Atletica, si gonfia la vicenda Whereabouts

C’è poco da stare sereni, la cosiddetta vicenda “Whereabouts” sta coinvolgendo tutto il mondo sportivo dell’atletica leggera. Secondo le ultime notizie sono stati colpiti dalla procura di Bolzano ben trentotto atleti della Fidal.

La situazione inizia a diventare preoccupante per l’atletica italiana. Il caso Schwazer ha fatto venire a galla moltissimi atleti che in questo periodo non hanno notificato le loro posizioni per i test antidoping. Tutto questo accade ad otto anni dalle possibili Olimpiadi di Roma del 2024. Secondo la procura di Bolzano tra il primo semestre 2011 e il secondo trimestre 2012 ci sono stati ben 38 atleti italiani che hanno trasgredito il regolamento internazionale e dovrebbero essere squalificati. In questa lista ci sono nomi molto pesanti: da Simone Collo con cinque notifiche saltate a Roberto Donati con addirittura sette mancate notifiche.

Però gli avvenimenti sono molto più complicati di quanto si possa pensare. Secondo il regolamento della WADA (agenzia mondiale antidoping), ogni atleta è obbligato a compilare un questionario trimestrale, dove deve essere indicata ogni giorno la reperibilità per i controlli antidoping. Questo questionario può essere modificato, ma chi dovesse saltare tre controlli in diciotto mesi può essere squalificato. Però dobbiamo essere abbastanza chiari: chi salta questi controlli non significa per forza aver assunto sostante irregolari o dopanti.

Vista l’evolversi della situazione, la FIDAL già dal 2014 decise di cambiare il regolamento per poter dare una svolta alle abitudini altamente antisportive di tutti gli iscritti. Infatti la federazione bloccherà i finanziamenti a tutti coloro che dovessero saltare due controlli antidoping. Questo inasprimento del regolamento è servito per bloccare già dal nascere l’indifferenza nel rispetto delle regole da parte degli atleti, che con le stagioni hanno trasformato l’atletica in uno sport legato a situazione spiacevoli.

Però al di là dei vari avvenimenti dei singoli, la Fidal ha deciso fin da subito di rialzarsi in piedi e combattere questo mal costume degli atleti. Un segnale molto importante al mondo dello sport, che in un periodo di profonda crisi, sia per quanto riguardano i risultati che per il pubblico pagante diventato con gli anni sempre meno. Per una delle prime volte nella sua storia l’Italia ha deciso di dare un significato importante alla parola “sport”, costringendo gli atleti a non oltrepassare il limite dell’antisportività.

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Daniele Giacinti