Avete la stoffa per diventare un giocatore di poker professionista? Scopritelo rispondendo a sei semplici domande

Non credo di raccontare fandonie se affermo che chiunque abbia vinto dei soldi giocando a poker, anche se solo in situazioni occasionali, abbia fantasticato su come sarebbe diventare un giocatore di poker professionista. Abbandonare il proprio lavoro e dedicarsi esclusivamente al gioco può sembrare un modo ideale per guadagnarsi da vivere, ma prima di fare il grande passo e di lasciare una rendita sicura per una assolutamente aleatoria è bene che rispondiate con sincerità alle domande seguenti.

1) Quanto siete “skillati” (abili nel gioco)? E’ la domanda più ovvia a cui rispondere, ma nel farlo dovrete ricordarvi di considerare il lungo periodo: tre mesi vincenti consecutivi non devono convincervi a mollare tutto per dedicarvi esclusivamente al poker. Un campione più o meno attendibile di mani ( per i giocatori online) dovrebbe essere di almeno 100.000 mani giocate al limite a cui volete giocare. Non sempre però la statistica basta per avere certezze sul vostro futuro pokeristico, è un qualcosa che dovete sentirvi dentro.

2) Vincete abbastanza soldi? Come per ogni tipo di carriera, vorrete conoscere la vostra aspettativa di guadagno. Se conoscete il vostro tasso di vincita nel lungo termine, vi basterà fare un semplice calcolo per sapere la vostra “paga oraria” : dovrete moltiplicare il vostro tasso di vincita orario per il numero di ore che intendete lavorare. Dovrete essere realistici su questo punto, non potrete considerare di lavorare 10 ore al giorno, 7 giorni su 7, per tutta la vita. Se i soldi saranno sufficienti dipenderà dalle vostre aspettative e da quanto potreste guadagnare facendo altro. Importante: non rischiate di guadagnare meno solo perché vi affascina l’idea di giocare a poker piuttosto che quella di fare un altro lavoro con un’ottima paga. Altro punto fondamentale da considerare è che il PPP (Professional Poker Player) non ha né la malattia né le ferie pagate. Se un giorno vi gira la testa e non riuscite a lavorare , questo andrà ad intaccare i vostri guadagni.

3) Avete un bankroll sufficiente? Il Bankroll è costituito dai soldi che utilizzate per giocare a poker, ma che, nel caso di un giocatore professionista, servirà anche per il vostro sostentamento. Per quanto riguarda il Cash Game dovrete avere un minimo di 50 buy-in. Per buy-in si intende il massimo con cui potete sedervi al tavolo in cui giocate. Nei tornei multitavolo avrete bisogno di almeno 120-130 buy-in, nei “sit and go” ne basteranno anche solo 80. Maggiore è il vostro bankroll, minori saranno le pressioni di dover guadagnare soldi ogni mese.

4) Avete un piano e la disciplina per seguirlo? Se intendete diventare un PPP dovrete avere un piano valido sia a livello quotidiano che a lungo termine. Quanti giorni alla settimana giocherete? Quante ore al giorno? Quanti giorni di vacanza all’anno vi prenderete? Quanto tempo dedicherete allo studio del gioco? Sono tutte domande che un giocatore di successo dovrebbe porsi fin da subito. In questo tipo di carriera siete voi il vostro capo, il che comporta libertà , ma anche responsabilità. Se suona la sveglia, ma non ne volete sapere di alzarvi, potrete farlo. Se vi annoiate a metà sessione e vorrete uscire per fare una passeggiata, nessuno ve lo vieterà. Ma tutto questo vi si ritorcerà contro quando, alla fine del mese, non avrete giocato abbastanza ore e farete fatica a far quadrare i conti.

5) Come reagite emotivamente ad un periodo negativo? Sfatiamo il mito dei “giocatori invincibili”, chiunque ha dei periodi di “bad run” (letteralmente “correre male”) in cui, nonostante il gioco sia impeccabile, si finisce sistematicamente per regalare soldi agli avversari. Quando vi capita di imbattervi in questo periodo nero cosa fate? Continuate a giocare al meglio malgrado la sfortuna , oppure perdete sicurezza e andate in tilt? Se avete questo tipo di problemi, allora forse il poker professionale non fa per voi. Il punto è che se lo fate per lavoro, il poker non è più un gioco in quanto tale, ma è il vostro mezzo di sussistenza. La qualità della vita sarà direttamente legata al successo al tavolo , al punto che, se un professionista non vince denaro per un periodo molto lungo, non potrà permettersi neppure le cose essenziali. Rabbia, depressione e frustrazione sono nemici familiari per un giocatore in un periodo negativo. Idealmente, vorreste trovarvi nella situazione di permettervi di non guadagnare niente per mesi ed essere in grado comunque di pagare i conti e vivere con lo stesso stile di vita che avete nei mesi positivi. Come riuscirci dipende da voi. Il modo più ovvio è di avere da parte l’equivalente di alcune mensilità prima di iniziare.

6) Avete un piano di riserva? Questa è forse la domanda più importante di tutte. Semplicemente, dovrete sapere che cosa fare se il poker professionale non farà per voi. Potreste tenervi aperte delle porte nella vostra attuale carriera in modo da poter riprendere da dove avete lasciato. O magari mentre giocate potreste studiarvi un’altra professione, a cui dedicarvi se col poker non dovesse funzionare. Se siete ancora all’università, pensate in primis alla laurea e poi al poker. Il gioco sarà ancora lì quando finirete e la vostra laurea sarà una buona garanzia a cui ricorrere.

Se state considerando seriamente di diventare un PPP, assicuratevi di poter rispondere in modo soddisfacente a tutte le domande di cui sopra e parlate con tutti coloro che potrebbero subire le conseguenze della vostra decisione. Se alla fine deciderete di tentare, vi auguriamo buona fortuna, anzi

GOOD LUCK GOOD PLAYERS!

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Marco Fabio Ceccatelli

Classe '85, shark dei tavoli da poker e delle tavole imbandite, scrivo per dare libero sfogo ad una follia neanche troppo latente. "Se perseverare nel gioco è diabolico, potete chiamarmi Belzebù".