Azarenka ultima vittima di Serena

Nel tennis maschile verranno ricordati diversi nomi perché il trono dopo il declino di Roger è stato a più riprese condiviso, usurpato e rivendicato, ma lei quello femminile non l’ha spartito con nessuna. E poi diciamolo: è colpa sua se non ci sono atlete all’altezza?

Vika ha lottato, ha fatto del suo meglio e lo ha fatto bene, ma non è stato abbastanza. Se pensiamo che Serena nelle prime sei partite del torneo aveva lasciato solo tredici  giochi e che la Azarenka era arrivata alla finale con non certo giocando il suo miglior tennnis, era difficile pensare ad un esito diverso. Ma la bielorussa era stata l’unica giocatrice della Wta che aveva rischiato di vincere qui nel 2012 ed è stata l’ultima a eliminare la Williams da un torneo in questo 2013.{ads1}. Era partita bene Vika, aveva preso applausi dal pubblico e dalla rivale per i bei colpi mostrati, ma sul 5 pari del primo set è subentrata l’implacabile sete di vittoria della Wiiliams che si è tradotta subito subito in break. Sembrava fatta, tanto che Serena aveva brekkato nuovamente ad avvio del secondo set. E’ qui il bello della partita di Vika. Non ha mollato anzi ha dato tutto ed è arrivata a giocarsi il set al tie-break. Fa di più, complice qualche distrazione di troppo di Serena, Azarenka porta a casa il set e si torna in parità. Il terzo e decisivo è tutto nella lingua della pluricampionessa, forse la Azarenka paga lo sforzo mentale e Serena memore degli sbagli fatti con leggerezza sceglie di rimanere concentrata. Quella concentrazione che le ha portato 17 slam in carriera, quella concentrazione che le ha regalato la vittoria nella finale più lunga del torneo americano (2 ore e 45 minuti), quella concentrazione che l’ha fatta esultare a 32 anni suonati proprio sui campi di casa. Brava Vika, ma la regina è troppo attenta e ancora non ha intenzione di abdicare.

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Daniela Lazzari

Giornalista per sport’ nel senso letterale, ma anche metaforico del termine… Da diversi anni si aggira nei meandri della redazione per infastidire colleghi e mettere a disagio i lettori. Ci sta riuscendo alla grande. Questo la spinge a proseguire e a perseverare con devozione nel suo lavoro. Interessi? Tanti. Se fai molte cose, si sa, finisci per farne bene poche. Forse blaterare on line di sport e tutto il resto è una di quelle poche. Difetti? Troppi. Pregi? Non troppi. Diceva il buon vecchio Einstein : “Ci sono due modi di vivere la vita. Uno è pensare che niente è un miracolo. L'altro è pensare che ogni cosa è un miracolo”. Il fatto che stiate ancora leggendo queste righe ha un ‘non so che’ di miracoloso…

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