keldermann e Gilbert sono costretti ad uscire di scena sotto i colpi di Astana e Katusha.

Il team russo ai 5 dall’arrivo inizia la partita a scacchi per far fuori Valverde con Caruso ancora in forcing e Dani Moreno pronto a partire per favorire Purito, scatto che si concretizza a un chilometro con una rasoiata secca che fa il vuoto costringendo il fuoriclasse della Movistar ad uscire allo scoperto in prima persona. Ripreso Moreno è volata a ranghi ristretti con un solo ed unico favorito: Valverde vince uno sprint senza storia frutto di una condizione eccezionale, quella di un campione che a trentacinque anni ha una consapevolezza straordinaria dei propri mezzi unita ad una tattica di gara ineccepibile, fattori che lo collocano meritatamente tra i grandi finisseur dell’ultimo decennio. Gli italiani si godono le ottime performance di Nibali e Caruso e Gasparotto, rispettivamente tredicesimo e quindicesimo e sedicesimo, e la fantastica gara di Domenico Pozzovivo ottavo, sempre nel vivo di una corsa a lui congeniale e sintomo di una condizione crescente in vista dell’imminente Giro d’Italia.

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Fabio Bandiera