Balotelli si sfoga: “Ma in Francia il razzismo è legale?”

Ieri sera è andato in scena l’ennesimo capitolo della saga Balotelli e il razzismo, una storia che purtroppo va avanti da troppi anni, sin dal momento in cui l’attaccante italiano ha calcato i campi della serie A per la prima volta. Ieri con il suo Nizza, Mario Balotelli è sceso in campo contro il Bastia per la 21esima giornata di Ligue 1. Una partita terminata 1-1, che però ha fatto parlare di sé per un altro motivo, reso pubblico questa mattina dallo stesso Balotelli tramite il proprio profilo Instagram. Un attacco diretto ai tifosi del Bastia, da parte dell’attaccante del Nizza, colpevoli di presunti cori razzisti nei suoi confronti. Come spesso capita con SuperMario, i toni e le parole usate sono chiare e dirette, forse giuste. Sicuramente, di quelle che potrebbero avere ripercussioni non da poco, soprattutto per il club Corso: “Ieri il risultato contro il Bastia è stato giusto, lavoreremo di più per raggiungere i nostri obiettivi. Anche l’arbitro è andato bene. Io però ho una domanda per i francesi: è normale che i tifosi del Bastia abbiano fatto i versi della scimmia e “uh uh” per tutta la partita e che nessuno della commissione disciplinare dica nulla? È dunque legale il razzismo in Francia? O solo a Bastia? Il calcio è uno sport fantastico, ma le persone come i tifosi del Bastia lo rendono orribile! Vergogna davvero!”.

Un rapporto quello tra Balotelli e le curve di molti stadi sempre molto difficile. Se in Inghilterra non aveva mai avuto problemi di questo genere, con i tabloid inglesi molto più occupati a parlare della sua vita privata, in Italia il razzismo nei confronti di Balotelli è stato argomento di discussione per molti anni. Una novità però in Francia, soprattutto dopo il “cambio” di atteggiamento dell’attaccante. Negli ultimi sei mesi a Nizza aveva fatto parlare di sé solo per quanto dimostrato in campo. Ieri a Bastia invece si è assistito all’ennesima prova di quel tifo becero che da anni si cerca di estirpare dagli stadi. Una ripetizione divenuta ormai inammissibile. Perché bisogna aver chiaro un punto, molto spesso dibattuto quando si parla di questo argomento: utilizzare il colore della pelle per contestare un avversario, non è tollerabile, è razzismo. Anche se da più parti si cerca di difendere la teoria del “non è razzismo, è solo danneggiare il giocatore in campo con l’insulto che gli fa più male”. Un discorso tanto assurdo quanto difeso da molti, soprattutto quando il protagonista è Balotelli. Forse non usciremo mai da questa antitesi teorica su cosa è razzismo e cosa è libertà di contestazione per un avversario. Soprattutto perché quando il protagonista è Balotelli, tutto viene enfatizzato e ingigantito, creando questa spaccatura tra i due filoni di pensiero. Razzismo? Semplici insulti? Forse non avremo mai la prova di ciò che è realmente successo a Bastia. Certamente però Balotelli non può aver inventato tutto. Perché avrebbe dovuto? A che pro? Chiaramente nessuno, quindi qualcosa sugli spalti in Corsica deve essere successo. Per ora non giudichiamo, rimane il fatto che sarebbe stato meglio parlare del pareggio esterno del Nizza e della scarsa vena realizzativa dell’attaccante piuttosto che di razzismo.

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Marco Juric

si avvicina al calcio giocato, e alla Roma, grazie alla chioma fluente di Giovanni Cervone. Non contento, pur rimanendo folgorato dalla prima autobiografia di Roy Keane, non si innamora del Manchester United, ma del Nottingham Forest. Dopo i primi trent’anni di osservazione partecipante, ha quindi deciso di passare gli altri trenta che gli rimangono a scriverne.