Azarenka rinasce in California

Ritrovare fiducia, risultati, sentire nuovamente il proprio gioco non è semplice se per tanto tempo sei stato condizionato da un problema fisico. Azarenka aveva comandato la classifica, vinto due Australian Open, era stata l’unica a competere con Serena Williams.

L’infiammazione al piede che l’ha colpita in avvio 2014 ne ha limitato il rendimento, l’ha costretta ad un lungo stop, l’ha fatta precipitare in classifica, solo a sprazzi si è rivista la giocatrice solida ed aggressiva dei giorni migliori. Ad Indian Wells ha superato in tre set Stosur negli ottavi, dato un doppio bagel alla Rybarikova nei quarti. In semifinale con Pliskova ha rimontato da 3-5 nel primo, ha dominato il tie break, lasciato la seconda frazione, ma controllato la terza.

Mentre la parte bassa del tabellone è stata ricca di sorprese, in quella alta i pronostici sono stati rispettati. Williams è arrivata in semi senza perdere un set. Con Radwanska è partita piano, la polacca ha avuto due volte la possibilità di andare sopra di un doppio break, ma ha chiuso 6-4 7-6. Non sarà mai un torneo come gli altri per lei, è tornata a giocarlo nel 2015 a distanza di 14 anni dalle polemiche scaturite dal ritiro di Venus dal derby Williams in semifinale. Nella finale il pubblico fischiò Serena ed i suoi provocandone il lungo boicottaggio.

Neanche quest’anno è riuscita a chiudere il cerchio. Azarenka ha avuto il merito di guadagnarsi un early break in entrambe le frazioni, difendendolo strenuamente. Nel primo, Serena ha fallito 5 palle break, altre 4 sono state salvate dalla bielorussa sull’1a 0 del secondo. Vika è salita 5-1, ha avuto un brivido quando la Williams si è riportata 4-5 guadagnandosi altre due palle break. Coraggio di Vika, errori di Serena ed è stato 6-4. Non una finale spettacolare, Azarenka se l’è aggiudicata perchè ha saputo far muovere l’avversaria, ha giocato con attenzione i punti importanti, il suo 86% sulla prima di servizio lo dimostra, anche se i numerosi errori in risposta di Serena spiegano meglio tale dato. Vika è ora n.8, ma ha i mezzi per tornare ad essere la rivale della Williams, considerati i difetti di Kvitova, la mancanza di potenza di Radwanska e la sindrome da sophomore year di Muguruza.

Reduce dai problemi di congiuntivite Djokovic ha iniziato male il suo torneo, perso il primo set con Fratangelo, faticato con Kohlshreiber. La partita in quarti con Tsonga è stata piacevole per merito del francese, che ha battagliato in due tie break perduti. Il caldo ha condizionato il weekend, il primo durissimo set della semifinale con Nadal ha ricordato, per la strenua lotta e la monotonia degli scambi le partite che giocavano quando erano allo stesso livello. Confortante il torneo di Rafa in vista della terra. Graziato in ottavi da Zverev, che aveva avuto match point, ha approfittato in quarti del black out di Nishikori. Nella prima frazione con Nole, lo spagnolo è andato sopra di un break, ha avuto set point sul 5-4, rimontato da 2-5 nel tie break, ma ha mollato nel secondo. Anche per il maschile la parte bassa è stata piena di sorprese. Murray ha perduto da DelBonis, Wawrinka ceduto a Goffin in un match sinusoidale. Il tennis piacevole del belga l’ha portato in semifinale, ma lì è stato fermato da Raonic. Il canadese autorizzava speranze per una valida finale, Djokovic si è invece imposto 6-2 6-0. Non è chiaro se Raonic fosse limitato da un problema fisico, serviva troppo piano per stare bene, ma al di là del divario tecnico, è stato reso ancora una volta evidente la superiorità che materiali, superfici e palline danno nel tennis moderno alla risposta nei confronti del servizio.

Mercoledì inizia Miami e ci sarà anche Federer, al rientro dopo l’operazione al menisco di febbraio.

Indian Wells si conferma il Mille meglio organizzato e con maggiore presenza di pubblico. Il CEO Raymond Moore ha però fatto una pessima figura rispondendo in questo modo ad una domanda dell’inviato del sito italiano Ubitennis: “Se dovessi rinascere vorrei avere un qualche ruolo nella WTA. Viaggiano nella scia del tennis maschile, non prendono alcuna decisione e sono fortunati. Molto fortunati. Se fossi una giocatrice mi inginocchierei ogni sera e ringrazierei Dio che Roger Federer e Rafa Nadal sono venuti al mondo, perché hanno letteralmente trascinato questo sport. Il testimone verrà poi passato a Djokovic e Murray e qualche altro giocatore”

Reazioni indignate di Williams ed Azarenka, mentre Djokovic ha fatto capire come Moore abbia sbagliato i modi ma centrato il punto. Può aver ragione, ma se continua a dominare l’ATP in questo modo ci costringerà a cambiare idea.

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michele sarno